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L’amore, un’attenuante per i pedofili? Sgomento per una sentenza della Cassazione

@Shuttershock

Emanuele D'Onofrio - Aleteia Team - pubblicato il 09/12/13

Ma lei teme che questo ci porterà a rivedere le nostre convinzioni sull’età infantile?

Petruccioli: Siamo noi che li trattiamo sempre più da grandi. Per quanto riguarda l’educazione, una volta il bambino non aveva diritto – ed era sicuramente un eccesso – di esprimere un’opinione. Ora si va al ristorante e la prima cosa che si fa è rivolgersi al bambino di 5 anni e chiedergli “caro, cosa vuoi mangiare?”: è un trattarli da grandi, quando grandi non sono. Questa è la tragedia evolutiva attuale. Un bambino di 11 anni che vive nel mondo di Facebook ha già subito il contagio di una parola come “amore”. Basta andare davanti ad una scuola media per rendersi conto che bambine e bambini sono vestiti e truccati da grandi, e che gli si chiede un comportamento da adulto. Siamo noi che stiamo spingendo i bambini, sempre più piccoli, fuori dalla loro età. Loro avrebbero bisogno di viversi la loro età dell’incoscienza, si diceva una volta, che arriva fino alla pubertà. I principi morali vanno gestiti dai genitori, un bambino non può capire se una cosa è giusta o sbagliata. Mettete un motorino in mano ad un bambino di 11 anni e quello farà dei disastri; allo stesso modo, mettete l’innamoramento in mano ad una bambina di 11 anni e farà altrettanti disastri. Nella sentenza della Corte c’è il riconoscimento di qualcosa che a noi, mass media, genitori, società, sta sfuggendo di mano. Ci sta sfuggendo di mano il bambino, perché vorremmo degli adulti. Questo avviene anche perché c’è una rincorsa dei genitori, che si sentono in colpa perché non hanno più tempo né spazio per i figli, verso un’educazione permissiva, che in senso teorico può essere anche giusta, ma che va verso una super-responsabilizzazione del bambino.

Dottor Marziale, questa notizia ci parla di una deriva teorica riguardo a quello che è il diritto sui minori?

Marziale: Questa sentenza conferma che la Cassazione di tanto in tanto ama scioccarci. Penso per esempio alla sentenza sulla donna che qualche anno fa fu uccisa dopo una violenza sessuale all’uscita dalla metropolitana di Roma: i magistrati scrissero che se la donna non avesse reagito probabilmente la donna non sarebbe morta. E’ inaccettabile ed è inammissibile che la discrezionalità del giudice che pure in giurisprudenza in Italia esiste, possa spingersi fino al punto di giustificare, di dare attenuanti ad una situazione che meriterebbe solo aggravanti. Noi qui infatti parliamo di una bambina di 11 anni e di un signore che ha 60 anni, di un signore che avrebbe dovuto “accudirla” perché lavorava proprio nell’ambito dei servizi sociali ai quali era stata affidata la cura della bambina, e invece lo si ritrova nudo a letto con lei. Bene, allora se vogliamo gloriarci, come spesso capita in questo Paese, del fatto che la giurisprudenza è piena di norme a difesa del minore, dobbiamo dall’altra parte prendere atto che tutta questa montagna di carta serve solo a fare un grande falò perché manca la cultura di fondo del rispetto del bambino. Questo è un problema culturale, prima che giurisprudenziale: non può e non deve essere accettato che un crimine contro l’umanità come la pedofilia – ed un uomo di 60 anni che si congiunge carnalmente ad una bambina di 11 è da considerarsi pedofilo a tutti gli effetti – possa godere di attenuanti. Fintanto che la giustizia in questo Paese funziona così, vuol dire che dev’essere in qualche modo riparata.

Trova preoccupante che il diritto, come afferma il professor Petruccelli, sembri lasciarsi influenzare dal modo in cui i media rappresentano il mondo dei bambini oggi?

Marziale: Il professor Petruccelli ha ragione. Noi da anni siamo abituati ad avere i bambini “adultizzati”. Guardi, basti pensare ad “innocenti” trasmissioni televisive che noi come Osservatorio non abbiamo mai accettato culturalmente, ad esempio “Ti canto una canzone”, dove i bambini vanno a scimmiottare i grandi; non ci si rende conto del problema culturale che creano. Avere i bambini di 10, 11, 12 anni che si esibiscono in bambini che cantano “Non son degno di te” o “perdere l’amore” è di fatto uno scimmiottamento del mondo degli adulti, tra le altre cose sanzionato dal Codice TV e minori del quale sono stato tra gli ispiratori e gli estensori. I media che in qualche modo ci aiutano a considerare adulti i minori, ma non è solo colpa dei media, perché se io penso ai legislatori che hanno fatto delle proposte di legge, come quella di dare porto d’armi e patente a 16 anni, di far votare a 16 anni, vede, questa è gente che si arroga il diritto di rubare anni preziosi all’infanzia, perché per quante emozioni culturali oggi i bambini abbiano rispetto al passato, biologicamente sono sempre dei bambini. Oggi, poi, abbiamo genitori, in particolare le mamme, che hanno invertito una tendenza culturale: un tempo avevamo le bambine che giocavano a fare la mamma, adesso abbiamo un vulcano potenzialmente esponenziale di mamme che giocano a fare le bambine. Tutte queste cose contribuiscono a smorzare lo sdegno che, di fronte ad un caso come quello che la Cassazione c’ha proposto, deve essere normale.

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giustiziapedofiliasocieta
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