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Mons. Nunzio Galantino nuovo segretario generale della Cei

© DR
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Un mandato ad interim in vista dei cambiamenti da apportare all’organismo di coordinamento dei vescovi italiani

“Per una missione importante nella Chiesa italiana ho bisogno che mons. Galantino venga a Roma almeno per un periodo. So quanto voi amate il vostro vescovo e so che non vi farà piacere che vi venga tolto e vi capisco”. Papa Francesco ha scritto personalmente ai fedeli della diocesi di Cassano allo Jonio per chiedere il “permesso” di sottrarre loro per un po' di tempo il vescovo, mons. Nunzio Galantino, che ha nominato segretario generale della Conferenza episcopale italiana.

Mons. Nunzio Galantino è stato nominato segretario generale della Conferenza episcopale italiana ad interim non è specificato quanto durerà il suo mandato, probabilmente è legato alla revisione degli statuti della Cei – e continuerà a seguire la diocesi di Cassano allo Jonio. Lo stesso Bergoglio ha specificato nella lettera ai fedeli di aver chiesto a mons. Galantino che “almeno per un certo tempo, pur stando a Roma, viaggi regolarmente alcuni giorni per continuare ad accompagnarvi nel cammino di fede”.

Galantino succede a mons. Mariano Crociata, che al termine del suo mandato è stato nominato qualche settimana fa vescovo di Latina. “La nomina del Segretario Generale ad interim della Conferenza Episcopale Italiana – ha affermato il presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco che nel 2012 ha consacrato Galantino vescovo di Cassano – è un segno ulteriore dell’attenzione e della cura del Santo Padre per la Chiesa che è in Italia”. “Conosco personalmente il nuovo Segretario Generale – ha aggiunto Bagnasco – per la sua lunga esperienza in qualità di responsabile del Servizio Nazionale per gli studi superiori di teologia e di scienze religiose della Conferenza Episcopale Italiana e, prima ancora, per la sua intensa attività accademica e il generoso impegno di pastore, sempre presente sulle frontiere dell’educazione e del riscatto sociale”. “Sono certo – ha concluso il presidente dei vescovi – che darà un contributo qualificato al servizio dei vescovi italiani nel quotidiano impegno per l'evangelizzazione”.
  

Il nuovo segretario della Cei, pugliese di Cerignola, ha studiato nel Seminario regionale di Benevento, si è laureato in filosofia all’Università di Bari con una tesi su “L'antropologia di Bonhoeffer come premessa al suo impegno politico”, e nel 1981 ha ottenuto il dottorato in Teologia dogmatica. È sacerdote dal 1972 per la diocesi di Cerignola. Ha insegnato in seminario, dal 1977 al 2011 è stato parroco e vicario episcopale per la cultura e la formazione permanente. Ha insegnato Antropologia e nel 2004 è diventato responsabile del Servizio nazionale per gli Studi Superiori di Teologia e di Scienze Religiose della Cei. È stato un promotore della conoscenza del pensiero di Antonio Rosmini.   

Quella di oggi è la prima nomina in ambito Cei fatta personalmente dal nuovo Papa. Lo scorso maggio, parlando ai vescovi italiani, Francesco aveva indicato anche alla Chiesa del Paese di cui è primate quella «conversione pastorale» che rappresenta una delle linee guida del suo pontificato (Vatican Insider 30 dicembre).  E ancora: “Bergoglio ha fatto chiaramente capire che ritiene eccessivo il numero delle diocesi italiane, invitando dunque gli uffici ad una revisione della geografia ecclesiale. Bergoglio ritiene possibile che anche la Conferenza episcopale italiane, come tutti gli altri episcopati del mondo, elegga il suo presidente, anziché assistere alla nomina da parte del Papa, primate d'Italia. Inoltre vedrebbe di buon occhio che la casella di segretario venga ricoperta non già da un vescovo, come è sempre stato sinora, ma da un semplice sacerdote. Tutti cambiamenti che, però, presuppongono una modifica degli statuti Cei che va prima elaborata (le riflessioni sarebbero già avviate e dovrebbero intensificarsi da gennaio) e poi approvata, all'assemblea di maggio” (Il Messaggero.it 30 dicembre).            

Dai primi commenti (Il Messaggero.it 30 dicembre) Galantino è considerato un outsider, “un nome nuovo, che non circolava nei capannelli del totonomine nei mesi scorsi. Viene descritto come un vescovo semplice e dialogante, in sintonia con lo spirito francescano di Bergoglio. Si è sempre fatto chiamare don Nunzio da tutti, mandando in soffitta i titoli altisonanti, 'eccellenza reverendissima'. Nel 2012 quando ha fatto ingresso nella diocesi ha rivolto un discorso incentrato sul dialogo tra le parti sociali: 'il nostro futuro si gioca più nelle relazioni che non nella contrapposizione'. Un principio che gli sarà utile anche nei mesi che verranno, mesi cruciali per la definizione dei cambiamenti strutturali che il Papa vorrebbe fossero fatti alla Cei, primo tra tutti l'elezione diretta del presidente”.

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