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Francesco continua il cammino dei suoi predecessori verso la Chiesa Ortodossa

Vladimir Poutine and Pope Francis – it

AFP PHOTO POOL / CLAUDIO PERI

CITE DU VATICAN, Vatican City : Pope Francis meets with Russian President Vladimir Putin during a private audience at the Vatican, on November 25, 2013. AFP PHOTO POOL / CLAUDIO PERI

Emanuele D'Onofrio - Aleteia Team - pubblicato il 27/11/13

La visita di Vladimir Putin a papa Francesco offre spunti per una riflessione sui rapporti tra la Chiesa di Roma e Chiesa russa

Quella di due giorni fa è stata la quarta visita del presidente russo ad un pontefice, dopo le precedenti due rese a Giovanni Paolo II e l’ultima a Benedetto XVI. Tuttavia, l’incontro con papa Francesco si riveste di un significato particolare, poiché fa seguito alla lettera spedita da questi a Putin sulla quale si è costruita l’intesa tra i due per una soluzione pacifica della questione siriana e grazie alla quale fu fermata la macchina dell’intervento esterno nel conflitto. Intorno a questo tema, che poi è l’unico a proposito del quale il Vaticano ha rilasciato una nota ufficiale di commento all’incontro, esiste un contesto molto più ampio, una cornice che riguarda i rapporti tra Vaticano e Russia, ma soprattutto tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa.

Unità dei cristiani, ecumenismo, incontro tra le Chiese d’Occidente e d’Oriente sono sempre in cima alla lista delle priorità nelle agende dei papi da Woytjla in poi: per questo noi di Aleteia abbiamo ritenuto utile cogliere l’occasione di questo incontro per chiedere a che punto sia questo percorso ad uno dei maggiori esperti di rapporti tra mondo russo e Chiesa di Roma, Adriano Roccucci, docente di Storia Contemporanea a Roma Tre e segretario generale della comunità di Sant'Egidio.

Che valore ha avuto questo incontro, nell’ambito dei rapporti tra il Vaticano e la Russia di Putin?

Roccucci: La visita di Putin al papa ha un valore importante, perché è la visita di un paese cristiano che fa riferimento ad un mondo ortodosso ed è un paese così importante per gli equilibri mondiali perché resta uno dei nodi di questo nostro mondo multipolare. Che il leader di questo paese abbia voluto far visita al papa, anche con una solennità protocollare, accompagnato da diversi ministri, credo che abbia una rilevanza notevole come riconoscimento da parte del governo russo del ruolo della Santa Sede e del pontefice. Credo che l’elemento principale sia stato questa vicinanza di sensibilità e di posizioni rispetto alla questione della Siria e del Medio Oriente, da una parte rispetto alla ricerca di una soluzione pacifica del conflitto, dall’altra rispetto alla preoccupazione sulla condizione attuale e sul futuro dei cristiani in Siria e in Medio Oriente. Mi sembra che la scelta di Putin di visitare papa Francesco sia stata un’evidente manifestazione di un profondo e sincero apprezzamento della posizione che il papa ha assunto il 20 settembre con la lettera che ha scritto a Putin, con la chiara posizione a favore di una via negoziale e pacifica di risoluzione del problema siriano.

A suo avviso, il papa vede in Putin anche un alleato capace di agevolare l’avvicinamento della Chiesa cattolica a quella ortodossa?

Roccucci: Che cosa pensi il Santo Padre non lo posso dire. Credo però che, conoscendo un po’ la realtà russa certe volte si fa una semplificazione dicendo che in fondo se il potere politico è d’accordo anche la Chiesa Ortodossa segue. Questo non corrisponde alla realtà più articolata e profonda delle cose: cioè, il potere politico, il presidente e il Cremlino sono un’espressione della realtà russa, il Patriarca e la Chiesa russa ne sono un’altra. Quindi quella del rapporto tra le chiese è una questione che è eminentemente di natura ecclesiale e che si gioca in un rapporto sulle due Chiese che oggi è attivo, ci sono canali di contatto, le due Chiese si parlano, quindi in questo senso non vi è un’influenza diretta della visita di Putin sulla questione dei rapporti tra le Chiese che stanno seguendo, mi pare di poter dire, un itinerario più che positivo. Certo, il fatto che il presidente della Russia visiti il papa e che avvenga tutto in un contesto di attenzione reciproca è un elemento di contesto positivo, ecco, ma non direi che questo possa esercitare nessuna influenza diretta. La Chiesa e il patriarca ritengono che il rapporto con la Chiesa di Roma sia un rapporto che rientri prima di tutto tra le loro prerogative e le loro decisioni, e che è un rapporto tra Chiese.

Il rapporto con la Chiesa russa, l’ecumenismo e l’unità dei cristiani sono state priorità per Giovanni Paolo II, ed è stato così anche per Benedetto XVI. Quali continuità ed eventuali discontinuità coglie nel pontificato attuale?

Roccucci: Beh, noi potremmo pensare che un papa non europeo mostri minore attenzione a una questione come quella del rapporto con la Chiesa russa, che è una questione che ha un contenuto europeo molto spiccato. Io credo però che innanzitutto papa Francesco sia molto attento a questa realtà, e direi per due motivi. Uno perché viene da Buenos Aires, che è una città alla fine del mondo ma che seppur in America latina conosce molte dinamiche di provenienza europea per la presenza di grosse comunità di immigrazione, molte provenienti anche dal mondo russo: quindi papa Francesco ha avuto nel suo itinerario a Buenos Aires una certa familiarità anche con il mondo ortodosso russo, con suoi i temi e suoi problemi. L’altro elemento è che tradizionalmente i gesuiti hanno sempre colto la rilevanza della Russia negli equilibri dell’universo cristiano, e direi anche negli equilibri geopolitici del mondo. Quindi a me sembra che pur non avendo una storia di un europeo, quali avevano seppur diversi l’uno dall’altro Karol Woytjla e Joseph Ratzinger, papa Francesco abbia chiaramente visione della centralità della questione del rapporto con la Russia e con l’ortodossia russa per la questione dell’unità delle Chiese e direi anche per le prospettive del profilo che il cristianesimo assume nel nostro mondo della globalizzazione. Alcune cose che papa Francesco ha detto vanno in questo senso: il discorso sulla liturgia, su quanto dobbiamo apprendere in qualche modo dalla tradizione ortodossa, e che tra le sue letture più amate ci sia Dostoevskij non può che non rinviare a quel patrimonio spirituale e culturale profondamente radicato nella tradizione ortodossa che è rappresentato dalla cultura russa e da un autore come quello. Riassumendo, direi che tutti questi motivi, pur da un’ottica diversa da quella dei suoi predecessori, spingono a dire che Francesco abbia consapevolezza di come la partita dei rapporti tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Mosca giochi una parte importante nel futuro dell’ecumenismo, ma direi del Cristianesimo nel mondo della globalizzazione.

Quali sono da parte ortodossa le vere questioni prioritarie aperte? L’unità dei cristiani è un obiettivo anche per loro, oppure è vista piuttosto come una minaccia?

Roccucci: Innanzitutto dobbiamo dire che se guardiamo con un po’ di profondità storica ci rendiamo conto che in realtà l’ortodossia russa ha compiuto negli ultimi sessant’anni dei grossi passi nella direzione dell’apertura all’unità dei cristiani e del mondo cattolico. Noi parliamo di un grande universo cristiano quale quello russo che per secoli è stato in qualche modo in una posizione di lontananza, a volte di contrapposizione, a volte di autoreferenzialità rispetto al mondo di Roma. Noi abbiamo visto come negli anni di persecuzione sovietica vi sia stata una corrente di apertura e di incontro con la Chiesa cattolica di Roma. Certo, è un itinerario che ha conosciuto anche momenti di crisi: penso in particolare a tutto il periodo degli anni Novanta e all’inizio del nuovo secolo, legato alle vicissitudini dei cambiamenti delle condizioni generali dei paesi ex-sovietici, quindi in quei territori dove tradizionalmente la chiesa russa esercita la sua attività pastorale. Mi sembra che l’itinerario degli ultimi anni testimoni un desiderio, ma direi anche di più, una volontà da parte della Chiesa russa di un incontro con la Chiesa cattolica. Più volte, sia il patriarca che altri rappresentanti come il metropolita Hilarion hanno sottolineato l’importanza della collaborazione tra le due Chiese di fronte alle molteplici sfide del nostro tempo. Certo, noi dobbiamo tener presente che la Chiesa ortodossa russa, e dico russa nel senso ampio, che comprende tutte le varie articolazioni – la Chiesa di Mosca, quella ucraina, in Moldavia, in Bielorussa – è un mondo molto complesso. È una Chiesa viva, ricca, che ha correnti al suo interno, che ha un monachesimo piuttosto florido, che conosce tutta la sfida della rinascita e ripensamento dell’attività pastorale dopo il periodo sovietico, e quindi del ripensamento della presenza della Chiesa in un contesto urbanizzato e post-industriale, quando i precedenti di riferimento erano quelli di una Russia rurale che non è più. Quindi è una Chiesa che ha davanti molte sfide ed è una realtà articolata, dentro cui ci sono sensibilità diverse su cui hanno anche un loro peso notevole stereotipi del passato nei confronti del mondo cattolico e della Chiesa cattolica, o anche semplicemente l’eredità di secoli di lontananza, di estraneità. Allora tutto questo chiaramente deve essere tenuto in considerazione dai vertici della Chiesa russa, nel senso che devono considerare e in qualche modo preparare il terreno della loro Chiesa ad un itinerario di avvicinamento. Questo va tenuto sempre in considerazione: hanno anche il problema di non indurre il loro popolo “in tentazione”, se così si può dire. Credo però che ci siano dei campi su cui c’è convergenza – l’ha detto anche Hilarion quando è venuto a Roma – come il discorso dei cristiani in Medio Oriente e quello più in generale sui cristiani che vivono in contesti di persecuzione nel mondo, il tema della famiglia, o ad esempio un tema su cui c’è notevole intesa negli ultimi anni è il tema della carità e dell’attenzione ai poveri che è rinata nella Chiesa russa. A dicembre scorso a Mosca c’è stato un grosso convegno con la benedizione del patriarca, a cui hanno presenziato il metropolita Hilarion e il vescovo per la Carità della Chiesa russa, promosso dal Dipartimento delle relazioni esterne e dal Dipartimento per la Carità di Sant'Egidio proprio sul tema dei poveri e dell’amicizia della Chiesa per i poveri. Questo mi sembra molto vicino ai temi toccati da papa Francesco.

Quanti sono e come vivono oggi i cattolici in Russia?

Roccucci: Mi pare che le ultime stime oscillino tra i 200.000 e i 500.000 cattolici. Sono comunità che stanno vivendo una loro vita ecclesiale, diocesana, che dopo il periodo della rinascita e della ripresa mi pare stia acquisendo i connotati della “normalità”, cioè di una vita ordinaria. Mi sembra che in questo senso stiano andando avanti e procedendo. E questo mi sembra un fattore positivo perché chiaramente dopo un periodo di rinascita è importante anche che queste comunità acquisiscano la solidarietà come ordinarietà, in un grande mare russo così complesso e che vede nell’ortodossia la sua confessione cristiana più caratteristica.

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ecumenismopapa francescovladimir putin
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