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Perché si festeggia il Natale il 25 dicembre?

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Roberta Sciamplicotti - Aleteia Team - pubblicato il 20/12/13

La Chiesa avrebbe dunque deciso di inserirsi in questo contesto anche grazie al sostegno di alcuni passi biblici già interpretati in senso cristologico, come la profezia sul “sole di giustizia” che sarebbe sorto “con raggi benefici” (Malachia 3,20). Lo stesso Gesù, del resto, aveva detto: “Io sono la luce del mondo” (Gv, 8, 12). Anche il testo del capitolo 9 di Isaia è molto chiaro al riguardo: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa, una luce rifulse” (9,1). In un mosaico del II-III secolo conservato nella necropoli vaticana si trova già un’immagine di Cristo come sole sul carro trionfale.

Secondo altri commentatori, la data del 25 dicembre è stata ricavata partendo dalla data di morte di Cristo, fissata al 25 marzo; presumendo che questa fosse caduta esattamente 33 anni dopo la sua incarnazione, fissata quindi anch’essa il 25 marzo, la nascita doveva essere avvenuta nove mesi dopo, quindi il 25 dicembre.

3. Alcune ricerche condotte a partire dal Vangelo di Luca indicano con una forte probabilità che Gesù potrebbe essere nato davvero il 25 dicembre.

Ma Gesù è nato davvero il 25 dicembre? Una risposta affermativa sembrerebbe giungere dagli studi del professor Shemarjahu Talmon, dell’Università Ebraica di Gerusalemme. Il docente è partito dal passo del Vangelo di Luca (1, 5-13) in cui si dice che al tempo in cui Erode era re della Giudea c’era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, marito di Elisabetta.

Luca dice che “mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l’offerta dell’incenso”, e in quel momento gli apparve un angelo che gli predisse la nascita di un figlio, che avrebbe chiamato Giovanni (il Battista).

Si sa che coloro che nell’antico Israele appartenevano alla casta sacerdotale erano divisi in 24 classi, che si avvicendavano in ordine immutabile e dovevano prestare servizio liturgico al tempio per una settimana, da sabato a sabato, due volte all’anno. La classe di Zaccaria, quella di Abìa, era l’ottava nell’elenco ufficiale.

Con l’aiuto del calendario della comunità essena di Qumrân, il professor Talmon ne ha ricostruito i turni, il secondo dei quali cadeva alla fine di settembre. Le antiche Chiese d’Oriente celebrano infatti il concepimento di Giovanni tra il 23 e il 25 settembre.

L’evangelista Luca dice che l’annunciazione dell’angelo Gabriele a Maria avvenne sei mesi dopo il concepimento di Giovanni (Lc, 1, 26). Le liturgie orientali ed occidentali concordano nell’identificare questa data con il 31 del mese di Adar, che corrisponde al nostro 25 marzo, data in cui la Chiesa celebra infatti l’annuncio dell’angelo e il concepimento di Gesù. La data della nascita, quindi, dovrebbe essere posta 9 mesi dopo, appunto il 25 dicembre.

Gli studi del professor Talmon non hanno tuttavia messo a tacere le voci che sostengono l’infondatezza di questa data, ritenuta in contrasto proprio con il racconto evangelico di Luca, che parla di pastori che passavano la notte all’aperto, evocando un contesto più primaverile che invernale.

A questo proposito, sono state però ricordate le norme di purità tipiche dell’ebraismo, richiamando antichi trattati in cui le greggi venivano distinte in tre tipi: quelle composte solo da pecore dalla lana bianca, ritenute pure e che dopo il pascolo potevano rientrare nell’ovile del centro abitato; quelle composte da pecore dalla lana in parte bianca e in parte nera, che la sera potevano rientrare nell’ovile che doveva però trovarsi necessariamente fuori dal centro abitato; quelle con p

ecore dalla lana nera, ritenute impure, che non potevano entrare né in città né nell’ovile, dovendo quindi restare sempre all’aperto con i loro pastori, in qualsiasi periodo dell’anno. Il Vangelo potrebbe quindi riferirsi a greggi di pecore nere, che dovevano per forza restare fuori. Luca, inoltre, ricorda che i pastori facevano turni di guardia, il che indicherebbe una notte lunga e fredda, idonea al contesto invernale.

Proprio la notte ospita la Messa più tradizionale del Natale, quella di mezzanotte, che ricorda come il papa a Roma fosse solito celebrare tre Eucaristie in quella festività, la prima delle quali iniziava intorno alla nostra mezzanotte e si celebrava nella basilica di Santa Maria Maggiore, dove secondo la tradizione si trovano le reliquie della mangiatoia nella quale venne deposto il bambino Gesù. Il pontefice celebrava poi la Messa per la comunità greca a Roma nella chiesa di Santa Anastasia, forse in ricordo dell’“anastasis”, la resurrezione; era la celebrazione che oggi nel Messale figura come “Messa dell’aurora”. La terza Messa era infine quella che noi chiamiamo “del giorno”, che il papa celebrava a San Pietro, che si trovava fuori dalle mura romane, per chi viveva fuori porta, essenzialmente la popolazione rurale.  

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