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Papa Francesco ai vescovi americani: dovete odorare di Vangelo

© NELSON ALMEIDA / AFP
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L’evangelizzazione richiede “molta pazienza” e il rifiuto del clericalismo

Con un messaggio registrato da papa Francesco ha avuto inizio l'incontro-pellegrinaggio continentale “Nostra Signora di Guadalupe, Stella della Nuova Evangelizzazione nel Continente Americano”, che si conclude il 19 novembre nella basilica di Guadalupe, a Città del Messico.

Contro l'impazienza della zizzania

Nel suo messaggio, papa Francesco è tornato a insistere sulla necessità di uscire dalla propria comunità e di avere il coraggio di arrivare alle periferie esistenziali che hanno bisogno di sentire la vicinanza di Dio: “Egli non abbandona nessuno e mostra sempre la sua tenerezza e la sua misericordia inesauribili, quindi questo è ciò che bisogna portare a tutti”.

Il pontefice ha segnalato che l'Assemblea Generale dell'Episcopato Latinoamericano, celebrata ad Aparecida (Brasile) sei anni fa, ha posto la Chiesa latinoamericana in stato permanente di missione, ma ha aggiunto che questo vuol dire di più di semplici atti missionari, “nel contesto più ampio di una missionarietà generalizzata: tutta l'attività abituale delle chiese particolari abbia un carattere missionario, e questo nella certezza che la riuscita missionaria più che un'attività tra le altre è paradigma, ovvero è il paradigma di tutta l'azione pastorale”.

“Per la Chiesa è fondamentale non chiudersi, non sentirsi già soddisfatta e sicura di ciò che ha raggiunto”, ha segnalato il papa nel suo messaggio video. “Se accade questo, la Chiesa si ammala, si ammala di abbondanza immaginaria”. Il compito evangelizzatore, ha aggiunto, presuppone molta pazienza, cura del raccolto e il fatto di non perdere la pace a causa della zizzania.

Odorare di Vangelo

“Un secondo punto”, ha detto il papa ai partecipanti al pellegrinaggio-incontro, è che “l'obiettivo di ogni attività pastorale è sempre orientato dall'impulso missionario di arrivare a tutti, senza escludere nessuno e tenendo ben conto delle circostanze in cui si trova ciascuno. Bisogna arrivare a tutti e condividere la gioia di aver incontrato Cristo. Non si tratta di andare come chi impone un nuovo dovere, come chi si ferma al rimprovero o alla lamentela di fronte a ciò che si ritiene imperfetto o insufficiente”.

“Il compito evangelizzatore presuppone molta pazienza… e sa anche presentare il messaggio cristiano in modo sereno e graduale, con odore di Vangelo come faceva il Signore. Sa privilegiare in primo luogo ciò che è più essenziale e necessario, ovvero la bellezza dell'amore di Dio che ci parla in Cristo morto e risorto”.

Rivolgendosi ai vescovi, che sono coloro che dirigono la pastorale, il vescovo di Roma ha affermato con incisività che “l'atteggiamento del vero pastore non è quello del principe o del mero funzionario attento principalmente all'aspetto disciplinare, alla regola, ai meccanismi organizzativi”, perché deve invece favorire e raggiungere “l'incontro con Gesù Cristo e l'incontro con i fratelli. Il popolo di Dio che gli viene affidato ha bisogno che il vescovo vegli su di lui avendo cura soprattutto di ciò che lo mantiene unito e promuove la speranza nei cuori”.

In questo senso, papa Francesco ha chiesto che il vescovo “sappia discernere, senza metterlo a tacere, il soffio dello Spirito Santo che viene dove vuole, per il bene della Chiesa e la sua missione nel mondo”.

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