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Google Glass, aria di rivoluzione e voglia di privacy

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Emanuele D'Onofrio - Aleteia Team - pubblicato il 09/12/13

L’ultima tecnologia Google segna un punto di non ritorno nel nostro mostro di osservare la realtà, ma anche nel nostro… essere osservati

Sono ancora in pochissimi ad indossarli, poiché il progetto è ancora in fase sperimentale, ma l’impatto dei Google Glass sul mondo di tutti i giorni si annuncia devastante. Ce lo suggerisce un episodio capitato a Seattle, negli Stati Uniti, dove un giovane è stato invitato ad uscire da un ristorante nel momento in cui ha rifiutato di togliersi i Google Glass che indossava. Il motivo? Problemi di privacy, dato che questa tecnologia pioneristica – e che sarà in commercio solo dal prossimo anno – consente facilmente, tra le tantissime altre opzioni, di riprendere immagini e scattare foto all’insaputa di chiunque si trovi davanti al microscopico obiettivo. Si tratta di uno strumento che, nel bene o nel male, produrrà una nuova mutazione nel nostro senso di percezione della realtà, già sollecitato negli ultimi anni da innovazioni tecnologiche costanti e sempre più sconvolgenti. Abbiamo cercato di analizzare le potenzialità di questo impatto da un punto di vista comunicativo e antropologico, con Daniele Chieffi, – docente di temi legati alla comunicazione digitale presso l’Università Cattolica di Milano e alla Business School del Sole 24 Ore, e autore nel 2012 di Social Media Relations (Gruppo 24 Ore) – e da un punto di vista legale, con Domenico Colella – avvocato esperto in materia di Information Technology e docente presso la LUISS e l’Università di Bocconi di Milano -.

Google glass, uno strumento che sarà commercializzato nel 2014, è davvero più invasivo di altri strumenti tecnologici?

Chieffi: È decisamente più invasivo, e per un motivo molto semplice: è il primo esempio di interfaccia di una macchina in tempo reale, nel senso che tu hai la possibilità di digitalizzare la realtà che hai davanti agli occhi. Questo non è esattamente un passaggio banale: prima tutta la digitalizzazione della realtà passava attraverso degli strumenti che contenevano in loro la realtà, che generavano una realtà altra rispetto a quella che viviamo tutti i giorni. Cioè, tu potevi andare in un ristorante e poi lasciare una recensione su Tripadvisor o da qualche altra parte, scattare una foto e poi postarla, ma c’era sempre un momento di traslazione dal contesto reale al contesto digitale. I Google Glass in realtà annullano questa barriera: cioè tu sei in grado di digitalizzare la realtà in tempo reale. E questo indubbiamente è un passo ulteriore, dove si abbatte ogni interfaccia tra uomo e macchina. I Google Glass non fanno altro che inserire elementi digitali nella realtà che vivi e nella tua esperienza. Questo significa che tu hai una percezione aumentata della realtà, ad esempio una localizzazione maggiore o la possibilità di fissare un’immagine e postarla in tempo reale. Sicuramente è uno strumento rivoluzionario.

Questi strumenti, ormai protesi del nostro abbigliamento e del nostro corpo, stanno cambiando la nostra percezione della realtà? Sono punti di non ritorno?

Chieffi: Sono inevitabilmente punti di non ritorno. Questo dipende dall’evoluzione tecnologica. Tieni presente che nel progetto iniziale i Google Glass dovevano essere lenti a contatto. E magari si arriverà a questo, con la nanotecnologia, soprattutto se pensi che i Google Glass in realtà sono una microcamera che proietta immagini direttamente sulla retina. Stiamo parlando di tecnologia che fino a cinque anni fa era pura fantascienza. Se pensi che adesso, che ancora è un gadget, il Watch Phone di Samsung integra un oggetto assolutamente quotidiano che esiste da secoli in forma da orologio da polso con un device elettronico. È ovvio che la tendenza tecnologica è quella di integrare il più possibile la tecnologia nella quotidianità, fino ad arrivare ad una integrazione fisica. È operativo già il concetto del microchip sotto pelle che sostituisce le carte di pagamento, ecc. Non è fantascienza, esiste. Quindi la tendenza sarà sempre più l’abbattimento della barriera tra uomo e macchina. E questo provocherà inevitabilmente, come già sta provocando, un mutamento della percezione della realtà quotidiana nella sua usabilità, e quindi anche la comunicazione, che diventerà sempre più integrata in maniera digitale. Oggi è la norma avere dei telefoni con i quali comunichi in varie forme, con la chat di Facebook, con gli SMS, con Whats App, ecc., fino a dieci anni fa non esistevano neanche gli SMS.

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mondo digitaleprivacytecnologia
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