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La religione in rete: tra orgoglio identitario e pregiudizio

@DR
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Un libro di Roberto Rapaccini approfondisce i rischi a cui si espone chi vuole conoscere e discutere di fede e spiritualità in Internet

Per esempio, negli anni precedenti avevamo visitato i siti dei giovani musulmani italiani che erano veramente un luogo dove ci si dava consigli, dove si elaboravano alcune difficoltà di conciliare la cittadinanza italiana con il bisogno di preservare la propria identità religiosa, quindi un luogo di confronto, sì, ma tra persone che già la pensano allo stesso modo: questo è un effetto “stanza degli echi”, dove ci si parla tra persone che hanno un’affinità nel sentire, e quindi diventa una sorta di enclave digitale. Come sempre, però, la questione è ambivalente. Da una parte il web consente di accedere anche a quegli elementi culturali o religiosi nel senso più stretto, con i quali non abbiamo occasione di confrontarci nella nostra vita quotidiana: non so ad esempio, quante persone conoscano dei musulmani o possano intavolare una discussione, in questo un accostamento all’Islam può rappresentare un primo canale di accesso. Però è vero che è difficile accedere senza filtri, nel senso che si accede magari a siti dove l’Islam è dato per scontato, oppure a siti che sono anti-islamici e quindi già orientano la percezione. Quindi, orientarsi per conoscere le culture “altre” nel web senza alcuna guida è difficile ed espone ad influenze; magari ci si affida a persone che si conoscono ma che hanno già un orientamento o una certa valutazione che incidono sulla percezione di chi si avvicina.

Quali potrebbero essere le guide che agevolano i percorsi di ricerca e di dialogo in rete?

Giaccardi: La rete è qualche cosa a cui ormai si accede attraverso delle app o attraverso dei social media; per esempio, è molto diverso l’approccio che si ha se si passa da Facebook o se si passa da Twitter. Io sono personalmente convinta che Twitter sia ancora un luogo plurale, in cui stando un po’ ad osservare quello che gli altri dicono, e seguendo un po’ le diverse persone è possibile identificare degli opinion leader, in senso positivo, cioè delle persone che hanno delle competenze magari settoriali però qualificate, e che sono in grado di fornire dei percorsi di orientamento. Prima questo era il ruolo della stampa, che oggi invece è molto politicizzata, ideologizzata, e gli stessi giornalisti parlano in un codice dove quanto viene detto semplicemente nasconde altro; ora è in rete che è ancora possibile, per il momento, trovare delle figure che fanno un po’ da guida in questo ginepraio di informazioni, di notizie, di posizioni. Che ti aiutano a trovare dei punti di accesso che siano diversificati e che siano anche affidabili. Quindi, da una parte secondo me si tratta di muoversi autonomamente, e dall’altra parte di cercare qualche figura di riferimento che faciliti l’accesso a fonti attendibili. Questo secondo me lo si può fare molto più su Twitter, dove non c’è l’ossessione della cerchia, dell’amicizia, e dove posso seguire qualcuno solo perché lo ritengo una fonte affidabile.

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