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Perché l’Africa nera non si sviluppa?

© Public Domain
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Chi conosce la vita dei popoli africani, parla delle cause interne, storico-culturali, religiose ed educative.

Il 29 novembre 2013 si è svolto in Vaticano il Simposio sullo sviluppo solidale e sostenibile dell’Africa, organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze e dalla Fondazione Sorella Natura di Assisi. Nella sede della Pontificia Accademia, la Casina di Pio IV, un centinaio di partecipanti qualificati (su invito) hanno ascoltato (ore 9,30-17) le relazioni che verranno poi stampate dalla Fondazione Sorella Natura. Il prof. Roberto Leoni, presidente della Fondazione di Assisi, ha presentato i relatori e il card. Giovanni Battista Re ha aperto i lavori, rimarcando “il bisogno sia di pensiero che di azione a favore dello sviluppo del continente africano”. L’Arcivescovo di Kinshasa, Card. Laurent Mosengwo Pasinya Primate dell’Africa, ha tenuto la “lectio magistralis” al Simposio, elencando i mali dell’Africa nera e indicando “i bisogni essenziali degli africani: nutrizione, educazione, sanità, abitazione, libertà…dei quali gli africani debbono essere considerati non solo come beneficiari, ma come attori del cambiamento”. Ha poi specificato come la Chiesa, nella “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI, orienta le soluzioni per uno sviluppo giusto, solidale e integrale.

Le altre relazioni, del Ministro per l’Integrazione del Governo italiano, On. Cecilia Kyenge, e del prof. Romano Prodi, Rappresentante dell’Onu per il Sahel, e di alcune altre personalità, verranno stampate dalla Fondazione Sorella Natura. Il titolo del mio intervento “Lo sviluppo dell’Africa viene dal Vangelo e dall’educazione” , brevissimo per mancanza di tempo, ma il testo era consegnato in stampa ai presenti (vedi nel sito www.gheddopiero.it). Sono stato invitato a parlare avendo fatto decine di visite e anche lunghe permanenze nel continente, per incontrare e intervistare i missionari specialmente italiani e le giovani Chiese.

E’ opinione comune dei missionari sul campo che c’è un abisso fra la vita dei popoli africani e le analisi di politici, economisti, studiosi e giornalisti occidentali. Questi vedono l’Africa dall’esterno e parlano delle cause esterne del mancato sviluppo: debito estero, commercio internazionale ingiusto, multinazionali che sfruttano le risorse africane, aumento o diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli africani, vendita di armi, governi locali sottomessi alle imposizioni dei paesi più forti, ecc. Invece, chi conosce la vita dei popoli africani, vivendo per 20-30 e più anni con la gente comune, parla delle cause interne, storico-culturali, religiose ed educative. Ho chiesto al padre Pietro Bianchi missionario della Consolata di Torino in Tanzania da trent’anni, quali sono le cause fondamentali del sottosviluppo africano. Risponde:

1) La religione animista, che tiene l’africano, anche istruito e modernizzato nel livello di vita, prigioniero di superstizioni venefiche, malocchio, tabù, timore di vendette, culto degli spiriti con violenze e crudeltà inaudite anche sull’uomo.

2) L’analfabetismo e la mancanza di scuole. In media gli analfabeti sono sul 40% degli africani e con gli “analfabeti di ritorno” si supera il 50%. In molti villaggi dell’Africa rurale le scuole in genere valgono poco, spesso con 60-80 alunni per classe, senza libri, quaderni, strumenti didattici. Lo stesso si può dire della sanità.

3) Il tribalismo e la corruzione ad ogni livello della vita pubblica, fino ai minimi livelli. Il potere politico (e ogni altro potere pubblico) sono in genere intesi come occasione per arricchirsi e aiutare la propria famiglia, il villaggio, l’etnia. Il concetto di bene pubblico si sta formando, ma è normale che sia così, per Stati che sono nati un secolo fa dalle divisioni politiche imposte dalla colonizzazione (l’Italia è nata 150 anni fa e ha lo stesso problema). Solo un esempio. Nel 2009 la Banca Mondiale denunziava che il debito estero della Nigeria era di 7 miliardi di dollari, ma i depositi bancari in Occidente dei privati nigeriani erano di 10 miliardi di dollari.

4) I militari sono la prima casta di potere, controllano la politica e l’economia, abusano della forza in tanti modi (anche facendo guerre tribali o territoriali), sono implicati in commerci illegali a favore di importatori stranieri, ecc.

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