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La ripresa nel 2014 arriva solo se si riduce la disoccupazione

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia Team - pubblicato il 31/12/13

Gli imprenditori cristiani chiedono più tagli alla spesa pubblica e sostegni alle imprese. Intanto l'Istat certifica un'occupazione ai minimi e una povertà al top. Indigenti raddoppiati dal 2005 ad oggi

Il 2014 dovrebbe essere l’anno della ripresa per l’Italia. Il governo punta a una crescita dell’1% ma secondo la maggior parte degli economisti il Prodotto interno lordo non crescerà più dello 0,7% e il timore è che a questo non corrisponda una ripresa dell’occupazione. Il 2013 è stato un nuovo anno orribile. Il Pil è calato dell’1,8%, la disoccupazione ha raggiunto il 12,5%. Il governo per il 2014 ha previsto la decontribuzione per chi assume un giovane, il taglio del cuneo fiscale e incentivi alla ripresa.

Ma le aziende chiedono che si intervenga con maggiore decisione sulla spesa pubblica. Manlio D’Agostino, vicepresidente dell’Unione Imprenditori e Dirigenti Cristiani spiega a Radio Vaticana: “Noi abbiamo un tesoro che dobbiamo riuscire a valorizzare, che è la piccola e media impresa. Purtroppo, molto spesso si è parlato di privilegi, di casta, di politica e non si è fatto caso al fatto che la riduzione della spesa pubblica non è un togliere a qualcuno, ma un riequilibrare un sistema che in questo momento penalizza chi produce e chi ha una funzione sociale essenziale e importantissima". (Radio Vaticana, 31 dicembre)

A proposito di funzione sociale, la categoria dei giovani è quella che soffre di più secondo il rapporto sulla coesione Istat. I senza lavoro sono ormai il 35%, ben il 14% in più rispetto all’inizio di questa lunga crisi nel 2008. I disoccupati abbondano anche tra gli stranieri in Italia, ben il 14% anche questo dato è in crescita rispetto all’immediato passato. Stranamente gli inoccupati stranieri sono di più al nord e sono più donne. (Italia Oggi, 30 dicembre).

Nel 2012 636mila disoccupati in più rispetto all’anno precedente, i posti fissi sono scesi dell’ 1,3% nel 2013. Infine i pensionati: la metà di essi vive con meno di 1000 euro al mese, solo il 15,1% ha una pensione superiore a 2000 euro.

Un altro dato correlato a quelli precedenti e che deve far riflettere è l’andamento dei salari. Secondo l’istituto di statistica la retribuzione mensile netta media degli italiani è pari a 1304 euro, che scendono a 964 per gli stranieri che perdono 18 euro nel confronto col 2011 mentre noi ne acquistiamo ben 4. Gli uomini guadagnano in media circa 300 euro al mese di più delle mogli e tale divario cresce se i protagonisti sono stranieri. (Il Sussidiario.net, 30 dicembre)

I problemi dell’occupazione si riversano sui dati relativi alla povertà delle famiglie. In quanto alla riduzione del benessere, nel 2012 sono venute a trovarsi in stato di povertà relativa il 12,7% delle famiglie residenti in Italia, con un aumento rispetto al 2011 dell’1,6%. Sono i valori più elevati dal 1997, primo anno in cui si iniziò a fare questo calcolo. La povertà assoluta colpisce invece il 6,8% dei nuclei familiari e l’8% degli individui. Prendendo come riferimento il 2005 gli indigenti assoluti sono raddoppiati. In particolare nelle regioni del Nord sono quasi triplicati, passando dal 2,5% al 6,4%.

E anche per il cenone di Capodanno, sostiene un’analisi della Coldiretti, gli italiani spenderanno molto in meno rispetto agli altri anni: in media 66 euro. Il 68% lo passerà a casa, divisi tra chi preferisce organizzare nella propria abitazione (28%) e chi è stato invitato da amici o parenti (40%). (Avvenire, 30 dicembre)

Tags:
crisi economicalavoro
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