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Card. Bagnasco: “Il giornalista non è un demiurgo, ma un mediatore”

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UCSI - Unione Cattolica Stampa Italiana - pubblicato il 02/12/13

Bagnasco ha parlato di «uso strumentale e destabilizzante di notizie non verificate allo scopo di sostenere o danneggiare una parte in causa nell'agone pubblico»; del «silenzio calato, allo stesso scopo, sulle notizie che romperebbero pregiudizi e che si ha vantaggio a mantenere». E ha criticato l'«uso voyeuristico e acritico del “diritto di cronaca”, senza nessuna preoccupazione per le parti in causa (come i parenti delle vittime per esempio) o gli effetti sull'opinione pubblica. O ancora, nella corsa allo scoop che non esita a violare non solo la privacy, ma i tempi e i ritmi di istituzioni che devono anteporre operare discernimento e confronto piuttosto che sfamare la curiosità spesso indotta del pubblico». Il Presule ha esortato i giornalisti a essere «più consapevoli del fatto che le parole non sono mai termini neutri ma sono finestre sul mondo che ci fanno vedere tanto di più quanto meno sono ristrette e ipersemplificate. Senza contare, poi, che è molto più facile incollare un'etichetta che staccarla, e quella che ci va di mezzo è la vita delle persone».


TRE SFIDE PER IL FUTURO
Nel corso del suo intervento all’assemblea dei settimanali diocesani in corso a Roma, il card. Bagnasco ha ampiamente trattato il tema dell’impatto del digitale nella vita quotidiana anche rispetto al ruolo degli stessi media cattolici. Infine, il presidente Cei ha evidenziato tre “scelte che l’Assemblea della Fisc può far emergere con maggiore precisione e determinazione”. Il primo impegno “è fare spazio ai giovani e alla loro preparazione professionale”; “l’apertura verso le nuove generazioni è un investimento ineludibile che prepara con lungimiranza il futuro che sta arrivando”. Il secondo “è curare la formazione di tutti, sia a livello culturale e professionale che a livello spirituale. Il rapido cambiamento cui è soggetta la comunicazione richiede di non restare imprigionati da logiche e competenze superate e conservare la necessaria duttilità per apprendere i nuovi linguaggi e integrarli dentro le tradizionali forme di comunicazione. La formazione spirituale significa la capacità di tenere insieme le proprie convinzioni dentro l’esercizio della professione”. La terza sottolineatura riguarda il “rapporto più organico tra la Fisc e l’Ucsi. La possibilità di un dialogo tra giornalisti cattolici che operano sul territorio e l’associazione di giornalisti di ispirazione cristiana” “merita di essere ripresa e approfondita”.

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Tags:
cardinale angelo bagnascogiornalismoinformazione
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