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Il Papa un marxista? “Non mi sento offeso”

rues de La Paz en Bolivie – it

© IRD / C. Dejoux

<span class="legende_illustration highslide-caption">&copy; IRD / C. Dejoux <span class="legende"> Comme ici dans les rues de La Paz en Bolivie, les Afrodescendants sont aujourd&rsquo;hui int&eacute;gr&eacute;s aux secteurs les plus pauvres de la soci&eacute;t&eacute; en Am&eacute;rique du Sud. </span></span>

Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 17/12/13

Bergoglio reagisce alle critiche dei conservatori americani ribadendo la centralità della Dottrina sociale della Chiesa nel suo magistero

Il Papa un marxista? “Non mi sento offeso”. Nell'ambito di un'ampia intervista del vaticanista de La Stampa Andrea Tornielli sul primo Natale da pontefice e sul programma di riforma della Chiesa a cui sta mettendo mano, così Papa Francesco ha risposto a proposito dei rilievi mossa da ambienti conservatori degli Stati Uniti in seguito alla pubblicazione dell'esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”. “L’ideologia marxista è sbagliata – ha affermato il pontefice – ma nella mia vita ho conosciuto tanti marxisti buoni come persone e per questo non mi sento offeso”. “Nell'esortazione – ha aggiunto Bergoglio – non c'è nulla che non si ritrovi nella Dottrina sociale della Chiesa” e questo “non significa essere marxista”. Il papa che ha sottolineato di non aver parlato da “tecnico” ha evidenziato che l'unica citazione specifica è stato riguardo alle teorie della “ricaduta favorevole”, secondo le quali “ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità ed inclusione sociale nel mondo”. “C'era la promessa – ha proseguito Bergoglio – che quando il bicchiere fosse stato pieno, sarebbe trasbordato e i poveri ne avrebbero beneficiato. Accade invece che quando è colmo, il bicchiere magicamente s'ingrandisce, e così non esce mai niente per i poveri”.

Aleteia ha chiesto un commento alla giornalista argentina del quotidiano La Nacion Elisabetta Piquè che conosce Papa Francesco da oltre dieci anni e su di lui ha pubblicato di recente la biografia “Francesco. Vita e rivoluzione” (edizioni Lindau).

Cosa pensi della risposta di Bergoglio alle critiche dei conservatori americani?

Piquè: Non mi meraviglia. Anche nelle omelie quotidiane di S. Marta il Papa ha sottolineato i concetti di uso e abuso delle ideologie. E a proposito dei marxisti buoni sono sicuro che avesse in mente Ester Ballestrino de Careaga, una donna originaria del Paraguay che era responsabile presso il laboratorio di analisi nel quale Bergoglio ha lavorato per un periodo da giovane. Fu lei a fargli conoscere testi del partito comunista e Papa Francesco la ammirava e stimava molto. Fu tra le fondatrici del movimento delle madri di Plaza de Majo e per questo fu arrestata, torturata e uccisa dal regime dittatoriale che era stato instaurato in Argentina.

Il papa afferma che ciò di cui parla è la dottrina sociale della Chiesa…

Pique: La dottrina sociale della Chiesa ha sempre affermato i contenuti che troviamo nell'esortazione Evangelii Gaudium e anche i pontefici prima di Francesco hanno parlato dell'opzione preferenziale per i poveri. Gli stessi contenuti possono essere trovati nel Documento di Aparecida del 2007 della Chiesa latino-americana. La chiarezza con la quale Bergoglio parla dei poveri ha però un effetto spiazzante e le accuse che gli vengono mosse riflettono una generale sensazione di disorientamento riguardo ai diversi temi che sta affrontando nel governo della Chiesa. In realtà al Papa non piace essere incasellato. La prima volta che lo intervistai nel 2001 gli chiesi se poteva essere definito un “conservatore”. Lui mi rispose che non gli piacciono le etichette perché limitano. Papa Francesco è un pastore che ha sempre camminato sulle strade accanto alla gente. La sua attenzione agli ultimi nasce da qui.

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