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Quali parole sull’aborto?

© Ahturner / SHUTTERSTOCK.com

Vinonuovo.it - pubblicato il 04/12/13

Siamo capaci di dire parole che scaldano il cuore, che esprimono la nostra esperienza umana e toccano quelle altrui nella storia che vivono?

di Christian Albini 

Tra i deboli di cui la chiesa cattolica vuole prendersi cura con predilezione, si legge al n. 213 della recente esortazione Evangelii Gaudium, ci sono i nascituri di cui va riconosciuta la dignità umana. «Però è anche vero – aggiunge subito dopo papa Francesco – che abbiamo fatto poco per accompagnare le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie, particolarmente quando la vita che cresce in loro è sorta come conseguenza di una violenza o in un contesto di estrema povertà. Chi può non capire tali situazioni così dolorose?».

Sono parole in cui la convinzione umana e cristiana della negatività dell’aborto si accompagna all’attenzione alla donna e alla sua convinzione, che non sempre è scontata quando si affronta questo argomento. Ma c’è un ulteriore aspetto chiamato in causa dal papa, cioè il modo in cui se ne parla nel confronto pubblico.

Mi è venuto in mente al proposito l’episodio di Lidia Ravera, scrittrice e attualmente assessore alla cultura della regione Lazio, e delle reazioni suscitate dalle sue parole sui feti, definiti "grumi di materia". Una frase brutta e offensiva, come ha detto con efficacia Francesca Lozito proprio su Vino Nuovo, che ha avuto un seguito: in seguito alle critiche ricevute, la signora Ravera si è scusata sull’Huffington Post, ha precisato la sua posizione e ha raccontato anche qualcosa della sua vicenda di donna, aggiungendo degli elementi che consentono una riflessione più ampia.

Lidia Ravera ha chiesto scusa per i toni e le parole che ha usato. Bisogna per prima cosa dire che nell’imbarbarimento della nostra comunicazione pubblica ci sono tanti sassi, tante espressioni violente che vengono lanciate da più parti con molta leggerezza. Saper chiedere scusa è un passo minimo, ma non scontato oggi che tanti praticano l’insulto quasi fieramente e senza pudore.

Suona, però, quasi dissonante rispetto alle scuse il ribadire di non volersi sentire limitata nella propria libertà di espressione politica. Come se essa venisse compromessa da un controllo sulla forma usata nell’esprimersi e dall’attenzione agli effetti suscitati. La forma è sostanza. Qualsiasi libertà di espressione non può prescindere dal rispetto di chi ascolta: è fondamentale sia nell’orizzonte della fraternità sia in quello della democrazia. È un valore disatteso anche negli ambienti cattolici quando si confondono il polemismo e l’aggressività con una fede appassionata.


Un altro aspetto della vicenda riguarda la difficoltà che persiste in aree della sinistra italiana a liberarsi dal condizionamento di ostilità e pregiudizi storici nei confronti della visione religiosa del mondo e della chiesa cattolica. Questo per il non volere o sapere riconoscere i valori umani di cui la fede cristiana è portatrice. D’altra parte, è un’eredità che si riverbera anche nella posizione manichea secondo la quale persone, idee e partiti di sinistra appartengono a un fronte del male e dell’errore da rifiutare e combattere in blocco, come se non ci fossero in quell’area diversità di convinzioni e di storie. Basti pensare a chi, anche di recente, ha manifestato ostilità aprioristiche nei confronti del presidente della Repubblica Napolitano a motivo della sua appartenenza comunista.

Qui si misura la necessità di una cultura dell’incontro. Senza la capacità di riconoscere il positivo delle differenze, la nostra convivenza diventa solo lotta in cui si vuole prevalere. Rispetto a chi si pone nella corrente etico-politica che ha portato alla legge 194, ciò significa chiedersi se si ha a che fare con una negazione del valore della vita in nome dell’individualismo radicale, o se c’è anche altro, come l’attenzione alla donna in circostanze che suscitano dolore e profondo disagio. Non è la stessa cosa confrontarsi con l’una o l’altra posizione e bisogna tenerne conto.

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Tags:
abortoevangelizzazione
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