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Generazione sexting: la sfida più difficile per famiglie ed educatori

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Emanuele D'Onofrio - Aleteia Team - pubblicato il 22/11/13

Il sexting è diffuso sia tra adolescenti che tra adulti: quali differenze, da un punto di vista psicologico?

Lenzi: Il prolungamento dell’adolescente che si specializza con questa modalità di entrare in contatto con gli altri attraverso il sexting può portare ad una difficoltà nell’adulto a confrontarsi nelle relazioni. Noi quando andiamo a fare introduzione alla sessualità poniamo molto l’attenzione sulla relazione con se stessi e con i cambiamenti del proprio corpo. Il che comporta anche il saper dire di no, il chiedere il permesso. Se l’adolescente non si forma su questo, emergono poi le problematiche che abbiamo oggi nelle relazioni tra adulti, dove si danno per scontate certi nostri modi di fare che devono essere per forza accettati. Non si sta sull’ascolto, questo è un problema grosso dell’adulto.

Ci racconta l’esperienza sua e degli altri ricercatori dell’IRF nella pratica di formazione di giovani ed adulti?

Lenzi: Noi facciamo educazione alla sessualità in scuole in tutt’Italia, come le facciamo in gruppi di famiglie che richiedono l’intervento dell’Istituto. L’intervento lo facciamo sia sui ragazzi, dalla materna in poi, e in parallelo sulle famiglie e sugli educatori, cioè gli insegnanti. Rispondono bene, c’è molto coinvolgimento: i ragazzi sono contenti di avere degli adulti autorevoli con cui poterne parlare, ma anche le famiglie vogliono capire come possono interagire con i ragazzi. Gli educatori, poi sentono il bisogno di avere persone che insegnino loro come sapersi muovere, perché il problema dell’educazione affettiva e sessuale è che tutti hanno bisogno di una formazione.

Il diritto italiano ha preso atto in qualche forma di questo fenomeno?

Macioce: Il fenomeno del sexting in quanto tale non è oggetto di normazione, cioè non ci sono testi normativi direttamente destinati a disciplinare il sexting. Questo non significa che il legislatore non abbia comunque i suoi strumenti, non abbia comunque disciplinato in altro modo alcune di queste pratiche. Allora se il sexting non è direttamente disciplinato dal legislatore, è anche vero che due minorenni che si scambiano materiale erotico attraverso messaggi al telefono attuano alcuni comportamenti che il legislatore in qualche modo ha disciplinato. Poniamo l’esempio che io attraverso Facebook o altri social network diffonda una foto erotica di una ragazzina, che me l’ha mandata sul cellulare: se questa è minorenne questo complica enormemente le cose perché entriamo nell’ambito della pedopornografia che è punita molto duramente e disciplinata dal legislatore italiano, se siamo entrambi maggiorenni violo comunque la privacy di questa persona, e la violazione della privacy è oggetto di disciplina da parte del legislatore. Oppure se io invece invio foto di parti del mio corpo a sfondo erotico ad altri, beh, se le invio a minorenni è un comportamento che lambisce le molestie e la violenza sessuale, se le invio a maggiorenni anche questo comportamento può essere di molestia, o stalking, a seconda della finalità per cui io lo faccio. Per cui il legislatore non è del tutto privo di strumenti.

Il confine tra legale e illegale coincide con lecito e non lecito, da un punto di vista morale ed educativo? Ad esempio, se ci sono due minorenni che si scambiano immagini tra loro, consensualmente senza diffonderle, da questo punto di vista il genitore o l’educatore è sprovvisto di strumenti legali per impedirlo?

Macioce: Beh, intanto dipende da quanto sono minorenni. Se sono sedicenni, effettivamente, c’è poco da fare. Se sono tredicenni, già gli strumenti nelle mani dei genitori, ma anche dell’autorità, sono sicuramente molto maggiori, perché comunque il materiale è considerato materiale pedopornografico, e anche la detenzione di questo materiale è di per sé un reato. Certo è un reato per il quale un tredicenne non può essere punito, però i genitori hanno certamente possibilità e strumenti per intervenire. Ricordiamoci che la potestà genitoriale è anche un potere/dovere, come dicono i giuristi, di limitare la libertà dei propri figli. Qualunque genitore sa bene che per fare il genitore deve limitare la libertà dei propri figli su tante cose, dalla scelta della scuola a quella delle persone che frequentano. Certo, maggiore diventa l’età del figlio, minore diventa questo potere di limitazione della libertà dei figli. Una cosa è certa: non possiamo pensare che sia il diritto a risolvere questi problemi. Non si può chiedere al legislatore di fare quello che le famiglie non riescono a fare, perché se una famiglia – lo abbiamo visto ora con la vicenda delle baby prostitute di Roma – è talmente incapace di gestire il rapporto con i propri figli da non riuscire ad impedire ad una ragazzina di prostituirsi, certamente è difficile che lo possa fare, se non quando si commettono reati eclatanti, l’autorità giudiziaria o la polizia. Il diritto è certamente molto più debole da questo punto di vista: non possiamo chiedere al diritto di impedire a dei tredicenni di scambiarsi dei messaggi di questo tipo se non ci riescono i genitori. Questa è un’illusione, quella che il diritto possa risolvere tutto, anche quello che la coscienza comune ha ormai deciso di non poter più risolvere. C’è un problema educativo da risolvere, prima ancora che giuridico.

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Tags:
psicologiasessualità
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