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Vita, famiglia, scuola: si può ancora vincere. Intanto in Francia…

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Il ‘no’ del Parlamento europeo al rapporto Estrela, figlio dell’ideologia gender, dimostra che si può ancora riuscire a bloccare la macchina da guerra della nota lobby sconfitta anche dal voto dei croati

Il ‘no’- il 10 dicembre – del Parlamento europeo al rapporto Estrela, figlio dell’ideologia gender, dimostra che, se lo si vuole, si può ancora riuscire a bloccare la gioiosa macchina da guerra della nota lobby, sconfitta per la seconda volta in pochi giorni dopo il voto dei croati. Una lezione anche per quelle imprese e associazioni che in Francia hanno ceduto, come la Barilla in Italia, all’intolleranza ricattatoria della stessa lobby, che ha ottenuto il ritiro di alcune pubblicità ‘familiari’.

 

Doppia e cocente sconfitta in pochi giorni per la nota lobby: in Croazia il primo dicembre e a Strasburgo il 10. Della Croazia si è detto nel commento “Matrimonio uomo-donna: Croazia, luce per l’Europa” (sempre in www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano) : quello croato è stato il primo voto popolare sull’argomento all’interno dell’Unione europea. Con un risultato chiaro: due terzi dei votanti hanno approvato l’inserimento nella Costituzione della precisazione-aggiunta “unione tra uomo e donna” alla parola ‘matrimonio’ già presente. Da notare che in Croazia, come del resto in Svizzera, l’istituto del referendum non conosce la norma del quorum da raggiungere per la sua validità: si è recato alle urne circa il 38% degli iscritti in catalogo, percentuale non certo misera se confrontato con il 43% del referendum sull’adesione del Paese all’Unione europea.

Passiamo alla seconda sconfitta, tanto più bruciante quanto inattesa. Riunito a Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione proposta da popolari e conservatori con cui si è affossato il rapporto detto “Estrela’ (dal nome della relatrice, una deputata socialista portoghese): un vero attentato al diritto alla vita (finanziamento dell’aborto in tutto il mondo), all’obiezione di coscienza del personale medico, al diritto alla libertà di educazione (imposizione dell’insegnamento ‘di genere’), alle prerogative dei singoli Stati in materia di sanità ed educazione, allo stesso vigente diritto europeo relativo al diritto alla vita. Il testo del rapporto è stato analizzato nei dettagli nel commento “Parlamento europeo: nuovo attacco all’obiezione di coscienza) sempre in www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano . Ricordiamo che il rapporto era stato approvato a larga maggioranza nella commissione “per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere” e sottoposto al vaglio dell’Aula il 22 ottobre. In tale occasione il plenum aveva sorprendentemente rinviato il rapporto in commissione, per un riesame del testo, con 351 voti contro 319 e 18 astensioni. Successivamente – con caparbietà degna di miglior causa – la commissione aveva approvato di nuovo il testo con modifiche marginali e aveva chiesto il ritorno in Aula in tempi brevi. Da notare che normalmente, secondo tradizione, il rapporto sarebbe tornato in plenaria solo con il nuovo Parlamento che uscirà dalle prossime elezioni di fine maggio 2014. Ma la nota lobby ha voluto imporsi a tutti i costi, confidando che in Aula – senza dibattito, rifiutato dalla presidenza dell’Assemblea – i numeri le avrebbero stavolta dato ragione, così anche da annullare l’effetto positivo provocato dal successo (quasi 1,9 milioni di firme in tutta Europa, oltre 630mila in Italia) della petizione antiabortista “Uno di noi” promossa dal Movimento per la Vita e da numerose altre associazioni pro life (il Comitato è presieduto dal giurista Grégor Puppinck).

Invece… Nel primo pomeriggio di martedì 10 dicembre 2013 il Parlamento ha votato dapprima su due risoluzioni analoghe, la prima presentata dal gruppo federalista (ha raccolto 95 consensi), la seconda da popolari e conservatori, in cui si evidenziava che “la formulazione e l’applicazione delle politiche in materia di salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti nonché in materia di educazione sessuale nelle scuole è di competenza degli Stati membri”. Il ‘sì’ a tale risoluzione avrebbe comportato la decadenza immediata della risoluzione commissionale che concludeva il rapporto Estrela. Il risultato? 334 i consensi alla risoluzione popolare-conservatrice, 327 i contrari, 35 le astensioni: il rapporto Estrela veniva dunque bocciato. A favore della risoluzione vincente popolari, conservatori, federalisti. Contrari socialisti, verdi, estrema sinistra, qualche liberale. Tra gli italiani ‘sì’ da parte del variegato gruppo popolare (sei però gli assenti tra cui Clemente Mastella e Barbara Matera) e dai leghisti, no’ dalla maggior parte del centro-sinistra (compresi i deputati dell’Italia dei Valori). Astenuti i piddini Patrizia Toia, Silvia Costa, David Sassoli, Mario Pirillo, Franco Frigo e Vittorio Prodi: un comportamento in sé ambiguo, che però – a conti fatti e solo a conti fatti – ha pesato positivamente sul risultato finale del voto.  Sull’esito ha di certo influito anche il grande e capillare lavoro di informazione svolto da quella parte di mondo cattolico impegnato , nel quotidiano, sul fronte del diritto alla vita: per una volta la testimonianza di migliaia di cittadini – che hanno inondato con scritti e petizioni le caselle postali, in particolare dei deputati del PPE – ha avuto partita vinta. 

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