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I cristiani sono discriminati nelle società occidentali?

AFP/Vincenzo Pinto

Grégor Puppinck - Aleteia Team - pubblicato il 17/12/13

È un errore cercare di unirsi all'orchestra delle minoranze oppresse: è una questione di ingiustizia, non di discriminazione

È un fatto che i cristiani affrontano sempre più difficoltà nella società occidentale. In primo luogo, c’è un crescente clima di ostilità nei confronti del cristianesimo: sembra che il male si stia radicando nella società. L’esoterismo e la violenza sono ovunque nei mezzi di comunicazione; l’aborto, la pornografia e le droghe sono diventati un luogo comune; ogni giorno, soprattutto in Europa, chiese e cimiteri vengono profanati; la blasfemia pretende di essere un’arte per il grande pubblico; attiviste come le Femen attaccano simboli religiosi e i mezzi di comunicazione perdono raramente l’occasione di sminuire i cristiani e la Chiesa cattolica. È questa latente ostilità verso il cristianesimo a spiegare l’indifferenza, o anche la compiacenza, della nostra società verso la profanazione della sua eredità religiosa e la persecuzione dei cristiani nel mondo.

Insieme a questo clima di ostilità, che pretende di sradicare il sentimento cristiano dal cuore della gente, i cristiani si scontrano sempre più con norme sociali alle quali non possono acconsentire in coscienza. Queste norme sono collegate alla moralità. In Europa possiamo verificare un fenomeno crescente che limita i diritti dei cristiani, soprattutto in Paesi liberali avanzati come il Regno Unito. La libertà d’espressione è limitata da norme che rendono un crimine l’incitazione all’odio o alla discriminazione, il diritto di protestare (ad esempio contro l’aborto) è limitato e i diritti dei genitori nell’educazione sono invasi dallo Stato.

La natura specifica delle Chiese viene messa alla prova: spesso sono considerate imprese private che non hanno il diritto di selezionare il proprio personale in base a criteri religiosi. Il diritto di non effettuare aborti in cliniche cristiane è messo in dubbio; farmacisti, medici e infermieri sono sanzionati perché si rifiutano di cooperare ad aborti; impiegati e funzionari sono licenziati per il loro rifiuto morale dell’omosessualità. La Repubblica Francese chiede di esigere l’iscrizione del suo motto ateo sulle porte delle scuole private confessionali. L’aborto e l’omosessualità sono le principali, ma non uniche, cause di conflitto tra i cristiani e il potere politico.

Prendiamo l’esempio del Regno Unito: dall’approvazione dell’Equality Act 2010, le multe e le condanne sono aumentate drammaticamente. Una coppia si è vista negare l’approvazione come famiglia di accoglienza a causa della propria opinione sull’omosessualità, un medico ha dovuto lasciare il proprio incarico nei servizi sociali perché si è astenuto di fronte alla decisione di affidare bambini a coppie dello stesso sesso, le agenzie cattoliche di adozione si sono viste costrette a porre fine al proprio lavoro per il rifiuto di permettere l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, un funzionario del Comune e un consigliere matrimoniale sono stati licenziati in nome della non discriminazione dopo aver espresso la propria obiezione di coscienza a celebrare l’unione civile e offrire consulenza sessuale a una coppia gay.

Nel gennaio 2013, il Tribunale Europeo dei Diritti Umani non ha ritenuto questi licenziamenti illegali in un processo che esemplifica la tendenza draconiana del liberalismo, per cui una società basata su un consenso di immoralità diventa intollerante verso quanti continuano ad esercitare in coscienza un giudizio morale sulla condotta umana. Lo stesso accade sempre più spesso negli Stati Uniti.

Si tratta di discriminazione?

La discriminazione (nel suo significato attuale) è la violazione del principio di uguaglianza; è l’atto di privare una persona di un diritto per qualche elemento particolare rispetto a un’altra persona nella stessa situazione. L’esempio tipico è rifiutarsi di dare lavoro a qualcuno solo a causa del sesso o della religione, anche se non c’è prova del fatto che queste caratteristiche personali influiscano sulla realizzazione soddisfacente del lavoro. Rifiutarsi di dare impiego a un musulmano praticante in una macelleria non sarebbe discriminazione, in una libreria sì.

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focus liberta religiosalibertà religiosa
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