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L’Uruguay legalizza la mariuhana

AP
Marihuana 
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Il Presidente Mujica contro la stessa opinione pubblica del suo paese prosegue la svolta libertaria dell'Uruguay

E’ fatta. L’Uruguay dell’aborto depenalizzato, dei matrimoni gay con possibilità di adozione, dell’eutanasia già annoverata tra i diritti dell’uomo di prossima istituzione, liberalizza anche il consumo e la produzione di marihuana. Un nuovo record da appuntare sul petto della minuscola nazione sudamericana, quello di primo paese al mondo a legalizzare l’intero processo, dalla coltivazione allo smercio fino al consumo della cannabis. Una legge che è stata imposta dai promotori con l’argomento della lotta frontale al narcotraffico, dunque per sottrarre spazio al mercato nero della marihuana per poi restringerne il consumo tra i giovani. Artefice del risultato il Frente Amplio, una coalizione di partiti socialisti e di sinistra saldamente al potere da oltre un decennio.

Un fronte si sinistra, dunque, impone la legge ai propri stessi elettori, o potenziali, giacché la maggioranza degli uruguayani non volevano che la marihuana circolasse liberamente. José Pepe Mujica, il presidente povero, il presidente ammiratore del Papa latinoamericano che appena un anno fa aveva detto che si sarebbe opposto se un 60 per cento dei suoi concittadini avesse mostrato di non gradire una norma liberatoria, adesso dovrà firmare il testo approvato ieri dal senato (16 voti contro 13) con un rifiuto popolare che, secondo gli ultimi rilevamenti, si mantiene al di sopra del 60%. Tanté. Presto la marihuana sarà nelle farmacie dell’Uruguay. La sua produzione sarà regolata con licenze commerciali, come qualsiasi altro prodotto di consumo, sette per l’esattezza: per produrre, stoccare, distribuire; per vendere nelle farmacie; per la coltivazione, per uso farmaceutico o cosmetico. Non sarà neppure il Ministero degli interni a vigilare che l’autocoltivazione rimanga nei limiti consentiti – sei piante a persona o meno di 480 grammi – ma il Ministero per la sanità o quello per l’allevamento, agricoltura e pesca, non è ancora stata presa una decisione finale.

C’è da chiedersi il perché di tanto accanimento da parte della sinistra uruguayana fino a sfidare la propria stessa popolarità con l’elettorato, ed esporsi a pagare “un prezzo politico non indifferente” come ha riconosciuto il presidente Mujica.
Un opinionista uruguayano Gabriel Pereyra ha fatto osservare che la legge viene giustificata per il beneficio che arreca ai giovani. Quei giovani uruguayani che nella proporzione di 4 su dieci non finiscono gli studi secondari, tra i quali la maternità adolescente è in aumento, con un livello di disoccupazione tre volte superiore a quella degli adulti adesso potranno anche, se vogliono, fumare una sigaretta di marihuana liberamente, senza doverla strappare dagli artigli degli spacciatori. Ben povera conquista!

Un pensatore uruguayano che Bergoglio conosceva bene – e che anche da Papa ha ricordato con stima di recente – Alberto Methol Ferré – ha descritto con acume la trasformazione della sinistra latinoamericana da sociale a libertaria. La prima “si proponeva di cambiare il mondo, la seconda pone il soddisfacimento universale come ragione di libertà”. Ma ciò è contraddittorio – affermava – “con un lavoro di costruzione della società”. E osservava con sgomento “la corrispettiva smobilitazione della gioventù latinoamericana, che non ha – oggi come oggi – alcun protagonismo politico di rilievo nelle nostre società”.

Bergoglio, il dirimpettaio argentino dell’Uruguay, gli faceva eco sull’altra riva del Rio de la Plata additando «l’inconsistenza costruttiva di una corrente che incombe minacciosa, che in gergo familiare possiamo chiamare “progressismo adolescenziale”, e che abortisce la possibilità di uno sviluppo sensato e fondante in stretto rapporto con le radici dei popoli».

Tratto da Terre D'America

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