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Santa Priscilla: nuovi splendori della “regina delle catacombe”

© PCAS

Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 20/11/13

Il complesso cimiteriale sulla via Salaria, oggetto di sofisticati interventi di restauro e valorizzazione, è adesso accessibile anche con Google Maps

Le origini della fede con tutta la forza della visione cristiana della vita eterna professata dai primi cristiani nelle catacombe e la più sofisticata tecnologia al servizio del recupero e della valorizzazione di un patrimonio iconografico unico al mondo: l’antichità più remota e la modernità più recente si sposano felicemente nel lavoro di restauro e conservazione portato a termine nelle catacombe di santa Priscilla a Roma. Il termine di questo lungo itinerario è stato “festeggiato” dalla Pontificia Commissione di archeologia sacra con la presentazione alla stampa e al pubblico del sito rinnovato.

Forse sono Felice e Filippo, considerati dalla tradizione agiografica figli di Santa Felicita e sepolti nella basilica di S. Silvestro, le due figure maschili in tunica e pallio ai margini dell’affresco. E forse sono i due figli della matrona orante raffigurata nel clipeo centrale quel fanciullo e la fanciulla che gli apostoli Pietro e Paolo introducono in Paradiso. Di certo è una immagine piena di suggestione l’ultima sequenza iconografica svelata dal laser nel complesso di santa Priscilla collegato alla basilica di S. Silvestro e sottoposto negli ultimi cinque anni a una serie articolata di interventi archeologici. Dalla patina nera dei secoli, in un cubicolo noto già dai primi anni del ‘900 ma in una condizione di degrado tale da non lasciar leggere il programma decorativo, è emersa anche il profilo di Lazzaro, in un’originale rappresentazione del miracolo della sua resurrezione dai morti, con l’immagine di Cristo che sfiora il corpo dell’amico ancora avvolto dalle bende.

“Poscia sulla stessa via (Salaria) arrivi alla chiesa di S. Silvestro, ove riposa una moltitudine di santi: in primo luogo il santo papa e confessore Silvestro e ai suoi piedi il santo papa Siricio, e sul lato destro il papa Celestino e il vescovo Marcello, i martiri Felice e Filippo e una moltitudine di santi sotto l’altare maggiore e in una grotta il martire Crescenzio e in un’altra la santa martire Prisca, e Fimite riposa in un cubicolo all’uscita e in un’altra grotta la santa martire Potenziana e Prassede”. La Notitia ecclesiarum del VII secolo dava ragione della straordinaria fioritura di testimoni della fede sepolti nel complesso del cimitero di Priscilla risalente al IV secolo, che come tutti i principali luoghi della Roma sotterranea cristiana fu sottoposto ad esplorazione archeologica a partire dalla metà del XIX secolo. E’ qui che si trova la più antica immagine della Madonna rappresentata insieme al profeta Balaam che annuncia, indicando una stella, la nascita del Messia. Nella “Cappella greca”, invece spunta l’adorazione dei Magi con la rappresentazione della Madonna seduta, con il Bambino sulle ginocchia verso la quale si dirigono gli autorevoli personaggi. Tutte evidenze, secondo mons. Giovanni Carrù, segretario della Pontificia Commissione di archeologia sacra, del particolare interesse della comunità che faceva capo alle catacombe di Priscilla per il ciclo dell’Infanzia del Salvatore. Con una “evidente componente catechetica che può essere utile anche ai pellegrini del nostro tempo per ripercorrere le tappe fondamentali del percorso salvifico”.

L’intervento promosso dalla Pontificia Commissione di archeologia sacra ha riguardato anche il restauro degli oltre 700 frammenti di sarcofagi provenienti dalla necropoli che in età tardo imperiale si estendeva in questo tratto della via Salaria nova. Staccati dalle pareti su cui rimanevano esposti dalla prima sistemazione museale è stato possibile anche ricostituire l’unità di numerosi sarcofagi. Questo lavoro (la catalogazione dei frammenti è consultabile online sul sito http://mupris.net) ha suggerito di curare una nuova esposizione secondo i più aggiornati criteri didattico-espositivi di cui potranno beneficiare d’ora in poi i visitatori di quella che è denominata la “regina delle catacombe”.

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artecultura
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