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Eutanasia e minori, punto di non ritorno?

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Lucandrea Massaro - Aleteia Team - pubblicato il 06/12/13

Una delle obiezioni che si fa alla Chiesa è quella sul dolore, c’è chi pensa che il cattolicesimo sia in qualche misura scettico verso la terapia del dolore e le cure palliative.

Pegoraro: No anzi. Bisogna sfatare alcuni equivoci e riconoscere un percorso storico in maniera corretta. Sono già più di cinquant’anni, da Pio XII, che la Chiesa ha riconosciuto un obbligo morale di alleviare il dolore e di mettere in atto tutto quanto la medicina può fare per eliminare o controllare il dolore. E’ una responsabilità tanto dei medici (e degli operatori sanitari in genere), quanto del malato e dei familiari, di fare in modo che ci sia maggiore serenità e dignità per la persona. Morfina e altri trattamenti sono leciti, secondo quanto suggerisce la pratica medica. Da qui promana tutto l’ambito più ampio e articolato delle cure palliative. E’ necessaria una presa in carico del malato in quanto tale: non va lasciato solo, perché la solitudine è un grandi drammi che tante volte colpiscono i malati. Starà al paziente valutare fino a che punto, per motivi personali o di fede, accettare certi trattamenti qualora possano intaccare la propria lucidità a causa dei medicinali. Il messaggio della Chiesa è però chiaro: alleviare il dolore e asciugare ogni lacrima, accompagnare le persone nel loro viaggio.

La Chiesa cattolica è da sola in questa difesa della vita?

Pegoraro: bisogna capire il contesto di secolarizzazione veloce e consistente avvenuta in quei paesi (il Benelux, ndr), l’assetto sociale e il ruolo più “potente” di medici e medicina. Una capacità di esercitare un ruolo centrale, con la pretesa che la risposta di ogni sofferenza sia la medicina. Ma sofferenza e dolore non sono la stessa cosa. Il dolore è un fatto fisiologico, la sofferenza è legata anche a fattori psicologici e spirituali delle persone. C’è l’idea che alla sofferenza per l’avvicinarsi alla morte, la risposta sia sempre medica e ci sia una soluzione medica come l’anticipazione della morte. E’ un modo di fraintendere il ruolo di medicina, l’idea di libertà e anche una distorsione del concetto di compassione e di cura. Sospendere un trattamento è un conto, un intervento attivo è cosa ben diversa.

Ammesso (e non concesso) che l’eutanasia sia accettabile per un soggetto adulto, nel caso dei minori non è un abuso del concetto stesso di autodeterminazione?

Pegoraro: In effetti suscita molta amarezza e grave preoccupazione questa deriva di applicazione dell’eutanasia sui minori. E’ quel piano inclinato che si intravedeva e che si è verificato, per cui dall’affermazione forte dell’autodertminazione e della libertà di un soggetto che quando malato è molto influenzabile dalla malattia, dalla sofferenza, dalla presenza o assenza dei familiari, dal senso stesso del suo morire, si passa al caso dei minori, vulnerabili e ancor più condizionabili. E quindi da tutto quello che condiziona questa situazione. Capire il rapporto tra libertà del soggetto e libertà e responsabilità degli operatori sanitari. Nel caso del minore tutto questo è largamente compromesso perché si suppone che il minore – per definizione – non abbia la piena maturità per decidere su cose così fondamentali anche se la malattia fosse così grave da suggerirlo. Sorprende quindi che si dia spazio quella che viene considerata una specie di autodeterminazione. Anche il contesto dei genitori non è chiaro come essi vengano coinvolti: possiamo comprendere che ci sia in certi casi un senso di rassegnazione, ma accettare il fatto della morte e accelerare quel percorso, lascia sconcertati!
Infine una verifica psicologica invece di essere un accompagnamento per trovare un sostegno, si limita ad attestare che la persona è abbastanza consapevole della decisione. Ma le cure palliative hanno sempre previsto l’accompagnamento psicologico, per trovare un senso non per accelerare la morte. Sono molte le preoccupazioni per questa decisione del Belgio che apre le porte ad un precedente doloroso.

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bambinibelgiobioeticaeutanasiafocus eutanasia

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