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Papa Francesco ai vescovi americani: dovete odorare di Vangelo

Papa Francesco ai vescovi americani: dovete odorare di Vangelo

© NELSON ALMEIDA / AFP

Aleteia Team - pubblicato il 19/11/13

L'evangelizzazione richiede “molta pazienza” e il rifiuto del clericalismo

Con un messaggio registrato da papa Francesco ha avuto inizio l'incontro-pellegrinaggio continentale “Nostra Signora di Guadalupe, Stella della Nuova Evangelizzazione nel Continente Americano”, che si conclude il 19 novembre nella basilica di Guadalupe, a Città del Messico.

Contro l'impazienza della zizzania

Nel suo messaggio, papa Francesco è tornato a insistere sulla necessità di uscire dalla propria comunità e di avere il coraggio di arrivare alle periferie esistenziali che hanno bisogno di sentire la vicinanza di Dio: “Egli non abbandona nessuno e mostra sempre la sua tenerezza e la sua misericordia inesauribili, quindi questo è ciò che bisogna portare a tutti”.

Il pontefice ha segnalato che l'Assemblea Generale dell'Episcopato Latinoamericano, celebrata ad Aparecida (Brasile) sei anni fa, ha posto la Chiesa latinoamericana in stato permanente di missione, ma ha aggiunto che questo vuol dire di più di semplici atti missionari, “nel contesto più ampio di una missionarietà generalizzata: tutta l'attività abituale delle chiese particolari abbia un carattere missionario, e questo nella certezza che la riuscita missionaria più che un'attività tra le altre è paradigma, ovvero è il paradigma di tutta l'azione pastorale”.

“Per la Chiesa è fondamentale non chiudersi, non sentirsi già soddisfatta e sicura di ciò che ha raggiunto”, ha segnalato il papa nel suo messaggio video. “Se accade questo, la Chiesa si ammala, si ammala di abbondanza immaginaria”. Il compito evangelizzatore, ha aggiunto, presuppone molta pazienza, cura del raccolto e il fatto di non perdere la pace a causa della zizzania.

Odorare di Vangelo

“Un secondo punto”, ha detto il papa ai partecipanti al pellegrinaggio-incontro, è che “l'obiettivo di ogni attività pastorale è sempre orientato dall'impulso missionario di arrivare a tutti, senza escludere nessuno e tenendo ben conto delle circostanze in cui si trova ciascuno. Bisogna arrivare a tutti e condividere la gioia di aver incontrato Cristo. Non si tratta di andare come chi impone un nuovo dovere, come chi si ferma al rimprovero o alla lamentela di fronte a ciò che si ritiene imperfetto o insufficiente”.

“Il compito evangelizzatore presuppone molta pazienza… e sa anche presentare il messaggio cristiano in modo sereno e graduale, con odore di Vangelo come faceva il Signore. Sa privilegiare in primo luogo ciò che è più essenziale e necessario, ovvero la bellezza dell'amore di Dio che ci parla in Cristo morto e risorto”.

Rivolgendosi ai vescovi, che sono coloro che dirigono la pastorale, il vescovo di Roma ha affermato con incisività che “l'atteggiamento del vero pastore non è quello del principe o del mero funzionario attento principalmente all'aspetto disciplinare, alla regola, ai meccanismi organizzativi”, perché deve invece favorire e raggiungere “l'incontro con Gesù Cristo e l'incontro con i fratelli. Il popolo di Dio che gli viene affidato ha bisogno che il vescovo vegli su di lui avendo cura soprattutto di ciò che lo mantiene unito e promuove la speranza nei cuori”.

In questo senso, papa Francesco ha chiesto che il vescovo “sappia discernere, senza metterlo a tacere, il soffio dello Spirito Santo che viene dove vuole, per il bene della Chiesa e la sua missione nel mondo”.

Il clericalismo danneggia

Il papa ha poi invitato i sacerdoti a non cadere nella tentazione del clericalismo “che fa tanto danno alla Chiesa in America Latina”, perché “è un ostacolo allo sviluppo della maturità e della responsabilità cristiana di buona parte del laicato”.

“Il clericalismo implica un atteggiamento autoreferenziale, un atteggiamento di gruppo che indebolisce la proiezione verso l'incontro del Signore che ci rende discepoli e verso l'incontro con gli uomini che attendono l'annuncio”.

Nella parte centrale del suo messaggio, ha ricordato ai vescovi e sacerdoti riuniti nel Santuario di Guadalupe che “la cultura di oggi esige una formazione seria, ben organizzata”: “mi chiedo se abbiamo l'autocritica sufficiente per valutare i risultati di seminari molto piccoli che mancano del personale formativo necessario”.

Ha quindi esortato i religiosi e le religiose ad andare avanti “in questa fedeltà creativa al carisma ricevuto per servire la Chiesa”, motivando tutti i partecipanti a condividere il tesoro della fede ricevuto nel Battesimo, che non è per uso personale ma va trasmesso. “Se fate questo, non vi meravigliate che in pieno inverno fioriscano rose di Castiglia [rose sbocciate fuori stagione sul luogo in cui era apparsa la Madonna, ndt.], perché sapete che Gesù e noi abbiamo la stessa Madre”.

Ha quindi concluso osservando che tutti devono ricordare che chi ha ricevuto il Battesimo è diventato discepolo del Signore. “Ma ogni discepolo è allo stesso tempo missionario. Vi prego, come padre e come fratello in Gesù Cristo, di farvi carico della fede che avete ricevuto nel Battesimo, e come hanno fatto la madre e la nonna di Timoteo trasmettete la fede ai vostri figli e nipoti, e non solo a loro. Questo tesoro della fede non è per uso personale. È per donarlo, per trasmetterlo, e così crescerà”.

Omaggio alla “Morenita del Tepeyac”

Papa Francesco ha quindi reso omaggio alla Madonna di Guadalupe inviandole una rosa d'oro. “Piuttosto un ramo, con un fiore principale e due boccioli”, ha detto il dottor Guzmán Carriquiry, segretario della Pontificia Commissione per l'America Latina, riferendosi al dono con cui il Santo Padre ha voluto rendersi presente al pellegrinaggio-incontro nella Basilica della “Morenita del Tepeyac” [il Tepeyac è il monte su cui la Madonna è apparsa nel 1531 all'indio Juan Diego, e la Vergine è chiamata Morenita perché aveva i tratti somatici delle indigene, ndt.]. “Con questo gesto, il papa vuole dimostrare la sua devozione a Nostra Signora”.

Guzmán Carriquiry ha commentato il vivo desiderio che aveva il papa di partecipare a questo incontro, ma non è stato possibile assistervi. In seguito, nella conferenza stampa per presentare l'evento continentale, ha affermato che ha portato il dono per Nostra Signora di Guadalupe il cardinale Marc Ouellet, delegato papale al pellegrinaggio.

Il porporato ha consegnato la rosa al cardinale Norberto Rivera, che ha sua volta l'ha deposta ai piedi della Patrona dell'America. L'incontro “Nostra Signora di Guadalupe, Stella della Nuova Evangelizzazione nel Continente Americano” è stato convocato dalla Pontificia Commissione per l'America Latina, dalla Basilica di Guadalupe, dai Cavalieri di Colombo e dall'Istituto Superiore di Studi Guadalupani.

Con informazioni di El Observador

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