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I femminismi di fronte al gender

JEWEL SAMAD

Eugenia Rocella - Scienza&Vita - pubblicato il 01/01/14

Il pensiero della differenza

Poi, però, nascono e si diffondono, soprattutto in Francia e in Italia, le teorie della differenza, e le cose si rovesciano. L’idea che, cancellando la specificità del ruolo procreativo della donna, si cancelli automaticamente la sua inferiorità sociale appare una semplificazione autolesionista. Dare la vita è il potere femminile per eccellenza, che gli uomini hanno sempre cercato di controllare simbolicamente e socialmente.

Il materno è la patria femminile, il luogo di costruzione e riconoscimento della soggettività, è il legame verticale con le altre donne: "per la sua esistenza libera una donna ha bisogno, simbolicamente, della potenza materna, così come ne ha avuto bisogno materialmente per venire al mondo", scrive Luisa Muraro nell’Ordine simbolico della madre. Per le femministe della differenza, è sul piano dell’ordine simbolico (e quindi del linguaggio), sul piano del senso, che ha agito e agisce la sopraffazione sulle donne. È lì che si rivela e si realizza il tentativo di annullare la differenza sessuale, annegandola in un’umanità indifferenziata.

Questa impostazione mette in crisi i concetti di parità ed eguaglianza diffusi dal femminismo emancipazionista. Nella prima fase del neofemminismo, si combatteva con forza l’idea di una naturale vocazione femminile al ruolo domestico e materno. La diffidenza era comprensibile: l’accento posto sulla differenza biologica aveva storicamente inchiodato la donna a una diversità intesa come inferiorità ed esclusione, impedendole l’accesso allo spazio pubblico. Il movimento delle donne puntava quindi a sganciare la maternità dal destino biologico, e a ridefinirla come libera scelta.

Questa posizione ha sempre lasciato irrisolta la contraddizione tra valorizzazione della specificità, e quindi della maternità e dei saperi femminili, e omologazione al modello maschile. È proprio dalla critica all’apparente neutralità dell’umano, che maschera un modello maschile spacciato come universalmente valido, che è nata la tendenza a riappropriarsi del concetto di differenza, caricandolo di nuovi valori.

L’esperienza fondamentale dell’essere donna, per il femminismo della differenza, è quella di nascere con un corpo sessu
ato, e la capacità di procreare ne è il cuore. Se l’esperienza non è neutra, ma sessuata, anche la conoscenza lo è. In questa chiave conoscitiva, la maternità non è solo una potenzialità straordinaria, ma un serbatoio di forza a cui attingere per costruire una soggettività autonoma. Comincia a diffondersi la terminologia del genere (differenza di genere, ottica di genere, identità di genere) come espressione di una differenza che travalica quella puramente biologica, e investe la donna come soggetto della conoscenza.

Il femminismo della differenza, però, per quanto sposti il problema della costruzione dell’identità femminile sul piano, squisitamente culturale, dell’elaborazione di simboli e significati, rimane fortemente ancorato al corpo, tanto da essere accusato di essenzialismo.

Le teorie del "gender"

Si tratta di un’accusa tutta maturata all’interno del pensiero postmoderno, decostruzionista e relativista, che nega recisamente la possibilità di una "essenza" femminile immutabile. Non esiste un’unica differenza sessuale (quella maschio/femmina), ma tante differenze, legate all’orientamento sessuale, alla razza, alla cultura, alla condizione sociale.

Da questi presupposti si sviluppa il vero e proprio pensiero "gender", che si allarga fino a destituire totalmente di significato la dualità maschio/femmina, operando una separazione sempre più netta tra la differenza sessuale biologica e la costruzione dell’identità, sociale e psicologica.

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Tags:
femminismoideologia gender

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