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Pensare a Wojtyła per comprendere Bergoglio

© GIANCARLO GIULIANI/CPP
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Tra gli ultimi tre pontefici c’è una “continuità creativa”

Per questo è così importante essere attenti ai nuovi linguaggi giovanili?

E non solo a questi, ma anche ai segni e ai simboli della nuova cultura, all'uso delle nuove tecnologie di comunicazione e interazione sociale e ai nuovi standard di condotta e identitari. Chi non compie lo sforzo di comprendere il cambiamento di epoca è condannato a ripetere formule del passato che al giorno d'oggi risultano poco intelligibili e che interpellano a livello esistenziale.

Bisogna tornare a leggere Wojtyła in modo più speculativo per apprezzare la continuità e anche la novità di Benedetto XVI e di Francesco?

Chi ritiene che la continuità sia ripetere staticamente una formula non capisce la dinamica della fede, che è la dinamica di un Dio incarnato che continua ad essere presente nella storia. La logica dell'Incarnazione è la logica della nuova evangelizzazione e quella che permette un'ermeneutica della continuità dei concili e dei pontefici.

Cosa dire a chi si sente “sconcertato” davanti a Francesco?

Credo che possa trovare una pista illuminante pensando a Wojtyła. Sì, bisogna pensare a Wojtyła per comprendere Bergoglio. E dico lo stesso di Ratzinger. Ma “pensare” significa andare fino in fondo e non restare in superficie. “Pensare” significa innanzitutto mobilitare la ragione attraverso un affetto rinnovato per la verità e per il bene. “Pensare” in questo contesto significa anche comprendere con la ragione che un Amore ci sostiene e ci precede al momento di regalarci un dono tanto immeritato come quello della straordinaria persona di papa Francesco.

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