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Fatta l’Europa, come facciamo gli europei?

Alexander Mak
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Come partecipare alla costruzione di un’Europa sempre più democratica e aperta al mondo, unita nella sua diversità culturale e da questa arricchita?

La questione non ha suscitato scalpore mediatico, tanto che molti non se ne saranno nemmeno accorti, ma sta giungendo alla conclusione l’Anno europeo dei cittadini, voluto dall’UE per celebrare il ventesimo anniversario del Trattato di Maastricht (1993). Più noto per i “famigerati” parametri, esso istituì anche la cittadinanza dell’Unione, che conferisce agli europei vari diritti, successivamente rinforzati dai Trattati di Amsterdam (1999) e di Lisbona (2009).

Non è questa la sede per tentare un bilancio delle iniziative intraprese e verificare se abbiano raggiunto gli obiettivi che si proponevano. Al di là della celebrazione della ricorrenza, l’occasione permette di tornare ad affrontare alcune domande fondamentali: come partecipare alla costruzione di un’Europa sempre più democratica e aperta al mondo, unita nella sua diversità culturale e da questa arricchita? Come promuovere tra i cittadini un senso di appartenenza all’Unione europea e migliorare la loro comprensione reciproca, rispettando nel contempo la diversità culturale e linguistica e contribuendo al dialogo interculturale? Come sviluppare un’identità europea fondata su valori, storia e cultura comuni? Come semplificare i processi decisionali europei in modo che siano più trasparenti e comprensibili? Come rinforzare la legittimità democratica delle decisioni che sembrano per il momento solo il risultato di negoziati diplomatici tra Governi? E, in fin dei conti, che cosa significa essere cittadino europeo?

Questi interrogativi manterranno la loro attualità e validità anche una volta che questo anno sarà archiviato. Tra il 22 e il 25 maggio 2014 si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo: ci aspetta quindi una campagna elettorale che auspichiamo possa confrontarsi davvero con quelle domande, senza rimanere prigioniera degli abituali stereotipi sull’UE – a favore o contro, poco importa –, o peggio essere oscurata da questioni di politica nazionale che solo all’apparenza potrebbero essere più importanti e urgenti.

L’Europa – anzi l’Unione europea – oggi pare fragile ed è oggetto di critiche; d’altra parte resta un progetto attraente, come dimostra il fatto che il 1° luglio 2013 si è aggiunto il ventottesimo membro, la Croazia, mentre sono in corso i negoziati per l’adesione di altri 5 candidati. Non basta però continuare ad affermare le virtù e la bellezza del progetto europeo, come abbiamo fatto a più riprese anche su queste pagine (cfr ad esempio «Miseria e nobiltà: il Nobel che svela l’Europa», in Aggiornamenti Sociali, 11 [2012] 733-740): affrontare la questione della cittadinanza è una porta d’ingresso fondamentale perché l’europeismo convinto di (alcuni) intellettuali e politici – e magari di qualche studente Erasmus – raggiunga la maggior parte dei concittadini nella loro vita quotidiana e dimostri la sua reale consistenza. Proveremo così a mettere a fuoco la sfida che la cittadinanza europea rappresenta, per poi esaminare il discorso politico (o la retorica) con cui i temi europei vengono normalmente trattati e terminare con alcune piste lungo le quali tentare di avanzare.

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