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Abbiamo davvero bisogno di far parte di una comunità per vivere la fede?

© Pascal DELOCHE / GODONG

Aleteia Team - pubblicato il 03/12/13

La Chiesa non è una massa, ma una comunità formata da persone identificabili, che hanno vissuto l'esperienza dell'intimità con Gesù

di Juan Ávila Estrada

Confessare la fede non è una questione puramente razionale. Restare in piedi ogni domenica a Messa e recitare il Credo quasi meccanicamente non ci rende davvero persone di fede, men che meno cristiane. Il Credo è solo il riassunto delle verità rivelate contenute nel Vangelo e trasmesse per mezzo degli apostoli. L’adesione alla fede, però, non avviene solo mediante il consenso della ragione, ma attraverso la possibilità esistenziale di compiere con la nostra volontà ciò che Dio ci chiede.

La fede di Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè e Maria, tra gli altri, li ha portati in primo luogo a una risposta efficace, che ha permesso loro di compiere il volere di Dio. Abramo, anziano, ha camminato verso la terra promessa, credendo alla parola ricevuta; Mosè si è recato in Egitto per riscattare il popolo oppresso; Maria ha detto il suo “fiat” all’angelo del Signore. Queste persone hanno agito, mosse dalla fede.

La fede è un’azione, e non la semplice passività di accettare ciò che ci viene detto e rispettare i dogmi rivelati da Dio. Il Deuteronomio invita a tener conto della mente e del cuore, ovvero del raziocinio ma anche della volontà, che implica l’impegno a fare ciò che si sa.

Una fede puramente razionale comporta un altro pericolo: la sua confessione massificata. “Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra?”, chiede il sacerdote nella celebrazione sacramentale. “Sì, crediamo”, rispondiamo.

Questo “crediamo”, che potrebbe esprimere il sentire della Chiesa, può anche camuffare tutti coloro che, senza essere realmente cristiani cattolici, si lasciano trasportare da una risposta richiesta dal rito. Non esiste fede “in massa”. Gesù, di fatto, non si è mai relazionato con le masse, ma con persone concrete che facevano parte di una comunità. Indipendentemente dal fatto di essere un popolo, un gregge o una vite, ciascuno di noi ha un nome proprio che Gesù conosce, lettera per lettera; e quando si rivolge a noi, lo fa in modo particolare.

Le masse sono in genere emotive e manipolabili – e quindi possono cambiare con facilità. La stessa massa che ha proclamato Gesù “Benedetto di Dio, figlio di Davide” la Domenica delle Palme è quella che ha gridato “Crocifiggilo!” qualche giorno dopo quando lo stavano giudicando. Come passare da un comportamento all’altro in così poco tempo? Questa posizione non è dovuta alla delusione per la persona di Gesù, ma alla facilità con cui le persone possono cambiare atteggiamento in una massa che grida e si agita. Le masse in genere trascinano chi non sa ciò che vuole.

La fede è essenziale, ma ha bisogno dell’adesione personale. Non possiamo vivere della fede dei nostri nonni o dei nostri genitori; servono una confessione personale e l’accettazione della persona di Gesù, in modo libero e cosciente. La fede esige la risposta, e il “sì” di ciascuno di noi di fronte a Dio. La fede delle masse vive di supposizioni, ed è per questo che si tende a includere nel gruppo quelli che sembrano essere ma non sono realmente. Di fatto, Giuda Iscariota sembrava seguire Gesù, ma alla fine ha mostrato che il suo cuore non era con Lui.

La grazia ricevuta nel Battesimo ha bisogno di essere rinnovata costantemente mediante gli altri sacramenti, soprattutto la Confessione e l’Eucaristia; questo permette di compiere il salto dalla ragione che accetta alla volontà che esegue.

In questo modo, la Chiesa smetterà di essere una massa enorme e diventerà una comunità formata da persone identificabili, che hanno vissuto l’esperienza dell’intimità con Gesù e non lo vedono come un semplice legislatore, ma come qualcuno capace di generare un nuovo modo di essere, di agire, di vivere. La fede non esige solo un’identità, ma anche un comportamento. Non possiamo solo sembrare: dobbiamo essere.

La fede della Chiesa è fede di Pietro, che ha confessato Gesù come il Messia, il Figlio del Dio vivo. Questa confessione lo ha portato a donare la sua vita per Gesù. Questa è la fede che convince, che inquieta e trascina gli altri. L’odio che molti nutrono per i cattolici deriva forse dal fatto che ci vedono solo come emissari di divieti e castratori dei desideri umani. Gesù è un’esperienza di vita, è una notizia. Gesù è la Buona Novella.

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