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I cristiani sono discriminati nelle società occidentali?

AFP/Vincenzo Pinto

Grégor Puppinck - Aleteia Team - pubblicato il 17/12/13

Possiamo quindi dire che i cristiani d’Occidente sono oggetto di discriminazione? Sono privati di certi beni o dell’esercizio di certi diritti a causa della loro religione? Sì, ma in modo insidioso e raramente ufficiale. Alcune professioni sono ostili ai cristiani praticanti. Ad ogni modo, come durante la crisi anticlericale della Terza Repubblica Francese, ci sono alcune tracce di discriminazione reale contro i cattolici che ancora permangono nelle leggi francesi. Ne ho vista una: il divieto che i religiosi insegnino nelle scuole primarie pubbliche (legge del 30 ottobre 1886). Questa è di fatto una violazione della libertà per ragioni religiose. Non ci sono prove del fatto che un religioso sia un cattivo docente.

Siamo franchi: il laicismo e la libertà religiosa, mettendo tutte le religioni su un piano di uguaglianza, hanno avuto l’effetto di eliminare la discriminazione per motivi di religione, tra le religioni. Al di là del caso menzionato in precedenza, in teoria qualsiasi persona può accedere a funzioni amministrative ed elettive, qualunque sia la sua religione. Se però le sue convinzioni morali o religiose le impediscono di svolgere tutte le sue funzioni professionali, allora è un’altra questione.

In realtà, sono piuttosto i cristiani che desiderano essere discriminati, e sono puniti per questo. Più in generale i cristiani, come i seguaci di altre religioni, vorrebbero non dover rispettare certe leggi che sono contrarie alla loro religione o offendono la loro coscienza.

Si discrimina una ragazza musulmana esclusa da una scuola pubblica perché porta il velo? Non è piuttosto lei a privarsi del bene dell’istruzione rifiutando di rispettare l’“uguaglianza” tra gli studenti imposta dal secolarismo? Gli obiettori possono invocare le proprie convinzioni religiose e morali per negare l’applicazione della legge? Possono protestare dicendo che sono discriminati se la legge viene applicata a loro come sarebbe applicata a qualsiasi altra persona? L’uguaglianza non sarebbe un’applicazione uniforme della legge? Di fatto, il concetto di non discriminazione si trova in una strada senza uscita, visto che si fonda su un’uguaglianza astratta: in primo luogo, il problema reale non è la questione della “discriminazione contro i cristiani”, ma il fatto che la legge si allontana dalla giustizia e invade tutti gli ambiti della vita. Non sono i cristiani ad essere diventati improvvisamente moralisti, lo sono sempre stati; è la legge che vuole creare la moralità e afferma inoltre di essere la moralità comune. La vera questione è quella della definizione della giustizia e della fonte della moralità pubblica. Quella che i cristiani percepiscono come una “discriminazione contro i cristiani” non è altro che la violenza con cui un’altra “morale” tende a sostituire l’antropologia cristiana.

L’antropologia è diventata una questione politica; è diventata legge con l’esplosione dei diritti umani, perché questi esprimono una definizione dell’uomo. Determinando i diritti fondamentali, si definisce l’uomo stesso. Mediante la modifica dei suoi diritti, quindi, è possibile modificare la definizione sociale dell’uomo. È questo il motivo per il quale tutti i dibattiti antropologici si traducono in termini di diritti umani e si portano davanti ai giudici. Spetta dunque ai politici e ai giudici dei diritti umani rivelare l’uomo a se stesso attraverso la progressiva protezione dei nuovi diritti.

A differenza
di una legge o di una decisione della giustizia ordinaria, l’affermazione di un diritto umano si impone come una progressione verso la verità. Non c’è libertà di pensiero in materia di diritti umani: nessuno può dire di non credere ai diritti umani.

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Tags:
focus liberta religiosalibertà religiosa
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