Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Fatta l’Europa, come facciamo gli europei?

Alexander Mak
Condividi

Come partecipare alla costruzione di un’Europa sempre più democratica e aperta al mondo, unita nella sua diversità culturale e da questa arricchita?

La tradizione delle democrazie europee riconosce esplicitamente che la cittadinanza si sostanzia in un insieme di diritti e di doveri: basti citare, a riguardo, l’art. 2 della Carta costituzionale italiana. A livello europeo vi è oggi una certa chiarezza sui diritti che conseguono alla cittadinanza dell’Unione, su cui insistono in particolare le iniziative di informazione dell’opinione pubblica; alquanto vaghi e indeterminati appaiono invece i doveri a cui in quanto cittadini europei si è tenuti. Ma ciò non è privo di effetti rispetto alla percezione della comune appartenenza e della solidarietà che ne consegue. I doveri sono potenti almeno quanto i diritti nel mobilitare richieste di partecipazione e trasparenza: basti pensare all’attenzione riservata al modo in cui sono gestite le risorse frutto dell’adempimento dei nostri doveri fiscali. Oggi i nostri doveri di cittadini europei sono adempiuti tramite la mediazione degli Stati nazionali, che trasferiscono a Bruxelles una parte delle imposte e recepiscono le direttive europee nella legislazione nazionale. Questo sfasa la percezione dell’opinione pubblica e ingigantisce il potere effettivamente in mano agli Stati, almeno a livello di immagine (ed è forse questo un aspetto a cui questi non vogliono rinunciare). Una più chiara elaborazione e comunicazione dei doveri potrebbe rappresentare una possibilità di dare maggiore sostanza alla nozione di cittadinanza europea e di renderla più immediatamente percepibile.

Il radicamento del concetto di cittadinanza nel percorso di costruzione della democrazia ci ricorda quanto importante possa essere a questo riguardo l’esistenza di un autentico spazio pubblico in cui la partecipazione in forza della cittadinanza risulti uno strumento per il cambiamento delle condizioni concrete di vita. Se a livello dei singoli Stati l’esistenza di uno spazio di confronto politico reale ha preceduto, e anzi motivato, la lotta per il suffragio universale, a livello europeo il percorso è probabilmente rovesciato. Il suffragio universale già esiste, mentre assai più rarefatto è il dibattito a cui questo consente di partecipare, eccettuati alcuni spazi di consultazione on line messi in piedi dall’Unione, che faticano a diventare punti di riferimento anche per problemi linguistici. Non è un caso che in tutti i Paesi l’affluenza alle elezioni europee sia inferiore a quella delle consultazioni nazionali.

A fianco dello spazio pubblico squisitamente politico, pare infine importante che si sviluppino una opinione pubblica non frammentata dalle frontiere nazionali e narrative in cui i cittadini europei possano riconoscersi superando gli stereotipi nazionali. Assai pochi sono gli americani che discendono dai Padri pellegrini sbarcati dal Mayflower, ma lo spirito che li animava è stato trasfuso nelle “vene” dell’intera nazione (almeno a livello di immaginario collettivo). A livello europeo non disponiamo di qualcosa di simile, mentre probabilmente ne abbiamo bisogno: dall’insegnamento della storia (che differenza farebbe proporla in prospettiva europea, anche rispetto alla lettura dei secoli in cui i Paesi dell’UE sono stati nemici?) alla predisposizione di format televisivi o di piattaforme mediatiche (settore in cui già ci sono esempi interessanti, come il canale Euronews o il sito ), si aprono qui possibili spazi di azione. Non possono però essere operazioni di marketing istituzionale, ma devono potersi collegare ai bisogni concreti delle persone e alle loro risorse: quello che serve è il racconto di come l’Europa costituisca uno spazio condiviso e federatore per un mondo più umano. Il percorso di costruzione del modello sociale europeo e i valori che stanno alla sua base non potrebbero essere riletti per dare vita a una narrativa comune che svolga il ruolo che oltre Atlantico ha il mito della frontiera? Si tratta di un investimento nel capitale sociale europeo, nel senso di costruzione della fiducia tra i partner e nelle istituzioni comuni come strumento di miglioramento collettivo, la cui importanza non è minore della solidità dei bilanci pubblici.

Pagine: 1 2 3 4 5 6

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni