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Crisi siriana: continua l’impegno per i profughi e gli sfollati

© Alberto Pizzolli /AFP
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Nei prossimi giorni una delegazione di Cor Unum si recherà in Libano per incontrare vescovi libanesi e siriani e gli organismi caritativi che lavorano nell'area

Il Pontificio Consiglio Cor unum è lo strumento del Papa per la promozione della carità dove si verificano emergenze umanitarie causate da conflitti o da catastrofi naturali. Dall'inizio del conflitto in Siria è sempre stata viva l'attenzione della Chiesa per le sofferenze della popolazione costretta a lasciar in gran numero le proprie case, spostandosi in altre zone del Paese o varcando i confini nazionali. Si stima che siano oggi oltre 4 milioni di sfollati e più di 2 milioni i siriani rifugiati, la maggior parte nei Paesi dell'area mediorientale e mediterranea dei quali oltre 800 mila in Libano, 515 mila in Giordania e 460 mila in Turchia. Dall'invito di Papa Francesco ad adoperarsi per la crisi siriana è nato a Beirut (Libano) un ufficio di coordinamento degli organismi caritativi cattolici che operano nell'area per una migliore integrazione tra gli aiuti offerti e le attività svolte.

Ad incontrarli si recherà dal 4 all'8 dicembre prossimi, il cardinale Robert Sarah, presidente di Cor Unum, insieme al segretario del dicastero, mons. Giampietro Dal Toso. Al cardinale Sarah, Aleteia ha chiesto di raccontare l'impegno della Santa Sede e della Chiesa cattolica per la Siria.

Qual è lo scopo del viaggio in Libano?

Sarah: L'obiettivo principale è incontrare i vescovi della Siria e del Libano insieme per confrontarsi su come affrontare il problema della guerra in Siria e come, insieme con la Chiesa siriana e quella libanese, si possano aiutare nella maniera più efficace i rifugiati. A questo proposito incontrerò anche i rappresentanti delle strutture che prestano la propria attività nell'area insieme alla Caritas per raggiungere un migliore coordinamento degli aiuti.

Grazie alla collaborazione di Cor Unum con l'Ospedale pediatrico Bambino Gesù e Caritas Libano partirà presto una missione sanitaria rivolta ai bambini nella Valle della Bekaa in Libano: anche questo intervento risponde all'invito di Papa Francesco di moltiplicare gli sforzi?

Sarah: Il Santo Padre Francesco, ma anche prima Papa Benedetto, nutrivano una preoccupazione molto forte per i bambini, non solo dal punto di vista sanitario ma anche per quanto riguarda la scuola. Il 52% dei profughi siriani è composto da bambini e ragazzi sotto i 17 anni. Io stesso sono stato in Giordania prima del conclave e ho visto i bambini che piangevano: uno di loro aveva visto ucciso il suo papà. Occorre curare questo ragazzo e gli altri come lui sotto il profilo psicologico e il Santo Padre questo lo sa. I traumi che vivono ragazzi circondati dalla violenza sono immensi e per questo Papa Francesco ha pensato ai bambini: con questa missione potremmo aiutarne tra i 3 e i 4 mila. Cor Unum contribuirà al progetto con una donazione di 25 mila euro inviata alla Caritas Libano come dono straordinario del Santo Padre. Ma l'attenzione del Papa si rivolge a tutta la popolazione siriana che ha perso tutto e vive nella sofferenza.

Qual è stato fino ad oggi l'impegno della Chiesa cattolica in Siria?

Sarah: Grazie all'ufficio di coordinamento in Libano, sappiamo che per la crisi siriana la Chiesa cattolica nel suo complesso ha stanziato oltre 78 milioni di dollari, in particolare nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'educazione, dell'assistenza agli anziani e dell'alimentazione. Gli aiuti sono stati distribuiti in 20 città siriane tra cui Damasco, Aleppo, Homs, Hama, Bosra, Lattaqieh, ma l'aiuto umanitario è arrivato anche ai rifugiati nei paesi confinanti: Libano, Giordania, Turchia, Cipro, Egitto, Iraq e Armenia. Le istituzioni che operano sul campo sono più di 62, mentre solo oltre 42 gli organismi cattolici che hanno finanziato questo sforzo di assistenza e aiuto.

La Chiesa può fare qualcosa per favorire un percorso di pace in Siria?

Sarah: I vescovi hanno sempre auspicato un incontro tra le parti che stanno combattendo per discutere e dialogare così da trovare una strada per la pace e la riconciliazione. La Chiesa non ha gli strumenti per costringere nessuno ma con la preghiera e anche con la parola può insistere affinché governo e opposizione si incontrino. La sofferenza causata dalla violenza e dalle armi è tremenda e dovunque c'è morte e disperazione. Per questo è urgente trovare una strada di dialogo. La Chiesa, in questo, può essere d'aiuto.

In queste settimane non c'è solo la Siria nelle preoccupazioni di Cor unum

Sarah: Infatti ci sono anche le Filippine dove il tifone Haiyman ha causato un disastro con più di 4 mila morti e tanti sfollati che hanno perso la casa e ogni cosa. Papa Francesco ha già inviato una somma di denaro per l'emergenza e Caritas internazionale ha lanciato un appello da cui si prevede di raccogliere 5 milioni di euro per venire incontro alle sofferenze della popolazione. Stiamo pensando di fare un viaggio anche là per capire come la Chiesa possa venire meglio incontro alle esigenze della popolazione.

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