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Procreazione assistita: un figlio proprio a tutti i costi?

© Florence DURAND/SIPA
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Miriam Zoll racconta in un libro la sua ricerca ossessiva di un figlio e i costi non solo economici per le coppie che intraprendono questa strada

Sono i dati emersi da una indagine della Commissione d’inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari presentata presentata nel gennaio del 2013. Dall’entrata in vigore della legge 40, informa l’indagine, continuano ad aumentare in modo costante le coppie che accedono alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma), così come aumentano il numero di cicli iniziati e delle gravidanze ottenute. Oggi i nati da fecondazione in vitro sono il 2,2% dei nuovi nati.

L’indagine sottolinea la mobilità interregionale per accedere ai trattamenti. Dal 1 gennaio 2011 al 30 giugno 2012, le donne che si sono sottoposte al trattamento, nei centri che hanno risposto al questionario somministrato dalla Commissione (96 risposte su un totale di 351 centri dell’elenco del Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita e pari al 27% del totale) sono state 50.900: di queste 37.322 erano residenti nella stessa Regione del centro di Pma, mentre 13.578 hanno dovuto migrare verso altre regioni, con conseguenti costi e disagi: il 48% ha scelto il Nord-ovest.

Più di un quarto delle donne esegue trattamenti in altre regioni diverse da quelle di residenza con una migrazione che va, tipicamente, da sud verso nord. Il 39% dei cicli riproduttivi fatti sui siciliani, ad esempio, (5130 nel 2010, dato estrapolato dal piano sanitario regionale siciliano) sono effettuati al nord. Il motivo è dovuto al fatto che nella maggior parte delle regioni del nord, tali trattamenti sono previsti all’interno del sistema sanitario regionale mentre in altre regioni sono effettuati in centri privati e, dunque, a carico del paziente. Ne consegue che spesso al sud le coppie pagano di tasca loro oppure sono costrette a fare lunghi viaggi verso i centri del Nord che vengono pagati dalle regioni a scarsa dotazione (Sicilia, Calabria..) alle regioni ad alta dotazione. L’indice di “attrattività” che esprime la capacità di una struttura di una Regione di richiamare potenziali pazienti da altre regioni, vede in testa: Toscana (113,3%), Valle d’Aosta (61,9%), Friuli Venezia Giulia (48%), Emilia Romagna (34,2%), Lombardia (31,8%) (Quotidiano Sanità, 22 gennaio 2013).

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