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L’amore, un’attenuante per i pedofili? Sgomento per una sentenza della Cassazione

@Shuttershock
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Rinviata in appello una condanna di cinque anni ad un sessantenne trovato a letto con una bambina di 11 anni. Motivo: la piccola sarebbe stata innamorata

C’è ancora grande confusione intorno ad un caso giudiziario esploso mediaticamente pochi giorni fa. La sentenza della Suprema Corte di Cassazione è stata depositata e solo gli avvocati delle parti avrebbero avuto modo di accedervi ed analizzarla; tuttavia, “Il quotidiano della Calabria” ne racconta alcuni dettagli che lasciano senza parole, ed assai preoccupati. Un uomo di 60 anni, dipendente dei Servizi Sociali di Catanzaro, era stato condannato in primo ed in secondo grado a cinque anni di carcere per violenza sessuale su minore, una bambina di 11 anni che gli era stata affidata, dopo che i poliziotti a seguito di centinaia di intercettazioni avevano trovato i due nudi ed abbracciati in un letto. L’accondiscendenza della bambina, anzi, il sentimento intenso che la piccola avrebbe manifestato per il sessantenne potrebbe essere, così racconta il giornale calabrese, motivazione sufficiente per la Cassazione per chiedere alla Corte d’Appello di considerare nuove circostanze attenuanti nella definizione della condanna.

Noi di Aleteia abbiamo deciso di approfondire questa notizia, perché anche se non ancora confermata, ed in questo caso la decisione dei giudici sarebbe senz’altro sconcertante, mette già in evidenza diversi aspetti interessanti. Uno di questi è, come l’avvocato Gassani, penalista della famiglia ed esperti in delitti intrafamiliari, sottolinea, la tendenza da parte dei media che si è rivelata traditrice in passato a lanciarsi in giudizi spesso basati su cattive interpretazioni se non su informazioni lacunose.

Avvocato, come giudica questa sentenza?

Gassani: Nessuno degli avvocati che io conosco ha avuto modo di leggere questa sentenza, ma certamente i titoli dei giornali sono inquietanti. Al momento, dunque, noi abbiamo solo titoli di giornali ed alcuni commenti. Se la Suprema Corte di Cassazione ha preso questa decisione, a mio parere ha preso un grande abbaglio, perché la pena di detenzione da 6 a 12 anni vale per chiunque abbia rapporti con minori di 14 anni, indipendentemente da qualsiasi altro fattore, tanto meno quello sentimentale. Per cui io stento a credere a questo tipo di sentenza, perché probabilmente c’è altro che noi non conosciamo. Tante volte abbiamo commentato questo tipo di sentenze e poi abbiamo scoperto che dicevano altro, perché c’è anche una voglia di “sensazionalismo” a volte in Italia nel commentare le sentenze della Cassazione. Ma se dovesse esserci una motivazione di questo tipo, cioè che basta essere innamorati per andare a letto con una bambina di 11 anni, beh a questo punto c’è davvero molto da preoccuparsi. Dovrebbero intervenire davvero organi superiori alla Suprema Corte. Questo è un problema del comune sentire, dell’uomo comune di strada, senza arrivare a quello che sancisce l’articolo 609 del Codice Penale: certamente non può essere un’attenuante il sentimento della bambina verso il sessantenne. E’ una cosa raccapricciante da un punto di vista sociale. Credo e mi auguro che tutti quanti ci siamo sbagliati. Altrimenti come padre, come avvocato e come cittadino, sarei davvero molto allarmato.

Al di là di questa sentenza in particolare, com’è la tendenza riguardo alle sentenze che coinvolgono minori da parte della Cassazione?

Gassani: Negli ultimi anni la Suprema Corte di Cassazione per la verità ha rinforzato il principio secondo cui chi ha fatto sesso con bambini al di sotto dei 14 anni deve essere condannato senza pietà. Quindi, francamente, questa sentenza si colloca come una sorta di mosca bianca in un ginepraio di sentenze in cui invece c’è una grande severità da parte dei giudici. La pedofilia non è minimamente scusabile, sotto nessun profilo. Neanche l’amore, tra un bambino e un essere adulto, addirittura in terza età, può giustificare rapporti sessuali o amorosi di qualsiasi natura. Quindi se noi stabiliamo un principio, non solo giuridico, ma naturale e sacro, non credo che la Suprema Corte, che è l’organo di garanzia della legalità nel nostro Paese, possa aprire la porta ad una deriva di questo tipo di pedofili. Credo dunque onestamente soltanto quando leggerò la sentenza, e forse neanche dopo averla letta, potrò credere ad un principio di questo genere.

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