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“Misericordiando”. Dialogo con il Papa su un curioso gerundio

AFP/Max Rossi

Terre D'America - pubblicato il 20/11/13

L'allievo terribile si incontra con il Papa "neologista"

di Jorge Milia

Nemmeno due mesi fa circa, a Santa Marta, in un salone austero, mentre mi riprendevo dallo shock dell’incontro con l’amico, lui, proprio lui, mi prendeva in giro scherzando sugli articoli usciti che avevano come oggetto i suoi neologismi:

-Chi avrebbe mai detto, cinquant’anni fa, che il più ribelle dei miei allievi avrebbe pubblicato degli articoli su L’Osservatore Romano? Se l’avessi saputo, forse non ti avrei fatto fare l’esame…

Lui sarà pure il Papa, ma se non avessi ribattuto a quella sua presa in giro, sicuramente mi avrebbe guardato stupito, per cui ho risposto:

– Chi l’avrebbe mai detto, cinquant’anni fa, che sarei stato ricevuto da un Papa “neologista”, che riscrive le regole del latino, dello spagnolo e dell’italiano?

Il bello dell’incontro è aver riso insieme.

Lo sapevo che c’era poco tempo, ma anche se avessi avuto un’ora a disposizione non sarebbe bastato nemmeno per la decima parte di tutte le domande che avrei voluto fargli. Ma non intendevo andarmene senza altri “bergoglismi” da aggiungere alla serie scritta per Terre d’America e pubblicata dall’Osservatore Romano.

Ce n’è uno, probabilmente quello a lui più caro: “misericordiando”, che sfugge anche al lunfardo (slang) di Buenos Aires perché solo lui, il suo autore, ne detiene la paternità esclusiva. Non ha soltanto a che vedere con la misericordia -che in lui più che una parola è un sentimento- ma c’entra direttamente col suo motto: “miserando atque eligendo”.

Conducendo una piccola ricerca avevo individuato due paragrafi di cose dette da lui riguardo a questo termine: “Il messaggio di Gesù è quello: la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore: la misericordia”, aveva detto nella parrocchia di Sant’Anna pochi giorni dopo la sua elezione.

L’altra spiegazione di “misericordiando” l’aveva fornita a padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, nella lunga intervista pubblicata poco prima del nostro incontro. Ma il desiderio di approfondire è forte e a volte è utile continuare a porre domande:

-Perché “misericordiando”? La gente non lo capisce molto bene ma piace tanto.

E lui:

-Il gerundio latino “miserando” è intraducibile sia in italiano che in spagnolo. Mi è venuto in mente di tradurlo con un altro gerundio che non esiste: misericordiando

-Una bella trovata. O meglio, un bel neologismo “papale-papale”. Anche perché in spagnolo, e anche in italiano, “miserando” suona più a misero che a misericordioso, il che non solo non c’entra niente ma sono addirittura termini opposti.

-Può darsi…

-C’è da dire che tu sempre hai avuto a che fare con la misericordia.

E lui con grande umiltà mi ha risposto allo stesso modo di come ha fatto davanti ai Cardinali:

-Sono un peccatore sul quale il Signore ha posato il suo sguardo

-“Miserando atque eligendo”, quando sei stato scelto Cardinale mi avevi spiegato questo tuo motto con parole simili: scelto per misericordia…

-Proprio così. Lo credo e lo vivo.

Torno a parlare dei miei articoli e gli cito un brano del suo discorso del 17 aprile: “Lasciamoci avvolgere dalla misericordia di Dio; confidiamo nella sua pazienza che sempre ci da tempo, abbiamo il coraggio di tornare nella sua casa, di dimorare nelle ferite del suo amore, lasciandoci amare da Lui, di incontrare la sua misericordia nei sacramenti. Sentiremo la sua tenerezza, tanto bella, sentiremo il suo abbraccio e saremo anche noi più capaci di misericordia, di pazienza, di perdono, di amore”.

Rimaniamo in silenzio. Lo guardo serio e, come se stessi parlando di un argomento delicato e complesso, gli chiedo:

– Quanto tempo credi che passerà prima che mettano “misericordiando” nelle parole crociate? T’immagini? Quattordici orizzontale, neologismo papale, quindici lettere…

Si mette a ridere. Ridiamo insieme.

Traduzione dallo spagnolo di Mariana Gabriela Janún

Tags:
misericordiapapa francesco
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