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Eutanasia per i bambini sofferenti: il primo “sì” del Belgio

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Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 27/11/13

Approvato dalla commissione competente del Senato il testo del provvedimento che estende l'eutanasia degli adulti, già in vigore dal 2002, anche ai minori

La Commissione “Giustizia e affari sociali” del Senato belga ha dato approvazione il 27 novembre al progetto di legge che consente l'eutanasia per i bambini gravemente malati e sofferenti, a prescindere dall'età. Il testo passa ora all'esame della plenaria del Parlamento. Secondo i sondaggi il 75% dei belgi si dice favorevole all'eutanasia per i minori.

Nei giorni scorsi i responsabili religiosi del Belgio, i capi delle Chiese cristiane, il gran rabbino di Bruxelles, il presidente dell’esecutivo dei musulmani del Belgio hanno affidato a un comunicato congiunto la loro voce contraria, ribadita in un un nuovo messaggio dopo la notizia dell'approvazione da parte della commissione competente: “Anche noi siamo contro la sofferenza, sia fisica sia morale, in particolare dei bambini, poiché ogni sofferenza è scioccante. Ma proporre che dei minori possano decidere della propria eutanasia è un modo per distorcere la loro facoltà di giudizio e pertanto la loro libertà”.

L'eutanasia in Belgio è diventata legale già dal 2002: adulti malati hanno la possibilità di chiedere ai sanitari un’iniezione letale per porre fine a gravi malattie e a sofferenze, o anche di lasciare indicazioni sulle proprie volontà, ad esempio in casi di demenza da Alzheimer, con validità massima però di cinque anni (Avvenire 26 novembre). Con l'estensione del provvedimento, così come ha spiegato il socialista Philippe Mahoux, i medici potranno porre “fine alla vita di un bambino, qualora si trovi in una situazione medica senza uscita, in uno stato di sofferenza fisica o psichica costante e insopportabile e che presenti una domanda di eutanasia” (Tempi.it 26 novembre).

L'approvazione da parte dell'assemblea del testo passato oggi in commissione farà del Belgio il primo Paese al mondo ad abolire la previsione di un limite di età per la cosiddetta “dolce morte”. Il testo approvato autorizza – con il consenso obbligatorio dei genitori e l'assistenza di uno psicologo chiamato a certificare la consapevolezza del bambino – l'eutanasia, senza citare alcun limite di età. Nella vicina Olanda, dove è in vigore un provvedimento simile, la pratica è possibile solo dai 12 anni in poi e dal 2002 si sono registrati solo 5 casi (Agenzia Agi 27 novembre).

“Vorrei ricordare – ha detto in un'intervista dello scorso ottobre all'Agenzia Sir (riproposta il 27 novembre) mons. André-Joseph Léonard, arcivescovo di Malines-Bruxelles – che la legge belga non permette ai minori di firmare contratti economici, di contrarre matrimonio, di firmare atti che impegnano il loro avvenire e invece se la legislazione dovesse passare possono decidere di morire, addirittura senza il consenso dei genitori. E infine c’è la volontà di allargare l’eutanasia alle persone con demenza che non dispongono più di loro stesse come i malati di Alzheimer. Sono proposte che minano i legami sociali, come pure la solidarietà tra le persone. È una porta che rischia di allargarsi sempre più”.

Decisa la presa di posizione contro il provvedimento dell'Associazione Scienza e vita: “Il ‘pendio scivoloso’ che in questi anni ha portato una parte dell’opinione pubblica ad accettare passivamente modelli culturali legati al primato dell’autodeterminazione della vita – sottolinea l'organismo in una nota diffusa nella serata del 27 novembre – , giunge alla sua massima espressione nel negare la dignità della vita ai bambini malati. E’ stato recentemente affermato che l’eutanasia per gli anziani malati è ‘una vergogna del nostro tempo’. Quale parola usare dunque per definire l’eutanasia dei bambini?”

Difficile, secondo l'associazione che un minore possa avere “piena facoltà di discernimento” per scegliere in piena autonomia di giudizio una decisione che riguarda il porre fine alla propria vita, soprattutto “quando fiaccata dalla sofferenza della malattia”. “Andrebbero piuttosto potenziate – conclude la nota – le terapie palliative e antalgiche, oltre che auspicare come tutta la società civile si debba attivare per fornire un reale sostegno al piccolo paziente e alla sua famiglia”.

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