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Sulla questione della «mondanità»

AFP/Filippo Monteforte
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Le parole di Francesco sul «progressismo adolescenziale» sono state chiare. Ma proprio per questo interroghiamoci su tutti gli idoli del pensiero unico

di Sergio Ventura
 

Il Foglio di mercoledì titolava così a pagina due: "Il silenzio dei giornali mondani sul Papa che non si uniforma". E a ragione, se pensiamo al silenzio dei quotidiani riguardo alle precedenti omelie di Francesco sullo "spirito di mondanità", o al silenzio degli stessi successivo all'interessante provocazione del direttore Ferrara: "Il Papa maccabeo è formidabile… I maccabei guidarono la rivolta identitaria e religiosa contro il sovrano che li voleva 'laicizzare' e uniformare. Francesco ripete testardo. Uniformarsi? Mai".

 

"Mai così chiaro", in un certo senso, è stato il vescovo di Roma. E non possiamo non ripetere con il direttore del Foglio: "giudicherete voi, cari lettori, perché il testo è lì da leggere". Francesco definisce questo "spirito mondano" come "spirito del progressismo adolescente": "andiamo con il progresso dove va tutta la gente … dobbiamo essere come tutti, dobbiamo essere più normali, come fanno tutti". E in effetti sono gli anni liceali, adolescenziali, quelli in cui si persegue con maggiore (e, concediamolo, inconsapevole) intensità il conformismo dell'anticonformismo.

 

D'altra parte, è a un poeta-mito di quegli anni – Leopardi – e alla sua invettiva finale contro "le magnifiche sorti e progressive" che dobbiamo guardare per non equivocare, teologicamente e politicamente, il riferimento papale a questa "voglia di progressismo". Francesco infatti, quasi a mettere in guardia anche se stesso e il suo carismatico andare avanti da certe tentazioni demoniache, spiega come i "progressisti" credano che "andare avanti in qualsiasi scelta è meglio che rimanere nelle abitudini della fedeltà", finendo così per commettere "adulterio", ossia "negoziare tutto … l'essenziale del proprio essere: la fedeltà al Signore … al Dio sempre fedele", cadendo così nell'"apostasia".

 

Ora, è vero che il vescovo di Roma collega tale fedeltà all'"identità" e all'"appartenenza". Facendo esultare Ferrara: "questo Papa invece mi piace … si sente una eco delle grandi omelie antirelativistiche di Ratzinger … un veemente e audace sommario di ricomposizione e di canto dell'identità cattolica". Crediamo, però, che Francesco, dicendo "no a progressismo adolescenziale, pensiero unico e mondanità" (Il Foglio), abbia inteso riferirsi anche a coloro che – come riporta l'Osservatore Romano – "forse non negoziano alcuni valori… ma si tratta di valori che alla fine sono talmente svuotati di senso da restare soltanto 'valori nominali, non reali'". A quelli di noi – insomma – che magari "non negoziamo i valori, ma negoziamo la fedeltà".

 

Un j'accuse più profondo, quindi, ed universale, che coinvolge tutti noi, riguardando il corretto rapporto tra la fedeltà – primogenita – e i valori – successivi (non negoziabili, civili o sociali che siano). Le "conseguenze" di una "contraddizione" tra le due parti del rapporto, infatti, non saranno "la bella globalizzazione dell'unità di tutte le Nazioni … ognuna con le proprie usanze", bensì "la globalizzazione dell'uniformità egemonica" del "pensiero unico": adeguarsi agli ordini del "re" e al suo "culto", sacrificare ai suoi "idoli", invocare "condanne a morte" e "sacrifici umani". Di ogni colore. Di ogni credo. Di ogni età.

 

"Ma voi – è la provocazione di Francesco – pensate che oggi non si facciano, i sacrifici umani? Se ne fanno tanti, tanti! E ci sono delle leggi che li proteggono … Se presso qualcuno veniva trovato il Libro dell'Alleanza e se qualcuno obbediva alla Legge, la sentenza del re lo condannava a morte: e questo l'abbiamo letto sui giornali, in questi mesi". E se quest'ultimo riferimento è facilmente individuabile, il primo è tanto più inquietante, quanto più indefinito.

 

A scanso di equivoci, Francesco ha mostrato per primo che cosa possa significare. Ha telefonato, per motivi ormai noti, ad uno dei due giornalisti del Foglio ospiti di Radio Maria fino al loro famoso articolo "Questo Papa non ci piace". Molti hanno capito che in nome dell'andare avanti di Francesco nessuno – se in sincero e motivato disaccordo – dovrà esser condannato. Sacrificato. Scartato. Perché non sia fatto agli altri quello che non volevamo fosse fatto a noi.

 

FONTE: http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=1503

 

 

 

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