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L’amore, un’attenuante per i pedofili? Sgomento per una sentenza della Cassazione

@Shuttershock
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Rinviata in appello una condanna di cinque anni ad un sessantenne trovato a letto con una bambina di 11 anni. Motivo: la piccola sarebbe stata innamorata

In attesa di ulteriori conferme, per commentare quanto oggi si legge sui quotidiani Aleteia ha voluto interpellare alcuni esperti di psicologia infantile e di diritto sui minori in Italia. In particolare, ci siamo rivolti a Filippo Petruccelli, avvocato psicologo e psicoterapeuta, docente di Psicologia dello sviluppo e psicologia dell’educazione presso l’Università di Cassino, e ad Antonio Marziale, fondatore e Presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori.

Professor Petruccelli, è possibile parlare di “amore” per quanto riguarda una bambina di 11 anni, da un punto di vista giuridico e da un punto di vista psicologico?

Petruccelli: Bisogna premettere che i due modelli di interpretazione, giuridico e psicologico, sono molto diversi tra di loro. Quando cerchiamo di metterli insieme nel concreto ci troviamo in difficoltà. Da un punto di vista giuridico, che la Corte abbia trovato delle attenuanti generiche – che peraltro cambiano poco, perché gli atti sessuali con minori rimangono, indipendentemente da tutto – alcuni comportamenti e situazioni che secondo lui fanno parte della fattispecie, questo è “lecito”. Ripeto, su una condanna a 5 anni le attenuanti non è che giochino un ruolo fondamentale; tuttavia è interessante come abbiano preso in considerazione l’innamoramento, che è una forma di relazione squisitamente psicologica. Non esiste nel diritto una rilevanza giuridica del fatto che io possa essere o meno innamorato di qualcuno, o di qualcosa, un quadro o una fantasia. Infatti, le attenuanti generiche si danno in genere con motivazioni extragiuridiche. Il problema è: che cosa possiamo intendere per “innamoramento” o “relazione”, da un punto di vista psicologico? Queste sono parole legate a codici filosofici o linguistici, anche perché la psicologia è più tranchant se si parla di relazioni o di sentimento. Per la psicologia una relazione può essere congrua o incongrua, può essere sessuale o finalizzata alla costruzione di una famiglia, e così via. Sono definizioni che hanno poco del sentimentale, ma qui invece si parla di sentimento. E la psicologia distingue tra tantissimi tipi di sentimento: padre e madre, fidanzati ecc. Ma il problema è: posso usare questa parola per una bambina di quindici anni? Da un punto di vista psicologico io mi posso innamorare di un “oggetto” congruo se mi innamoro di una persona alla quale per età non faccio danni, mentre tutte le perversioni sessuali hanno oggetti “incongrui”, sono delle storture della mente che mi fanno vedere un oggetto congruo e finalizzato al soddisfacimento dei miei bisogni affettivi o sessuali in uno che non lo è, o lo è solo in maniera parziale. Ma nella nostra cultura e società ormai l’idea della finalizzazione dell’oggetto ad un rapporto sessuale completo viene compromessa ogni giorno di più. Fino a poco tempo fa c’era un forte sistema di protezione verso i rapporti sessuali generativi. Adesso tutto questo è messo in crisi dalla società dei consumi, dal sesso e dai sentimenti vissuti in modo consumistico. Anche per i nostri bisnonni c’erano situazioni incongrue, ma erano limitate, erano vizi che si tenevano nascosti. Adesso è tutto molto più “esibito”, e c’è una sessualizzazione del mondo dei bambini.

In questo atteggiamento dei giudici di Cassazione lei registra un affanno nel voler andare dietro a queste mode?

Petruccelli: La cosa non è molto consapevole, come quando io regalo a mia nipote o a mia figlia di 5 anni quel costume o vestito, o quando la invito ad un atteggiamento che magari deriva dal mondo dei mass media. La pubblicità che si rivolge ai bambini, specie sui vestiti o sul trucco, tende a farli vedere come più grandi. Li si spinge a truccarsi, ad esempio, quando non sono neanche adolescenti. Tutto questo diventa via via un sapere comune o condiviso, per cui che la Cassazione parli di “innamoramento” non significa che stia andando dietro una moda, ma che è diventata l’espressione del senso comune. Ormai l’immagine del bambino che ci trasmettono la televisione e tutti i mass media è molto sessualizzata rispetto a quello che poteva essere l’immagine che due generazioni fa avevamo dei bambini.

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