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I discepoli di Emmaus: pedagogia della speranza

© DR
Jesús con sus discípulos, episodio de Emaús. Obra de Caravaggio
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Sulla via verso Emmaus, Gesù incontra due discepoli rapiti da paura, scetticismo e disperazione

di Carlos Frederico Schlaepfer

Nel Vangelo di Luca, troviamo uno dei passi più significativi quando vogliamo compiere una riflessione sull'importanza della Scrittura nella nostra vita. Fr. Carlos Mesters ricorda in varie occasioni la sua pertinenza e ispirazione nella creazione dei circoli biblici. Dall'altro lato, a ogni passo compiuto da Gesù in direzione di Emmaus troviamo una vera metodologia di lavoro pastorale. In questa riflessione, quindi, concentreremo la nostra attenzione sulle azioni di Gesù, vero interprete delle Scritture e agente di pastorale.

Primo momento: Lc 24,13-24 – In cammino verso Emmaus. Gesù incontra i due discepoli in una situazione di paura e dispersione, di scetticismo e disperazione. Il primo atteggiamento di Gesù è di avvicinamento, cammina accanto a loro, ascolta la conversazione e poi domanda: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. È una domanda non retorica, ma concreta, che tocca la vita dei due. I discepoli guardavano, ma con l'occhio delle autorità: “I sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute”.

Secondo momento: Lc 24,25-27 – Dopo aver dialogato e guardato bene la realtà, Gesù capisce che la visione dei due non era delle migliori. Come afferma fr. Carlos Mesters, nel lavoro pastorale bisogna conoscere le dimensioni della testa delle persone per collocare il cappello ideale, altrimenti o si tappano gli occhi o al primo alito di vento vola via… “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. Gesù dà una scossa ai due, cercando di svegliarli dalla realtà in cui si trovano; alla fine non si tratta di rifiuto di percepire la realtà. Il loro problema era che pur conoscendo il libro della Bibbia, e anche il libro della vita, non riuscivano a legare le due cose. Gesù allora “spiega” le Scritture, il che significa che non offre una lezione di esegesi, ma fa il collegamento tra la loro vita e la Bibbia, illuminando la loro realtà con la Parola di Dio. Con l'aiuto della Bibbia, illumina i fatti e li colloca nel progetto di Dio, trasformando la croce, segno di morte, in un segno di vita e di speranza. Così, ciò che impediva loro di camminare è diventato la forza principale del percorso, la luce nuova del cammino.

Terzo momento: Lc 24,28-32 – Dopo questo nuovo dialogo in cui la Parola di Dio ha illuminato la realtà della vita, Gesù si congeda dai due. Momento importante! Se non ci fossero stati dei passi avanti, il risultato sarebbe stato un semplice “A presto” o “È stato bello conoscerti”. Qui Gesù compie una valutazione del suo lavoro. La Bibbia da sola, di per sé, non ha aperto gli occhi dei due, ma la sua lettura e la sua interpretazione hanno fatto ardere il loro cuore (Lc 24,32), e questo è molto importante. Ciò che colpisce è lo spezzare il pane, il gesto comunitario dell'ospitalità, della preghiera in comune, della condivisione del pane attorno alla tavola. Nel momento in cui viene riconosciuto, Gesù scompare. Hanno sperimentato la risurrezione. Risuscitano e rinascono.

Quarto momento: Lc 24,33-35 – Immediatamente, si alzano e tornano a Gerusalemme. Tutto è cambiato: coraggio anziché paura, ritorno anziché fuga, fede anziché sfiducia, speranza anziché disperazione, coscienza critica anziché fatalismo di fronte al potere, libertà anziché oppressione! Anziché la cattiva notizia della morte, la Buona Novella della Resurrezione!

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