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- Disuguaglianze + differenze: la giustizia sociale è il contrario dell'omologazione

Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 25/11/13

Si è svolto a Verona il terzo Festival della Dottrina sociale. In apertura un video messaggio di Papa Francesco

“-Disuguaglianze +differenze”: è stato questo il tema del terzo Festival della Dottrina Sociale che si è svolto a Verona nei giorni scorsi con la partecipazione di esponenti della politica, dell'economia, dell'imprenditoria, della ricerca e della Chiesa e di oltre 80 gruppi e associazioni nazionali che da anni approfondiscono i temi del pensiero sociale cattolico e cristiano. La spiegazione del titolo, ha affermato mons. Adriano Vincenzi, presidente della Fondazione Toniolo di Verona e coordinatore del festival, nasce dalla considerazione che “oggi si punta sempre più l'attenzione sulla differenza come una cosa seria, ragionevole, opportuna, perchè il grande rischio è proprio l'omologazione, che non crea equità e giustizia a fronte di situazioni diverse”. La “palma d'oro” per l'interpretazione più creativa del binomio disuguaglianze/differenze spetta a Papa Francesco il cui video messaggio ha aperto il festival.

Papa Francesco ha scelto per il suo commento le immagini della sfera e del poliedro. “La sfera – dice il Papa – può rappresentare l’omologazione, come una specie di globalizzazione: è liscia, senza sfaccettature, uguale a se stessa in tutte le parti. Il poliedro ha una forma simile alla sfera, ma è composta da molte facce. Mi piace immaginare l’umanità come un poliedro, nel quale le forme molteplici, esprimendosi, costituiscono gli elementi che compongono, nella pluralità, l’unica famiglia umana. E questa sì è una vera globalizzazione. L’altra globalizzazione – quella della sfera – è una omologazione”. A fare la differenza tra la sfera e il poliedro è “la persona, con la sua dignità, i suoi diritti e i suoi doveri, le sue differenze, il suo insopprimibile desiderio di giustizia, la sua lotta contro le disuguaglianze. Lottare per ridurre le diseguaglianze fisiche significa credere nella giustizia sociale consapevoli che la sua realizzazione dipenda dal coraggio e dalla lungimiranza di uomini e donne che nelle loro diverse appartenenze culturali e religiose, avvertono la responsabilità di costruire insieme una società equa e solidale”. Allo stesso tempo “lottare per ridurre le disuguaglianze intellettuali significa lottare contro un egualitarismo ideologico che rende difficile o impedisce alla persona perfino una scelta di libertà nell’educare e nell’educarsi” (Agenzia Sir 25 novembre).

Tra i relatori del festival il cardinale honduregno Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, coordinatore del gruppo di cardinali chiamati da Papa Francesco per consigliarlo nel governo della Chiesa universale e per studiare un progetto di revisione della Curia romana. Secondo Maradiaga la Dottrina sociale dev’essere “una forza di cambiamento” in grado di orientare lo sviluppo. Uno sviluppo, a sua volta, che deve ritrovare “l’etica persa in questi anni”. E non è l'unico a dover ritrovare qualche dimensione se la politica deve ritrovare la sua “nobiltà” e governare l’economia mentre la crisi ( di cui molto non è stato ancora spiegato) “non è solo un dato materiale, ma della persona”.

Al centro della riflessione di Maradiaga la piaga mondiale della povertà, a due anni dal “Millennium goals” che però vedono ancora molto lontano il raggiungimento dell'obiettivo di dimezzare la povertà che, tra l'altro, “non si può ridurre solo con misure monetarie”. Pesanti, al riguardo, i rilievi mossi al Fondo monetario internazionale. «Il Fmi dice che lo sviluppo è sostenibile in base a cifre economiche. Ma l’essere umano non è una cifra. Lo sviluppo non può essere solo crescita economica ma deve rispondere alla domanda di una vita integrale dignitosa per ogni uomo in ogni luogo». Si tratta, ad avviso del cardinale Maradiaga, di realizzare quella giustizia sociale «che risponde a tre valori irrinunciabili per la persona umana: mantenimento della vita, stima e libertà». In questa prospettiva «la dottrina sociale della Chiesa ricorda che la giustizia si realizza tenendo conto della dimensione strutturale dei problemi», e operando per la loro soluzione che deve venire da «un permanente e forte legame tra la dimensione etica e la dimensione tecnica dell’economia». E ancora un affondo sul rigore sempre più spesso invocato: «L’austerità non è in se stessa una cosa cattiva ma oggi, per l’interpretazione che ne viene fatta in ambiti politici ed economici, è diventata una parolaccia». In effetti «le misure di austerità hanno provocato un’accelerazione della disuguaglianza con un aumento della povertà» (Avvenire 23 novembre).

Il festival che si è tenuto in concomitanza con il Job-Inventa (i migliori progetti di ricerca e innovazione) è stato anche l'occasione per mostrare la capacità di persone, aziende, associazioni no profit di inventare progetti e realizzare prodotti che hanno avuto ricadute positive sui territori. ''Nelle persone e nei territori – ha sottolineato ancora mons. Vincenzi – maturano concretamente i presupposti per il bene comune, la valorizzazione delle autonomie e la sussidiarietà che si completa con la solidarietà''.

Tra i modelli d’impresa, parlando di “futuro e sfide della cooperazione”, Paolo Bedoni, presidente di Cattolica Assicurazioni, ha richiamato l’importanza della “trasparenza”, mentre uno studio di Nomisma – illustrato da Luigi Scarola – ha mostrato come proprio le cooperative abbiano risposto virtuosamente negli anni della crisi, rafforzando “l’interlocuzione con il territorio” e “contribuendo, laddove possibile, anche alla tenuta del tessuto sociale” (Agenzia Sir 25 novembre).

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crisi economicapapa francescopovertà
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