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Permessi premio ai detenuti: ora bisogna evitare di fare marcia indietro

David W

Emanuele D'Onofrio - Aleteia Team - pubblicato il 20/12/13

Infatti le chiedo: com’è possibile che un direttore del carcere non conosca il curriculum criminale di un suo detenuto?

Bronzo: Tecnicamente non è possibile che questo accada, perché nel regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario (che risale al 2000), c’è un istituto che si chiama “cartella personale”. È vero che la “cartella personale” del detenuto è relativa a quella particolare detenzione e al reato per cui è prevista, però c’è una norma che dice che nel caso di pregresse detenzioni è compito dell’amministrazione penitenziaria acquisire le cartelle personali degli altri eventuali periodi di detenzione che il condannato abbia scontato. Quindi si fa una specie di ricongiungimento delle cartelle, che vanno poi incluse nel fascicolo che serve anche agli educatori penitenziari per seguire l’evoluzione del trattamento del detenuto; dunque le cartelle pregresse ci dovrebbero essere, anche se non automaticamente, nel senso che qualcuno le deve richiedere. La dichiarazione del direttore del carcere di Genova secondo me è la reazione emotiva di una persona che ha dato parere favorevole al permesso premio, un parere sulla cui scorta il magistrato ha poi concesso la licenza, e che ora tende a giustificare la sua prognosi non troppo accurata circa la non pericolosità del soggetto, e si sente sotto accusa. La persona alla quale compete dare il permesso premio non è il direttore del carcere ma è il giudice, monocraticamente, una volta sentito – questo dice la legge – il direttore del carcere. Il problema è che nella pratica queste relazioni che dovrebbero fornire i direttori sono spesso burocratizzate, cioè appaiono come dei prestampati che recitano “vista l’istanza ecc. si rende parere favorevole”. Nella routine, nell’affaticamento degli uffici, diciamo che c’è poca ponderazione, ma il procedimento è abbastanza garantito. Anche perché i requisiti sono molto precisi: la buona condotta nel periodo immediatamente precedente, l’assenza (ma sarebbe meglio dire la ridotta) pericolosità e la finalizzazione del permesso premio, che deve essere destinato a coltivare interessi affettivi, culturali o di lavoro. Dobbiamo ricordare infatti che il permesso premio è diverso dal permesso ordinario, che l’autorità penitenziaria concede per brevi periodi per umanizzare il trattamento penitenziario. Il permesso premio, che è più recente (legge Gozzini del 1986), è uno strumento di trattamento, cioè serve a valutare se il periodo di libertà e di vicinanza agli affetti riesce a migliorare l’evoluzione della progressione della persona nel trattamento rieducativo. È uno strumento utilissimo agli educatori per vedere il comportamento durante e dopo il permesso. Il decreto “svuotacarceri” di quest’estate ha potenziato questo strumento, rendendolo più largamente fruibile, mostrando quanto il legislatore ci creda. E ora i permessi premio non vanno certo buttati a mare per questo che rimane un episodio.

Che impatto può avere questo episodio sul dibattito attuale rispetto al tema del sovraffollamento carcerario?

Bronzo: Distinguerei l’influenza che può avere a livello di comunicazione e l’influenza che può avere a livello di politica penitenziaria e della giustizia. In questo secondo caso, direi nessuna influenza: chiunque abbia esperienza come magistrato e come avvocato difensore di questi istituti sa benissimo che un singolo caso non ha grosso significato nella valutazione di impatto di un istituto che resta uno strumento buono, che va verso una visione moderna del trattamento penitenziario come messa alla prova di una persona che potrebbe essere soggetta a misure extracarcerarie. E queste ultime sono il modo moderno di vedere la pena. Ma l’opinione pubblica certamente si lascia influenzare, per questo il legislatore saggio deve valutare con freddezza le cose, e non farsi influenzare dalle pagine dei giornali, dallo scandalo che giustamente produce un caso singolo come questo. Del resto, la tendenza è quella di potenziare l’istituto dei permessi premio, e sarebbe sbagliato fare marcia indietro ora.

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carcere
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