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Card. Gracias vescovo Mumbai: "La Chiesa non considera i gay dei criminali"

© MANAN VATSYAYANA / AFP

Indian gay-rights activists take part in a protest against the Supreme Court ruling reinstating a ban on gay sex in New Delhi on December 11, 2013. India's Supreme Court reinstated a colonial-era ban on gay sex on that could see homosexuals jailed for up to ten years in a major setback for rights campaigners in the world's biggest democracy.

Lucandrea Massaro - Aleteia Team - pubblicato il 11/12/13

India: sentenza Corte Suprema fa tornare l'omesessualità un reato punibile con ergastolo

L’omosessualità è di nuovo reato in India. La Corte Suprema indiana ha emesso una sentenza con cui si dichiara che ha rovesciato a sentenza con cui nel 2009 l’Alta Corte di Delhi aveva depenalizzato i rapporti consensuali tra adulti dello stesso sesso, vietati da una legge risalente al periodo coloniale. «E’ una terribile sconfitta per la comunità Lgbt – ha detto Ashok Row Kavi, un attivista gay indiano – questo provocherà maggiori problemi con la polizia e costringerà le persone che nascondono la loro identità sessuale a non rivolgersi alle strutture sanitarie» (Corriere della Sera, 11 dicembre).

Scontate ed immediate le reazioni da parte di attivisti indiani per i diritti gay. Secondo questi ultimi la responsabilità è dell’insieme delle associazioni religiose islamiche, cristiane e indù che avrebbero fatto pressioni per reintrodurre la norma. Tuttavia, con una dichiarazione all’agenzia AsiaNews il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai e presidente della Conferenza episcopale indiana, ha tenuto a sottolinerae che "la Chiesa cattolica non è mai stata contraria alla decriminalizzazione dell’omosessualità, perché non abbiamo mai considerato i gay dei criminali"."In quanto cristiani – ribadisce il card. Gracias ad AsiaNews – esprimiamo il nostro pieno rispetto agli omosessuali. La Chiesa cattolica si oppone alla legalizzazione dei matrimoni gay, ma insegna che gli omosessuali hanno la stessa dignità di ogni essere umano e condanna ogni forma di ingiusta discriminazione, persecuzione o abuso" (Radio Vaticana, 11 dicembre).

Il 2 luglio 2009, con una sentenza immediatamente definita "storica" dalla comunità gay indiana, l’Alta Corte di New Delhi aveva depenalizzato l’articolo 377 del Codice penale stabilendo di fatto che il sesso in un luogo privato tra due adulti omosessuali consenzienti non costituiva reato. La legge, particolarmente severa, prevedeva addirittura l’ergastolo come massima punizione. A favore dell’abolizione si erano schierate le associazioni di diritti umani, organizzazioni non governative e ovviamente i gruppi Lgbt. Mentre diverse associazioni religiose indù, musulmane e cristiane, e anche un famoso guru di nome Baba Ramdev, si erano opposti. A ricorrere in appello contro l’abolizione della legge, è stato anche un politico del Bharatya Janata Party (Bjp), il partito ultranazionalista indù che di recente ha vinto le elezioni amministrative in quattro Stati, tra cui a New Delhi, sconfiggendo il partito laico del Congresso (Repubblica, 11 dicembre).

Tags:
chiesa cattolicaindiaomosessualità
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