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Un libro per riprendersi il Natale

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“24 minuti a Natale” di don Guglielmo Cazzulani invita a non smettere mai di sperare

24 minuti a Natale. Dio si avvicina” (edizioni Ancora) è il libro scritto da don Guglielmo Cazzulani, giovane sacerdote della diocesi di Lodi, insegnante di teologia e prete d’oratorio, per aiutare a recuperare il senso del Natale, un evento che al giorno d'oggi sembra “finito in pasto al consumismo, preda di commercianti e imbonitori”, con i giorni che lo precedono che “di tutto sono pieni, tranne che delle cose più importanti”.

“Poi, però, non c’è persona al mondo, pur assediata da mille incombenze, che non cerchi un minuto di silenzio per viverlo bene, il Natale”, riconosce don Guglielmo. “Sotto la scorza di tanta banalità che continuamente lo opprime, c’è sempre un cuore bambino che chiede di pulsare. Affiora il ricordo di cento altri natali, spesso sperduti in un tempo lontano, dove invece c’era spazio per tutto: le fiabe dei nonni, la novena in parrocchia, la vigilia trascorsa a consegnare i pacchi agli anziani”.

“Il Natale non ha mai tradito la sua magia. Forse per colpa di quel bisogno di spiritualità che ci portiamo scolpito dentro, quel desiderio di sentirci amati, e di trovare una ragione che giustifichi gli infiniti caotici cammini che siamo costretti a scarabocchiare sulla tavola di questa vita”.

Dio che respira in una culla. Pur con tutta la fantasia di cui sono capaci gli uomini, non ci saremmo mai aspettati di contemplare uno spettacolo del genere”, commenta don Guglielmo.

In questo contesto, le pagine del libro sono dedicate “alla stragrande maggioranza degli uomini, mendicanti di tempo, assorbiti da troppi impegni che quotidianamente infestano l’agenda”, “uomini che qualche volta avrebbero voglia di piantare lì tutto, rosi come sono dalla nostalgia, e di rifugiarsi in un paese lontano, fatto su misura per loro, che non deve poi essere troppo diverso da quello che hanno conosciuto nell’infanzia. Uomini che soprattutto non vogliono perdere il succo della storia che ci porta a Natale. Ne avvertono prepotente il bisogno”.

“Come chi, per spingere avanti la carretta, gratta il fondo del barile, confidando di trovare ancora, mischiato con gli avanzi di un’intera vita, un piccolo residuo di speranza”. Proprio la speranza è una dei protagonisti del libro. Come diceva Charles Péguy, citato dall'autore, “La fede che preferisco – dice Dio – è la speranza”.

La speranza è “il dono più bello che alberga nel cuore dell’uomo, il più necessario”, senza il quale “l’uomo non sarebbe mai diventato uomo” e non avrebbe fatto cose grandi, perché “non si è mai visto un pessimista che abbia fatto qualcosa di buono per gli altri”, spiega don Guglielmo.

Non smettere mai di sperare” è il messaggio che lancia. “Anche quando il groviglio della vita appare così inestricabile che viene voglia di sedersi e aspettare che tutto passi. Però questa follia, questa palese mancanza di realismo, che ci è stata contagiata nel giorno del battesimo, rende inspiegabilmente bello il nostro cammino quaggiù. Non ci è stato regalato un mondo già redento in
partenza, sta a noi cercare di migliorarlo”.

Delle vicende che riguardano il Natale, osserva don Guglielmo, la più sconvolgente non è tanto quella che racconta degli avvenimenti di Betlemme, quanto l’avverbio che è messo in capo a tutto: “oggi”.

“Dunque Dio non è un mistero lontano. Dunque non è acqua passata”. “Dio prende a spallate l’uscio di casa nostra, perché vuole semplicemente entrare”; “rieccolo, Dio. A scombinare le nostre vite. Capace di capovolgerle, alla stessa maniera con cui rovesciò tutto quanto c’era da ribaltare nel suo mondo”.

“In ogni notte di Natale ci tuffiamo sull’avverbio più soffice che esista al mondo. Oggi, proprio adesso”. Come diceva Madre Teresa, “è Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri”.

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