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La religione in rete: tra orgoglio identitario e pregiudizio

@DR
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Un libro di Roberto Rapaccini approfondisce i rischi a cui si espone chi vuole conoscere e discutere di fede e spiritualità in Internet

La rete, grande strumento di libertà o frullatore di opinioni e più o meno datati luoghi comuni? Il dilemma non è nuovo. Quelli che possono esserlo sono i tanti risvolti in cui la questione può essere articolata. In questo senso, senz’altro l’ultimo libro di Roberto Rapaccini, Il pregiudizio religioso sul web. Internet, da punta avanzata della democrazia a strumento di omologazione del pregiudizio (Cittadella Editore), esamina un complesso di temi estremamente delicato, che riguarda il rapporto tra il mezzo per noi ormai primario di acquisizione di conoscenze ed informazioni, e la dimensione più profonda della nostra umanità, quella della fede e dello spirito. Troppo spesso in internet ci troviamo esposti ad un turbinio di opinioni e di banalizzazioni che, se non ci avviciniamo con la dovuta cautela o accompagnati dalla guida di chi ne sa di più, rischia di confondere le nostre idee sulle altre religioni, o addirittura, e forse è ancora peggio, la nostra relazione personale con Dio.

Il tema è particolarmente sensibile per noi di Aleteia. Per questo, ne abbiamo parlato con l’autore del libro, Roberto Rapaccini, che è stato funzionario del Ministero dell’Interno presso l’Ufficio Relazioni Internazionali del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, e con la professoressa Chiara Giaccardi, sociologa e docente di Antropologia dei Media presso l’Università Cattolica di Milano, che tra le altre cose nel 2012 ha pubblicato un saggio dal titolo La comunicazione interculturale nell’era digitale.

Esiste un fenomeno dilagante di pregiudizio religioso in rete che l’ha spinta a scrivere il libro?

Rapaccini: Io ho pensato al pregiudizio perché viviamo in una società che è altamente conflittuale, e il pregiudizio è sicuramente uno strumento di delegittimazione e di discredito di un avversario. Ho esaminato il pregiudizio religioso perché, anche se viviamo in un’epoca che tende verso l’agnosticismo, in realtà la religione è un fattore di aggregazione molto importante. Mi interessava guardare alla rete perché quello è lo scenario nel quale si articola oggi la formazione dell’opinione pubblica. Se pensiamo ad un testo come La fabbrica del consenso, lì Chomsky parlava dei giornali e della televisione. Oggi il nuovo strumento di formazione dell’opinione pubblica è sicuramente la rete. Secondo me è un consenso particolarmente difficile, perché nella rete il pregiudizio tende a banalizzarsi e questo lo rende particolarmente insidioso.

Il pregiudizio religioso tende a nascere dall’opera di singoli o singoli gruppi, religiosi o etnici, o da strategie vere o proprie di propaganda di più ampio raggio?

Rapaccini: Dipende dal tipo di pregiudizio. Io direi che quello che riguarda l’antisemitismo è purtroppo un fenomeno ben radicato nella nostra società. Nel caso dell’islam, invece, forse c’è dietro anche una strategia politica, perché ha avuto come maggiore network gli Stati Uniti e si è sviluppato dall’onda che ha fatto seguito l’11 settembre. Qui parlerei forse di strategia politica. Come lei sa, a livello di mondo reale il pregiudizio cristiano è molto forte. Nella rete in realtà è più ridotto. In realtà c’è una polemica ben maggiore, ad esempio, tra il mondo ateo e il mondo cristiano, su argomenti come il creazionismo e l'evoluzionismo. Sotto il profilo invece dell’aggressività, soprattutto io vedo molto intenso il fenomeno antisemita. Di questo ne ha parlato anche una relazione parlamentare del 2011 che ha approfondito questo problema.

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