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Che cosa ci può insegnare Babbo Natale sulla fede?

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Impariamo a chiedere a Dio tutto e lo otterremo

di Garrett Johnson

Spesso, quando veniamo interpellati su ciò che vorremmo, credendo che tanto non si realizzerà osiamo poco e chiediamo piccole cose. Quando poi si avverano, ci rammarichiamo di non essere stati più audaci, perché avremmo potuto ottenere molto di più.

È quanto è accaduto ai passeggeri degli aeroporti internazionali canadesi di Toronto e Hamilton che stavano aspettando di imbarcarsi sul volo diretto a Calgary. Un Babbo Natale virtuale ha chiesto loro cosa volevano per Natale, e dopo che ciascuno è salito sul proprio aereo, 150 addetti della compagnia WestJet sono diventati aiutanti di Babbo Natale per comprare e consegnare doni personalizzati agli ospiti che arrivavano a Calgary. I passeggeri, quindi, non hanno ricevuto solo la propria valigia, ma anche il dono che avevano chiesto appena qualche ora prima.

Anche se tutto ciò ha ben poco a che fare con il significato autentico del Natale ed è molto più legato alla propaganda, può offrire anche qualche lezione sulla nostra fede.

Bisogna chiedersi “se da qualche parte dentro di noi ci sia una sorta di speranza e fiducia innata nel fatto che ci sia davvero qualcuno che si prende cura di noi, che ascolta le nostre preoccupazioni e fa ciò che può per aiutarci nel momento del bisogno. Si potrebbe perfino dire che Babbo Natale, pur essendo una favola, è la figura più vicina a rappresentare (anche se è sicuramente una rappresentazione estremamente ridotta) una sorta di pura carità, un’agape vivente, nella mentalità del tutto secolare di oggi” (Catholic link, 12 dicembre).

Se vogliamo misurare la nostra fiducia in qualcuno, dobbiamo interrogarci su cosa gli chiederemmo. Il passeggero che ha chiesto a Babbo Natale un paio di calzini si è probabilmente mangiato le mani quando ha visto che tutti i desideri venivano esauditi, e che quindi avrebbe ricevuto ciò che voleva anche se avesse chiesto un dono più consistente.

Quante volte usiamo lo stesso atteggiamento nel nostro rapporto con Dio? “Quanto spesso, quando Dio ci chiede cosa desideriamo, rispondiamo con un silenzioso risolino interiore dicendo ‘Vorrei un paio di calzini nuovi’”? “Dio Padre, mandando suo Figlio a vivere e morire, ci ha dato tutto: vita eterna, felicità, riconciliazione… e tuttavia noi vaghiamo giorno dopo giorno come se fosse tutta una favola, uno schema di propaganda venuto in mente a qualche genio per farci comprare un prodotto”.

“La misura della fiducia può essere determinata dalla misura della speranza in Cristo. La critica che la fede cattolica porta al mondo non è il fatto che questo chiede troppo, ma anzi che chiede troppo poco. Chiediamo calzini, tablet, macchine, ma rifiutiamo di chiedere la gioia autentica, la vera realizzazione, la vita eterna… Cristiani, riconoscete chi siete! Conoscete la grandezza a cui Cristo vi chiama! Il vero giorno dei doni sarà il giorno del giudizio. Cristo sarà in piedi di fronte a noi e ci darà esattamente ciò che abbiamo chiesto. Quanti hanno chiesto poco o niente, purtroppo, riceveranno proprio quello. Chi ha chiesto tutto riceverà proprio quello”.

Tutto ciò inizia con la fede in Cristo. Se Cristo è reale, tutto cambia, nemmeno una piccola parte dell’esistenza sfugge alla sua influenza. Se è reale, allora devono cambiare anche la vita, i sogni, le speranze e i desideri.

“L’Avvento è allora un momento perfetto per chiederci: Quanto crediamo in Cristo? Quanto crediamo nelle sue promesse sublimi? Se in questo periodo ci troviamo nel turbinio del consumismo o dell’attivismo, ricordiamo che Cristo ci offre qualcosa di più di qualsiasi Babbo Natale virtuale. Ricordiamo che il giovane ricco non se n’è andato via triste perché aveva chiesto troppo, ma perché si accontentava di troppo poco”.

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