Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
domenica 11 Aprile |
Domenica dell'Ottava di Pasqua
home iconNews
line break icon

Quali parole sull’aborto?

© Ahturner / SHUTTERSTOCK.com

Vinonuovo.it - pubblicato il 04/12/13

Un’ulteriore dimensione, credo la più importante, è quella strettamente personale. Lidia Ravera ha vissuto in gioventù l’interruzione non voluta di una gravidanza e a lenire il suo dolore è stata la frase di un’infermiera: «Non era niente». C’è un fatto esistenziale che precede le questioni etiche e biologiche e che tirando le somme conta più di tutto.

A questo livello emergono delle domande per Lidia Ravera che sono domande, per tutti noi: era quella l’unica risposta possibile al suo dolore? Perché quella e non un’altra? Non basta dire di no all’aborto e ribadire le proprie convinzioni; a fare la differenza è il riuscire ad aprire un canale di relazione con l’interlocutore.

Il porre queste domande e il cercare le risposte non può essere un’asettica operazione razionale o dottrinale. È un cammino da percorrere insieme. Mai ho conosciuto qualcuno che si fosse messo in ricerca solo in forza di un enunciato, di un’idea. Come cattolici, ma prima ancora come persone, siamo capaci di dire parole che scaldano il cuore, che esprimono la nostra esperienza umana e toccano quelle altrui nella storia che vivono?

Se non è così, quella che chiamiamo evangelizzazione è solo propaganda, una lotta di opinioni in cui cerchiamo di convincere altri come piazzisti in un mercato. E i valori restano solo un terreno di disputa. I valori non sono l’oggetto di una dimostrazione, sono accolti e resi credibili dentro a una relazione. È bene ragionare su di essi, ma non è qui il passaggio decisivo.

Dopo aver respinto le brutte parole del politico Lidia Ravera, che cosa dire alla donna Lidia Ravera? Da parte mia, qui mi sento soltanto di rifarmi al mio vissuto di genitore, in cui la gravidanza e la nascita dei figli non sono stati mai solo fatti biologici, ma vicende segnate da una presenza riconosciuta e accolta nei segni che le sono propri. Dentro il corpo della donna s’iscrive un processo che fa progressivamente spazio nella sua storia a un "tu" che si fa via via più evidente: l’interruzione del ciclo mestruale, i segnali fisiologici, la visibilità dell’ecografia, le sensazioni nuove, la percezione dei movimenti… È un vissuto umano che precede le argomentazioni etiche o mediche, in cui trovano riscontro le parole del Salmo 139,15-16c:

Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi.

Non è questo il sentimento fondamentale di un’esperienza di maternità? Non è da qui che dovrebbe iniziare una necessario comprensione condivisa di questa esperienza? Il dato umano originario è che la gravidanza non è solo riproduzione, ma è relazione. Certo, ci sono purtroppo circostanze in cui questa relazione può essere ferita o ostacolata per vari motivi. Ma questa dovrebbe essere l’eccezione, non la regola, per cui il nostro primo dovere sociale è accompagnarla e custodirla. Il problema di quando la relazione è rifiutata rimane, non lo si può ignorare ed è difficile trovare un’unanimità di risposte.

L’aborto costituisce una delle fratture che attraversano la convivenza civile in Occidente e che abbiamo bisogno di ricomporre per non disgregarci. La disputa etica, che può facilmente sconfinare nell’ideologia, non è la soluzione a mio avviso, perché in una società in cui coesistono riferimenti etici diversificati lascerà sempre aperta un’ostilità tra vinti e vincitori senza arrivare a una vera soluzione. D’altra parte, non è neppure accettabile l’indifferenza che passa tutto sotto silenzio all’insegna di un vivi e lascia vivere ipocrita.

Ritengo che la via sia il dialogo umano, nel senso che non si arresta a un piano speculativo ma cerca un riferimento esistenziale condiviso. A questo livello il problema non è il braccio di ferro sull’aborto, ma la vicinanza e il sostegno alla donna che vive la gravidanza come un disagio su cui ci sarebbe molto da fare in ambito culturale e legislativo partendo dalla stessa legge 194.

Articolo tratto da: http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=1516

  • 1
  • 2
Tags:
abortoevangelizzazione
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni