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La cultura dello scarto

Andrea Abbot

Carlo Valerio Bellieni - pubblicato il 17/12/13

Infine, come non citare un libro che compie oggi proprio 50 anni e merita di essere riletto’? E’ “La giornata di uno scrutatore” di Italo Calvino. La storia narrata è semplice: è quella di un militante politico mandato a fare lo scrutatore elettorale in un seggio presso l’istituto del Cottolengo di Torino in cui si raccolgono casi di estrema gravità clinica, spesso inguaribili, rifiutati dalla società, seguiti solo dall’istituzione religiosa. “Nel crudele gergo popolare, quel nome era divenuto per traslato epiteto derisorio per dire deficiente, idiota, anche abbreviato secondo l’uso torinese, alle sue due prime sillabe: cutu.”. E lo scrutatore impatta nella realtà della malattia curata con dedizione e grazia tra le mura dell’antica istituzione, e quasi profeticamente lo scrutatore comincia a guardare i malati gravi che lo circondano in quell’improbabile situazione con occhi nuovi: “L’idiota e il cittadino cosciente erano uguali in faccia all’omniscienza e all’eterno, la storia era restituita nelle mani di Dio (…); porre la bellezza troppo in alto nella scala dei valori, non è già il primo passo verso una civiltà disumana che condanna i deformi ad essere gettati da una rupe?” I suoi pensieri si interrompono con una brusca telefonata della fidanzata Lia: è incinta. E da questo momento le domande su cosa è umano passano sulla creatura appena concepita, domande che abbracciano il concepito e il disabile fino a capire che nell’analisi fatta dalla sua ideologia mancava qualcosa: “E pensò: ecco, questo modo di essere è l’amore (…) gli sembrò di aver capito come nello stesso significato della parola amore potessero stare insieme una cosa del genere di quella sua con Lia e la muta visita domenicale al Cottolengo del contadino al figlio”. E in questa riflessione inizia a ribellarsi alla possibilità che Lia vada a Liverpool ad abortire. Anche qui le periferie esistenziali del feto appena concepito e dei disabili si intrecciano e il protagonista si ribella alla società dello scarto che vorrebbe occultare entrambe le situazioni.

Incontrare senza cedere

Sono esempi di chi sente che i limiti dell’ideologia liberista sono angusti, ma spesso non sa trovare un’uscita. Papa Francesco parlando di cultura dello scarto, tende una mano a chi soffre questa asfissia in un mondo che divide le persone in “utili”  ed “inutili”; e proprio perché addita la cause, non cede sulla messa in guardia verso gli effetti infausti qualunque essi siano. E aspetta con pazienza e passione che chi soffre per una societ&agrave
; che emargina, arrivi a lottare contro tutte le emarginazioni, dalla soppressione del concepito allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Mettendo in guardia anche noi dal non essere settoriali: la lotta per la vita deve essere anche per noi la lotta contro ogni emarginazione, non solo contro alcune. Ma individuato il nemico, la cultura dell’usa-e-getta, diventa più facile per tutti indirizzare gli sforzi per un’umanità migliore, più accogliente e meno egoista. Quanto distante è infatti la cultura dello scarto da quella che ha creato l’Europa e favorito il progresso culturale del mondo, ben riassunta nelle parole di San Paolo  che compendiano lo stupore e l’amore verso il creato: “Omnis creatura bona”: Ogni creatura è buona. Dio non sbaglia: per questo nulla e nessuno è un rifiuto.

Articolo pubblicato sul blog di Carlo Bellieni

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Tags:
bioetica
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