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Lo Hobbit, i “piccoli” in cui si nasconde Dio

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Per i tipi di Ancora editrice una guida al libro dello Hobbit a cura di Paolo Gulisano

Bisogna ammettere che senza i film di Peter Jackson, in tanti ancora non saprebbero nulla della Terra di Mezzo e del suo geniale inventore: John Ronald Reuel Tolkien. Certo la fedeltà alla storia e alle sue atmosfere a volte cede il passo alle necessità dell'industria cinematografica e del botteghino, ma lo sforzo di rendere visibile quello che milioni di lettori hanno solo immaginato è di grande significato, e tanti nuovi lettori sono stati conquistati dopo la trilogia del Signore degli Anelli e ora con l'arrivo della seconda (di tre) parte de Lo Hobbit, La Desolazione di Smaug in uscita oggi nelle sale cinematografiche.

Per chi conosce il romanzo, la favola con cui Tolkien introduce gli Hobbit nel mondo di noi comuni mortali, si fa presto a chiedersi: “tre film? E come fa?” Nell'adattamento al relativamente breve racconto dell'autore inglese di origini sudafricane, Peter Jackson sceglie di raccontare alcune delle più belle storie tratte da altri libri della sterminata produzione del professore di Oxford come Il Silmarillion. Ecco che quindi ogni momento è buono perché i personaggi che – nella più classica delle imprese medievali – si accingono a ritrovare un tesoro, sconfiggere un drago e riparare un antico torto, vengono narrate le origini dei regni dei Nani, oppure le sottotrame che collegano Lo Hobbit (che in pratica è un prequel) alla più epica epopea del Signore degli Anelli. Se in questa piccola favola c'è posto per il coraggio e per le imprese, ancora non si sente (se non sullo sfondo) il conflitto vivo e duro tra il Bene e il male. L'Oscuro Signore, Sauron, è ancora una vaga minaccia e al protagonista, Bilbo, non viene richiesto di salvare il mondo come accadrà al nipote Frodo, ma solo di riportare a casa la pelle.

Per orientarsi in questo bellissimo arazzo, pieno di particolari (dalle lingue, alle storie dei singoli eroi, fino alle abitudini culinarie) esce per i tipi di Ancora Editrice una “Mappa de Lo Hobbit” (12,50 euro, 75 pagine più le mappe rimovibili) a cura di Paolo Gulisano e con le illustrazioni di Elena Vanin. Una vera e propria guida per rendersi conto del lavoro certosino di Tolkien nel recupero e adattamento dell'epica e della mitologia nordica e di come il cattolicesimo dell'autore sia ciò che rivitalizza quelle antiche storie con una tensione morale e salvifica e di come i piccoli “mezzuomini” inventati da Tolkien siano (come lui stesso racconta) “in una lettera a Milton Waldman, a dirci che questa idea si fece sempre più chiara dentro di lui, fino a divenire dominante nello Hobbit. «Le grandi questioni della storia del mondo – scrive – non vengono fatte girare dai signori e dai governanti, e nemmeno dagli dèi, ma da coloro che sembrano sconosciuti e deboli».Perché sono loro che si lasciano guidare dalla Provvidenza e dalla Grazia.Viene in mente il Magnificat: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Luca 1,52). E quello che diceva il cardinale Jean Daniélou, «l’eroismo dimostra quel che può fare l’uomo, la santità quel che può fare Dio». Gli hobbit… sono eroi? Forse no. Ma… se fossero santi?” (Credere, 15 dicembre)

Gulisano guida davvero il lettore nelle pieghe del romanzo, facendogli assaporare i messaggi nascosti e i particolari nei quali si possono trovare le perle di un messaggio antico e quanto mai attuale: l'amicizia, la pace, la riconciliazione non sono solo parole, ma il perno su cui si svolgono le avventure di una vita.  

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