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Il sessismo di Lady Gaga vende

Interscope

Mary Rose Somarriba - pubblicato il 03/01/14

Da quando è accettabile che una pop star sostenga pubblicamente lo stupro nelle sue canzoni?

Da quando è lecito che una pop star sostenga pubblicamente lo stupro nelle sue canzoni? La risposta, sembra, è quando questo fatto appare grottescamente vicino allo stile di vita festaiolo ormai popolare. Ma dovremmo andarci cauti.

La questione dura da un po’. Ne è un esempio l’orecchiabile “Blurred Lines” di Robin Thicke, che dice ad esempio rivolgendosi alle donne “sai che lo vuoi”. Forse è ancora più allarmante quando le artiste partecipano al messaggio sessista per cui le donne sarebbero oggetti per il piacere maschile.

Sembra che nessuno abbia fatto caso a quando Katy Perry ha cantato nel suo grande successo “E.T.” “Prendimi, prendimi / Voglio essere una vittima / Pronta per il rapimento”, o quando nella stessa canzone l’ospite Kanye West ha cantato “Imma spogliati / Poi Imma esplorati / Vedi che ti ho rapito / Ti dirò cosa fare / Ti dico cosa fare”.

Era solo una strana canzone fantascientifica sugli alieni, giusto? Oppure… potrebbe essere una tendenza delle artiste pop che verificano come le parole misogine provochino sia shock che profitto.

Prendete Lady Gaga, ad esempio. Anche se non sono sempre una fan dei suoi video, penso che i suoi testi siano tra i più comici e brillanti tra quelli degli artisti pop di oggi. Ascoltate solo la sua parodia degli eventi della vita reale in “Telephone”, o notate il suo riferimento ironico alle lampade che indicano quando si deve applaudire in “Applause” (Spegnete le luci!).

Ma questo finché non ho ascoltato la sua recente hit che passa ora su tutte le stazioni radio, “Do what you want”. Nella canzone compaiono un ritornello ripetitivo in modo nauseante che dice “Fai ciò che vuoi, fai ciò che vuoi con il mio corpo” e un duetto con R. Kelly.

R. Kelly, davvero? Ospitare R. Kelly, colpevole di reati sessuali, in una canzone in cui la voce femminile continua a ripetere “fai ciò che vuoi con il mio corpo” – seguita dalla replica maschile farò “ciò che voglio / ciò che voglio con il tuo corpo” – è un puro sostegno allo stupro. È come se Britney Spears collaborasse con Chris Brown, colpevole di abusi domestici, per un duetto remix della sua canzone “Hit Me Baby One More Time”.

Il messaggio è chiaro: è sexy per le ragazze essere trattate come oggetti. Dimenticate ciò che vogliono le donne per il loro corpo; tutto ciò che conta è quello che vuole l’uomo. Che tipo di messaggio pensate che si mandi alle vittime di incontri che si concludono con uno stupro? Il ritmo orecchiabile della canzone lo rende meno disgustoso? Io direi il contrario. Instilla il messaggio nella colonna sonora di club e feste dove probabilmente verrà messo in atto.

Mi sembra che Lady Gaga stia raggiungendo il limite cantando testi razzisti in modo impertinente, o testi che incoraggiano l’abuso di gay. Come lo concilia con la sua campagna antibullismo – ha sentito parlare del caso di Steubenville? Com’è possibile che questa idea non si stata eliminata fin dall’inizio?

È perché l’uguaglianza delle donne è una questione conclusa? Forse perché l’abuso di donne è una cosa talmente del passato che possiamo farci un motivetto sopra? L’irresponsabile canzone sessista di Lady Gaga dovrebbe essere uno scandalo, per cui non prendiamoci in giro: il sessismo va bene per Lady Gaga perché vende. Ma almeno io mi rifiuto di comprarlo.

Mary Rose Somarriba, Culture Editor, Verily Magazine

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Articolo ripubblicato grazie all’autorizzazione di Verily Magazine

Tags:
lady gagamusica
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