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I videogiochi sono educativi? Sì, però…

Super Mario – it

© DR

Aleteia Team - pubblicato il 27/11/13

Aiutano l'agilità mentale e stimolano l'intelligenza, ma non tutti sono validi strumenti educativi

di Enrique Chuvieco

È stata un’autentica festa per i fanatici dei giochi virtuali la notizia diffusa dalla prestigiosa rivista Nature che valorizza il loro utilizzo perché favorisce l’attività cerebrale, oltre a soddisfare le necessità propriamente ludiche della condizione umana. Quando si legge il testo, però, si vede come ciò che la rivista esalta si riferisca ai risultati ottenuti da un videogioco sviluppato da un’équipe dell’Università della California. Per le varie prove dell’applicazione ludica sono passati giovani, adulti e anziani che, dopo essersi applicati nella sua risoluzione, hanno migliorato la propria plasticità cerebrale in vari parametri cognitivi.

Tutto ciò indica chiaramente che esistono determinati videogiochi, come quello a cui fa riferimento la rivista scientifica creata nel 1869, che favoriscono l’insegnamento e l’apprendimento in molti settori, ma altri, anche se potenziano aspetti simili a questi a cui si allude, producono effetti negativi nei valori di quanti li praticano – e sono molti in tutto il mondo – per il loro contenuto violento, discriminatore, razzista ed erotico.

Gli inizi, mazzi di carte

Questo strumento di intrattenimento ha avuto inizio nel 1889 quando è nata l’impresa giapponese Nintendo, fondata da Fusajiro Yamauchi, per fabbricare le carte tradizionali del Paese. Esattamente 50 anni fa, nel 1963, il bisnipote del fondatore Hiroshi Yamauchi ha rifondato la compagnia constatando nei giochi un enorme settore di crescita.

Secondo la rivista Business Week, la compagnia giapponese è attualmente una delle più potenti al mondo nell’ambito della ricerca e dello sviluppo di software e hardware per questo tipo di applicazioni ludiche. Uno dei primi con cui la Nintendo si è aperta al mercato è stato Radar Scope, anche se negli Stati Uniti non ha avuto grande successo. Nel 1981 è arrivato il culmine per l’impresa grazie al genio creativo di Shigeru Miyamoto e al suo Donkey Kong. La sua ascesa è stata inarrestabile perché ha saputo collegarsi con il pubblico costruendo storie e personaggi con un forte carico emotivo, come The legend of Zelda, la saga di Mario Bross o Pikmin.

Requisiti per insegnare

Per sua natura, il gioco è connaturato all’uomo perché favorisce la socialità, sviluppa capacità creative e stimola l’azione, la riflessione e l’espressione. Al momento di utilizzare questi strumenti per l’insegnamento, però, bisogna tener conto di alcuni fattori, il primo dei quali è l’età delle persone a cui è rivolto.

Un altro aspetto è il tempo che vi si dedicherà, visto che ci sono applicazioni che richiedono una durata maggiore o minore. Con l’età bisogna dirimere i contenuti appropriati che, in chiave positiva, dovranno promuovere la convivenza, il rispetto, l’apertura agli altri, il riconoscimento del valore delle persone, la generosità. Si terrà conto anche del design dell’attività, stabilendo differenze tra le prove di esplorazione e sintesi e la valutazione dei risultati ottenuti.

I più educativi

Per i bambini dei Paesi sviluppati, il linguaggio digitale è incluso nel modo di relazionarsi con l’ambiente. La richiesta di applicazioni da parte di bambini e giovani occupa una gran parte della fatturazione delle imprese di videogiochi.

Non tutti sono validi come strumenti educativi, e non solo in quanto a contenuti nocivi, perché i giochi scelti devono stimolare l’apprendimento in tutti i suoi aspetti tecnici, cognitivi, spirituali e di condotta.

I videogiochi migliori per i più piccoli sono quelli il cui obiettivo è superare dei livelli per continuare a giocare. Richiedono un’attenzione costante e memoria, e contribuiscono allo sviluppo psicomotorio e all’orientamento spaziale. Abilità, rapidità e precisione sono le caratteristiche dei videogiochi sportivi, mentre quelli di strategia esigono concentrazione e la capacità di amministrare le risorse. Quelli di simulazione permettono di sperimentare e imparare, e richiedono al bambino strategie complesse. Quanto ai giochi da tavolo, favoriscono la rapidità dei riflessi e il coordinamento sensoriale.

In concreto, ripassiamo alcuni giochi interessanti e formativi: FIFA 10, di calcio, potenzia il lavoro di squadra; Pokémon Pinball e Giallo, gioco di abilità sensoriali il primo e catalizzatore di memoria il secondo; quelli di Harry Potter promuovono atteggiamenti di cameratismo e convivenza nella scuola; Star Wars Racer, per lavorare con la rapidità di riflessi e la motricità; Colin McRae, ambientato nelle corse automobilistiche, è ideale per risposte rapide e il coordinamento mano-occhio, oltre alla memoria; I Sims insegnano ad essere ordinati, disciplinati e amabili; Abby sviluppa varie tecniche linguistiche o matematiche; The Conquerors è adatto a elaborare strategie, migliorare la concentrazione e favorire il processo decisionale.

Per giovani

Con Journey, i giocatori devono agire attraverso le emozioni per trovare la via migliore verso se stessi, il che favorisce l’educazione emotiva; Gravity Rush introduce nel ruolo di Kat, una ragazza che controlla la sua gravità e con questa capacità i giocatori sperimentano sensazioni spaziali per gestire l’ambiente circostante; Dishonored permette di visitare scenari, addentrarsi in edifici, ottenere informazioni e completare una missione in vari modi; Far Cry 3 favorisce l’utilizzo delle risorse offerte dalla natura per completare le missioni, come fabbricare medicinali e oggetti che ci servano di aiuto.

L’industria produce continuamente molti altri giochi che favoriscono l’apprendimento di attitudini e atteggiamenti e soddisfano l’aspetto ludico umano, ma questi rimarranno incompleti se non si curano le relazioni umane che favoriscono gli incontri personali faccia a faccia, autentico esercizio e necessità fondamentale per maturare e completarci come individui.

Tags:
educazionevideogiochi
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