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Padre Lombardi: il Papa ha messo la Chiesa in movimento

Emanuela DE MEO/CPP/CIRIC

Alessandro Gisotti - Radio Vaticana - pubblicato il 27/12/13

Intervista di Radio Vaticana al direttore della Sala Stampa, padre Federico Lombardi per un bilancio a quasi un anno dall'inizio del pontificato

La rinuncia di Benedetto XVI, l’elezione di Papa Francesco. Il 2013 è stato un anno davvero straordinario per la vita della Chiesa. Per un bilancio, a partire proprio dal gesto profetico di Papa Benedetto, una intervista a padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana e di Radio Vaticana.

R – E’ una scelta che ha segnato quest’anno e continuerà a segnare anche le prossime epoche della Chiesa. Io penso, infatti, che avrà sue conseguenze per quanto riguarda i prossimi Pontificati. E’ un’apertura di una strada, diciamo di una possibilità, che, come diceva bene Benedetto, proprio nella sua motivazione alla rinuncia, è connessa anche ai tempi che noi stiamo vivendo. Non tanto, quindi, ad una sua semplice situazione personale, quanto alla collocazione nei tempi con l’accelerazione, l’accumulo dei problemi che pongono. E questo è stato visto dal Papa con grande lucidità e con grande umiltà, proprio per dare la possibilità di una guida, che lui ha definito di rinnovato vigore, alla Chiesa. Cosa che effettivamente è avvenuta ed è avvenuta in un modo impressionate e inaspettato.

D. – Papa Francesco è diventato in pochissimo tempo una figura familiare, a livello mondiale e, cosa che colpisce, non solo tra i cristiani. E’ possibile fare un bilancio o per lo meno trovare una chiave di lettura per questi suoi primi nove mesi di Pontificato?
R. – Certamente la rispondenza dei gesti e delle parole di Papa Francesco nel mondo di oggi è assolutamente impressionante. Io penso che abbia risposto ad un’attesa profonda permanente dell’umanità intera, che è quella del bisogno, del desiderio dell’amore dell’umanità, del perdono, di un rapporto sincero, vicino che sia di conforto e di incoraggiamento. Quindi, qualcosa che ha toccato le corde più profonde della sensibilità e della personalità umana in generale, perché questo ha operato veramente in tutti i continenti, in tutti i Paesi, in tutte le situazioni diverse di vita degli uomini e delle donne del nostro tempo. Io credo che la lettura più semplice sia anche la più vera, cioè avere concentrato l’annuncio sull’amore di Dio, sulla sua misericordia, sulla sua vicinanza a tutti, sul suo desiderio di bene e di salvezza per tutte le sue creature. E’ qualcosa che è stato capito ed è stato anche capito per l’efficacia dei gesti e delle parole semplici con cui è stato detto. L’abolizione, quindi, delle barriere tra la persona del Papa e la gente che egli ha incontrato è stato capito molto semplicemente e direttamente da tutti. Io credo che vada letta così questa rispondenza. Il Papa risponde, perché interpreta effettivamente l’amore di Dio Padre per tutte le sue creature.
D. – Fin dai primi gesti e dalle prime parole, Papa Francesco ha suscitato delle aspettative immense, in ambito ecclesiale e non solo. Cosa ci si può attendere dunque per il prossimo anno, anche pensando alle importanti riunioni del Consiglio degli Otto?
R. – Io credo che noi dobbiamo attendere e sperare che questo grande impulso di rinnovamento, di efficacia dell’annuncio del messaggio cristiano essenziale, che Papa Francesco ha operato, possa diffondersi nella Chiesa, perché per ora è qualcosa che noi vediamo a Roma e che è molto concentrato attorno alla sua persona; anche se sappiamo che in tanti Paesi del mondo la gente è tornata a confessarsi, a partecipare alle celebrazioni religiose. C’è, quindi, un diffondersi ad onda di questo effetto di vicinanza dell’amore di Dio tramite la Chiesa. Questo, però, va sviluppato: deve diventare veramente un po’ lo stile con cui la Chiesa annuncia. E Papa Francesco, in un certo senso, dà un esempio, dà un modello di rapporto pastorale, che va poi diffuso e che deve diventare abituale un po’ in tutte le parti della Chiesa. Questo è quello che noi dobbiamo attenderci e sperare. Le fatidiche modifiche strutturali, le riforme di cui tanto si parla servono o valgono intanto in quanto aiutano questo, cioè intanto in quanto le strutture, gli strumenti o le organizzazioni sono effettivamente al servizio dello spirito e dell’annuncio del Vangelo. Questo è quello che Papa Francesco intende come riforma: rendere gli strumenti e le strutture più adatte alla missione della Chiesa; missione della Chiesa di annuncio del Vangelo e di annuncio fino alle frontiere di questo mondo, nelle periferie, di cui egli tanto parla, in rapporto con i poveri, con le persone che hanno più bisogno della vicinanza dell’amore del Signore e della testimonianza di Dio. Ecco, allora, noi possiamo sperare che il Consiglio degli otto cardinali o altre consultazioni lo possano ottenere. A mio avviso, però, deve essere assolutamente chiaro, che è un aspetto secondario, un aspetto che viene dopo e al servizio del “primum”, che è l’annuncio del Vangelo e la missione della Chiesa. Questo è in cammino, appunto. Il Papa ha messo in moto diverse consultazioni, diverse commissioni per rendere più trasparente, più efficace la testimonianza delle strutture, anche per quello che riguarda il Vaticano, le sue strutture amministrative. Il problema vero, però, è quello del rapporto tra lo spirito e i suoi strumenti di espressione: le strutture e le organizzazioni. 
D. – Francesco è il primo Papa gesuita della storia. Cosa vuol dire per lei essere tra i suoi più stretti collaboratori; cosa le sta dando personalmente il Santo Padre?
R. – Io colgo una sintonia molto profonda tra la spiritualità del Papa ed il suo modo di guidare la Chiesa e la spiritualità ignaziana, questo soprattutto nel senso dell’essere in cammino, nel cercare e trovare ogni giorno la volontà di Dio, per servirlo meglio e per realizzare quello che i gesuiti chiamavano la sua maggior gloria, cioè la più profonda conoscenza dell’amore di Dio e tradurre nella nostra vita questo profondo rapporto di amore tra Dio e l’uomo e fra gli uomini fra loro. Allora, Papa Francesco, effettivamente, ha messo in cammino la Chiesa, con grande forza, e l’ha messa in cammino con il suo esempio, il suo impegno e anche con tanti messaggi e iniziative – pensiamo al nuovo Sinodo sulla famiglia; pensiamo anche all’incoraggiamento a rinnovare la Chiesa ed anche la nostra vita concretamente. Allora, il fatto di essere sempre in cammino, per cercare di trovare le cose nuove, che Dio chiede a noi nella nostra situazione, nella nostra vita, è qualcosa che caratterizza profondamente, mi pare, la spiritualità e il modo di governo di Papa Francesco. Siamo entrati in una situazione in cui la Chiesa è messa in movimento. Non vengono presentati degli obiettivi precisi, delle immagini precise di come dovrà essere organizzata la Chiesa domani per arrivare a questo obiettivo. Dobbiamo metterci in cammino, dobbiamo convertirci, dobbiamo accogliere le sorprese che Dio ci fa nella nostra vita e capire dove ci sta chiamando, attraverso anche le situazioni e le realtà in cui ci troviamo. Quindi il senso della Chiesa che entra in movimento, in cammino, che è pellegrina, nel compiere la sua missione, mi sembra sia uno degli aspetti spiritualmente più caratteristici di questo Pontificato. 
Tags:
chiesa cattolicapapa francesco
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