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Padre Mario Vergara e Isidoro Ngei Ko Lat beati martiri della Chiesa in Myanmar

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La Chiesa birmana festeggia il suo primo beato e il Pime il suo quinto missionario elevato alla gloria degli altari

 

In quale situazione avviene il martirio di padre Vergara e di Isidoro? Nel dicembre 1949 il capo missione padre Vergara è invitato a partecipare a un convegno dei guerriglieri con i capi-villaggio della regione. Va con alcuni suoi catechisti e, richiesto del suo parere, anzitutto protesta perché i guerriglieri hanno ucciso alcuni cristiani e un suo catechista e poi si mostra del tutto contrario all’arruolamento di altre reclute cariane anche perché la sconfitta era quasi certa: l’esercito nazionale era molto ben equipaggiato e la gente cariana avrebbe ancor più sofferto la fame e le prevedibili  ritorsioni.  Questo suo atteggiameno gli attira l’odio del capo politico dei ribelli, un certo Tiré, battista fanatico, già maldisposto verso il missionario per le conquiste che faceva alla religione cattolica.

Nel gennaio 1950 la cittadina di Loikaw cade in mano alle truppe governative e divide in due la missione di Vergara e Galastri. I missionari sono costretti ad attraversare le linee per andare a Loikaw, unico luogo di rifornimento; incominciano a circolare voci che i padri sono spie del governo. Tale accusa prende consistenza quando l’11 maggio 1950 i guerriglieri cariani tentano di riprendere la cittadina di Loikaw, ma sono sconfitti e si ritirano lasciando sul terreno molti morti. La sera del 24 maggio padre Vergara è invitato ad andare dal capo Tiré. Ci va col suo catechista Isidoro e incontra Richmond, capo dei ribelli a tutti noto per le sue violenze e crudeltà. Richmond accusa il missionario di essere una spia e di altri crimini mai commessi. Discutono in inglese, i presenti non capiscono cosa dicono, ma vedono padre Vergara e il suo catechista uscire dalla casa ammanettati e avviarsi verso la foresta vicina, dove, a 24 chilometri, scorre il fiume Salween.

Poi i ribelli vanno alla missione dove trovano il giovane padre Galastri in preghiera e gli ordinano di seguirli. I due missionari e il catechista Isidoro sono fucilati sulla riva del Salween e gettati nel fiume chiusi in sacchi. Padre Galastri è ucciso il giorno dopo, quando al mattino del 26 maggio dal vicino villaggio la gente sente gli spari della fucilazione. Nel commentare la morte violenta dei due missionari e del catechista, padre Pasquale Ziello scriveva che erano stati vittime di una persecuzione ispirata dall’odio verso la Chiesa e la loro carità e auspicava che la Chiesa potesse un giorno sanzionare la sua convinzione dichiarandoli “martiri della fede e dell’amore. E il beato padre Paolo Manna ha dichiarava: “Si deve ritenere che padre Vergara e p. Galastri siano stati uccisi e fatti scomparire proprio in odium fidei”.

La prossima beatificazione rappresenta una fonte di grande gioia anche per la Chiesa birmana, che in Isidoro Ngei vede il suo primo beato, dopo il beato padre Clemente Vismara (1897-1988), con 65 anni di vita in Birmania, beatificato nel 2011. Nel maggio del 2008, la Conferenza episcopale scrive una lettera a Benedetto XVI per “chiedere umilmente al Papa di autorizzare lo studio della causa”. La beatificazione di p. Vergara e del suo catechista, scrivevano i vescovi, “sarebbe un grande incoraggiamento per l’intera comunità cattolica del Myanmar a vivere una fede più in conformità con il Vangelo e a testimoniare in maniera coraggiosa ed eroica la propria fede, incoraggiati dall’esempio del catechista Isidoro che non ha esitato ad offrire la sua stessa vita per il Vangelo insieme a p. Vergara”.

Articolo tratto dal blog di padre Piero Gheddo

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