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Ocse: Italia fuori dalla recessione nel 2014, ma crescita “fiacca”

@DR
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A penalizzare il nostro Paese è l’eccessiva pressione fiscale al centro dei dibattiti sulla Legge di stabilità

Tasse, tasse, tasse. La Banca Mondiale punta i riflettori sulla pressione fiscale in Italia, che risulta essere la più onerosa d'Europa. A certificarlo è il rapporto Paying Taxes 2014 Sui 189 Paesi messi in classifica dal rapporto, l'Italia occupa il 138esimo posto, compiendo uno scivolone di 7 posizioni rispetto al 131esimo del 2012. Un fisco così stressante piega le imprese, motore dello sviluppo e della crescita, e stronca le famiglie che si ritrovano con meno soldi da poter investire e spendere nei consumi. La ripresa, pertanto, appare tutt'altro che vicina. L'ottimismo dell'Ocse (crescita del Pil del 0,6% nel 2014 e dell'1,4% nel 2015 grazie ad un aumento delle esportazioni) non allevia i timori degli italiani.

Ma proprio nell'Economic outlook dell'Ocse si legge che, sebbene l'Italia stia uscendo dalla recessione registrando una crescita nel 2014 e nel 2015, «la fiacchezza dell’economia resterà grande». Per combattere questa «fiacchezza» la ricetta è semplice: prendere la mannaia e tagliare la pressione fiscale.

«L’eccessivo carico fiscale è una della ragioni principali per cui la produzione industriale italiana negli ultimi dieci anni è cresciuta di meno tra i 34 paesi dell’Ocse. Il tasso di disoccupazione è tornato ai livelli elevati degli anni Settanta, ed in Europa così come nel resto della comunità internazionale si diffondono le preoccupazioni sull’impossibile sostenibilità del nostro sistema fiscale. L’elemento che rende il peso delle tasse sul lavoro è l’elevato numero di contributi previdenziali che servono per finanziare il nostro sistema pensionistico» (Wall Street Journal, 18 novembre).

Ma oggi c'è la reale volontà di programmare un serio e incisivo abbassamento della pressione fiscale? L'orizzonte della Legge di stabilità non è tranquillizzante. L'Europa l'ha bocciata e pendono su di essa 3mila emendamenti presentati da maggioranza e opposizione. Si rischia di approvarla con tempi biblici e sopratutto senza alcuna garanzia d'intervento concreto sulle tasse.

«Il dibattito sulla Legge di stabilità ha preso una brutta piega: la lettura delle cronache sui giornali, e ancora di più quella dei resoconti sommari parlamentari, danno l'impressione che in Senato sia in atto una vera propria "fiera delle tasse" con scambi tra favori e penalizzazioni fiscali (per tasse si intendono anche imposte, accise, canoni e quant'altro). Tanto più che nessuno pare temere l'esercizio provvisorio, che potrebbe anzi essere il pretesto per prorogare equilibri fragili e ostacoli. Lo spettacolo è davvero brutto: con e-mail riprodotte sui giornali, legioni di lobbysti che bivaccano nei dintorni di Palazzo Madama, proposte monetarie che paiono circolare nei corridoi del potere, altri burocrati che sarebbero pure loro coinvolti nella "fiera". Lo spettacolo è desolante. Incoraggia l'antipolitica, i movimenti e i partiti antisistema, deprime le persone oneste e, sopratutto, spinge le fasce migliori dei giovani, in termini di professionalità ed entusiasmo, a cercare la strada per l'estero» (IlSussidiario.net, 18 novembre).

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