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L'aborto un diritto umano? L'Europarlamento dice no

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Roberta Sciamplicotti - Aleteia Team - pubblicato il 11/12/13

Lasciata decadere la risoluzione Estrela “sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi”

Con una decisione che ha sorpreso tutti, l'Europarlamento ha fatto decadere la controversa risoluzione Estrela “sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi”, con annesso il “diritto” all'aborto.

La risoluzione, presentata dall'europarlamentare portoghese socialista Edite Estrela, prevedeva anche ampi riferimenti all'educazione sessuale obbligatoria nelle scuole, di stampo progressista e anticattolico.

Dopo esser stato rinviato in sede di commissione europarlamentare, il testo è definitivamente decaduto grazie all’approvazione di un testo sostitutivo preparato dal Ppe in cui si rinvia al diritto degli Stati membri a decidere a livello nazionale su questioni come la sanità.

Il Parlamento, recita, il testo, “osserva che la formulazione e l'applicazione delle politiche in materia di salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti nonché in materia di educazione sessuale nelle scuole è di competenza degli Stati membri”, anche se si afferma che “l'Unione europea può contribuire a promuovere le migliori pratiche fra gli Stati membri” (Il Giornale d'Italia, 11 dicembre).

Il testo sostitutivo è stato approvato con 334 voti favorevoli (praticamente tutti del Ppe e dei conservatori), 327 no e 35 astensioni (Avvenire, 11 dicembre). La sua approvazione ha provocato l’automatica decadenza della risoluzione, che non è stata più neppure discussa.

Grande la delusione della Estrela, che si era affrettata a riproporre il testo con solo poche modifiche nonostante il rinvio del suo testo dalla plenaria in sede di Commissione parlamentare il 22 ottobre scorso e ha inveito contro “l’ipocrisia e l’oscurantismo” dei promotori della risoluzione alternativa.

Il testo della Estrela, che era comunque privo di qualsiasi valore giuridico e non era quindi cogente per gli Stati, sanciva un “diritto all’aborto” chiedendo agli Stati di rimuovere ogni “ostacolo” all'interruzione di gravidanza, compresa l’obiezione di coscienza, invocata in caso di aborto, in base al rapporto allegato alla risoluzione, in Italia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Polonia e Irlanda dal 70% dei ginecologi e dal 40% degli anestesisti.

Il punto più contestato della bozza era il riferimento a un presunto diritto all’aborto che nessuna convenzione riconosce e la notevole intromissione in politiche che sono di esclusiva competenza degli Stati nazionali. La Estrela aveva tolto qualche passaggio controverso, come la raccomandazione di agevolare l’inseminazione artificiale di donne omosessuali, e in sede di Commissione per i diritti delle donne il presidente Mikael Gustafsson, svedese della Sinistra unitaria, aveva imposto una procedura rapida, limitando al massimo la possibilità di presentare emendamenti per tornare al più presto in aula ed evitare che la risoluzione si perdesse con la fine imminente della legislatura. Questa mossa si è però rivelata controproducente e ha allargato le ostilità al testo favorendo la cruciale astensione di vari deputati del gruppo dei Socialisti e democratici.

Molti anche gli europarlamentari italiani del Pd che si sono astenuti. Patrizia Toia e Silvia Costa si sono chieste “perché l’onorevole Estrela non abbia saputo, con un approccio diverso, costruire una maggioranza solida a sostegno della sua relazione in Parlamento”, osservando che “fin dall’inizio dell’esame in Commissione Donne” avevano espresso “perplessità sulla radicalità dell’impostazione”.

Roberta Angelilli (Ncd), vicepresidente del Parlamento, ha invece espresso soddisfazione per l'accaduto affermando che quello proposto dalla Estrela era “un testo inaccettabile”, perché “ci sono valori fondamentali su cui non è concesso alcun tipo di compromesso, e il diritto alla vita è tra questi”. “La relazione Estrela”, ha aggiunto Sergio Silvestris (Fi), “rappresentava il manifesto ideologico dell’Europa laicista, abortista e portatrice di un modello diverso da quello italiano”.

Anche per Grégor Puppinck, presidente del Comitato europeo dell'Iniziativa dei Cittadini Europei Uno di Noi, che vuole promuovere in Europa una maggiore difesa della vita umana fin dal suo concepimento, il progetto Estrela era “estremo”: “presentato sotto la copertura di promozione della salute, attentava violentemente contro il diritto alla vita e alla dignità di ogni essere umano, la libertà di coscienza del personale sanitario, i diritti educativi dei genitori e dei bambini e anche il diritto europeo”. Il suo rifiuto, quindi, “rende onore alla maggioranza del Parlamento europeo”, ha scritto in un comunicato.

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abortodiritti umaniparlamento europeorapporto estrela
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