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La risposte di "Laura" al questionario del Sinodo

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Vinonuovo.it - pubblicato il 09/12/13

Una fiction realistica apre ad uno spaccato della società e propone un personaggio cristiano credibile

di Guido Mocellin

Mentre nelle librerie l'Evangelii gaudium va letteralmente a ruba, i quotidiani italiani confermano anche questa settimana che preferiscono raccontare il Francesco feriale, e non solo quando è testimone, piuttosto che il Francesco maestro.
Sono infatti 41 su 169 i titoli che lo ritraggono nell'esercizio quotidiano del suo ministero o ne commentano i tratti complessivi «a prescindere» dal suo documento programmatico: sommati a quelli della settimana scorsa fanno 65 titoli, contro i 50 (38 all'uscita, più 12 questa settimana) per laGioia.
Tra questi commenti, due riflettono, non so con quanta benevolenza, sul profilo pop di papa Bergoglio: sul Foglio del 3, Luigi Manconi lo accosta all'attore Alessandro Bergonzoni, mentre su Italia Oggi del 5 Gianfranco Morra, trova che in effetti Francesco è perfetto come personaggio dei fumetti.
Si guadagna 13 titoli, in settimana, anche la seconda riunione del Consiglio di cardinali che assiste Francesco nel governo della Chiesa e che, su suggerimento del coordinatore card. Rodríguez Maradiaga, non chiamiamo più G8 ma C8 ( «C» come cardinali, ovviamente…). Si ragiona sulle future Congregazioni romane, ma più di tutto ottiene spazio l'imminente costituzione di una Commissione per la protezione dei minori dalle violenze («violenze», non «abusi», per favore!) e per il sostegno alle vittime.
E arriva a 10 anche il buon vecchio argomento «cattolici e/in politica»: accomunato, questa settimana, da un esercizio che mi è parso un po' sterile: misurare quanto «ruinismo» ci sarebbe nel Nuovo centrodestra, e quanto poco nell'accoglienza riservata a Romano Prodi da alcune autorevoli istituzioni ecclesiastiche romane.
Ma dopo il «Francesco feriale», l'argomento religioso più battuto della settimana è stato, con 19 titoli, la questione della definizione di matrimonio e di famiglia, trainata da due venti dell'Est: quello della Russia, per il privilegio dato alle famiglie italiane come destinatarie di adozioni fin tanto che la nostra legislazione permane quella attuale, e quello della Croazia, dove, sottoposta a referendum, la definizione di matrimonio come unione tra un uomo e una donna è risultata maggioritaria.
Segno ulteriore che la scelta del tema de «Le sfide pastorali della famiglia» per il prossimo Sinodo straordinario e la raccomandazione di una diffusione capillare del relativo «Questionario» hanno il loro perché, e vale la pena insistere perché le si prenda sul serio, anche nelle pigre comunità del nostro paese.
A questo proposito, mi sono chiesto: come risponderebbe al «Questionario» Laura Rengoni? La sua infatti è Una grande famiglia(quella protagonista della fiction di Rai1 di cui giovedì sera si è conclusa la seconda serie) piuttosto secolarizzata, che in quanto a questioni etiche non si fa mancare nulla.
Edoardo, il primo dei cinque figli di Ernesto (proprietario di un mobilificio) ed Eleonora (casalinga), succeduto al padre alla guida dell'impresa, si finge morto per sfuggire alle responsabilità di una spregiudicata gestione finanziaria, e poi ricompare ma senza apparenti ravvedimenti (un commissario di polizia lo potrebbe smascherare, ma preferisce la concussione, sia pure finalizzata a curare la moglie malata di tumore; e alla morte di questa, il suicidio).
Uno dei fratelli, Raoul, ne seduce la moglie, Chiara, mandando all'aria la coppia di fatto che precedentemente aveva costituito, altrimenti avviata a regolarizzarsi anche per poter trasformare in adozione l'affido temporaneo del bimbo Salvatore. L'altro fratello, Stefano, prima di incontrare il vero amore ha almeno due avventure per volta. C'è poi una sorella, Nicoletta, che si sposa, incinta, con un coetaneo del suo stesso ceto sociale dopo aver lasciato l'anziano professore di cui era l'allieva-amante.
Non si pensi, però, che i personaggi attraversino indifferenti tutte queste vicende. Al contrario, le vivono con reali tormenti interiori. Infatti Una grande famiglia è un'ottima fiction, ben scritta (da Ivan Cotroneo), ben diretta (da Riccardo Milani) e ben recitata (ci sono Cavina, la Sandrelli, Gassmann, la Rocca…). E del resto, chi di noi, tra parenti o amici, non si è trovato partecipe di almeno una delle situazioni narrate?
Ma ero partito da Laura, la secondogenita, interpretata dall'eccellente Sonia Bergamasco. Anche il suo matrimonio fallisce, ma lei si rifiuta di concedere al marito il divorzio, e si piega a fatica persino a intraprendere la strada dell'«annullamento» canonico. Accetta con grande travaglio l'omosessualità dell'unico figlio Nicolò, e infine rischia di perdere un nuovo amore perché, trentottenne, si nega i rapporti sessuali fuori dal matrimonio.
Mi interessa dire di Laura perché questo personaggio è stato scritto e interpretato sottolineando che sono la fede cristiana e l'appartenenza cattolica a orientarne le scelte. Ed è stato scritto e interpretato in modo più che apprezzabile. Non perché rappresenti al meglio «la» cattolica-tipo, che non esiste, bensì perché, consapevole di rappresentare «una» cattolica tra le tante possibili, Laura si fa prendere sul serio, è credibile, è vera.
Lo è nella scena (che pochi altri autori avrebbero scelto di mostrare) che la ritrae, nella settima puntata, davanti al Tribunale ecclesiastico che deve decidere della nullità del suo matrimonio, ferma nel difendere il valore che aveva attribuito al sacramento, e insieme rassegnata nell'ammettere che il marito non gli aveva attribuito lo stesso valore. O in quella in cui si nega al nuovo compagno, che non contiene nessuna facile ironia: lo spettatore è piuttosto condotto a rispettare le motivazioni di Laura, e direi con successo, a giudicare da come, sulla pagina Facebook della serie, i telespettatori hanno risposto alla domanda «Il tuo partner non vuole farlo prima del matrimonio: lo lasci o lo capisci?».
E lo è ancor più quando, evidentemente sorretta dalla sua spiritualità credente – che tutti le riconoscono – si adopera nel sostenere i genitori, i fratelli e i nipoti – nonché il figlio, ciò che le risulta più arduo – nelle difficili prove che attraversano. Con un atteggiamento che non ha nulla di retorico o di moralistico, ma che esprime una prossimità calda e consolante, come di chi prima di tutto si disponga a «curare le ferite»… A me tutto questo è piaciuto.

Fonte Vino Nuovo

Tags:
cristianesimosecolarismo
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