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Pensare a Wojtyła per comprendere Bergoglio

© GIANCARLO GIULIANI/CPP
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Tra gli ultimi tre pontefici c’è una “continuità creativa”

Questa è la scommessa e la proposta di Aparecida, le comunità di discepolato missionario?

Un paragrafo che ricordo subito a questo riguardo è quello che dice più o meno che la fede ci libera dall'isolamento dell'io perché ci porta alla comunione. Ciò significa che una dimensione costitutiva dell'avvenimento cristiano è l'appartenenza a una comunità concreta nella quale possiamo vivere un'esperienza permanente di discepolato e di comunione con i successori degli apostoli e con il papa. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco sono eminenti esponenti di questo modo incarnazionista di comprendere l'essere e il fare della Chiesa.

Tornando a Karol Wojtyła: qual è l'eredità intellettuale che ci lascia? Wojtyła era un conservatore e Francesco è un liberale?

Le categorie conservatore-liberale, destra-sinistra, non riescono a cogliere il profilo dei papi. Ricordo quando alcuni analisti francesi e nordamericani, prima della pubblicazione della “Centesimus annus”, accusavano Giovanni Paolo II di essere “socialdemocratico”, di non comprendere la democrazia liberale e l'economia di mercato.

Allo stesso modo, oggi esistono persone e gruppi che ritengono Bergoglio un conservatore di fondo per la sua opposizione all'aborto e alla vita omosessuale attiva. Non è poi mancato l'antico neoliberale devoto di Wojtyła che leggendo l'enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate” segnala con grande pregiudizio che questo documento è una ricaduta a sinistra. A mio avviso, la vera eredità di Karol Wojtyła-Giovanni Paolo II trascende di molto il rigido schema delle categorie nate nella modernità illuminista. Questa eredità è di ordine principalmente cristiano e possiede importanti proiezioni culturali. Si può riassumere in un concetto elementare: la nuova evangelizzazione.

Come risuona oggi la nuova evangelizzazione negli ambienti “supertecnificati”?

Non voglio assumere un tono pio, ma segnalare che i tre pontefici sanno molto bene che il Vangelo annuncia la verità su Dio e sull'uomo rivelata in Cristo. Il Vangelo non è oggetto di alcuna rivendicazione. L'aspetto nuovo della “nuova evangelizzazione” consiste nell'introdurre una sensibilità rinnovata al cambiamento di epoca, ovvero alla crisi del paradigma moderno-illuminato e alle ricerche (postmoderne) per uscirne. Usando il linguaggio di Wojtyła: è la “controversia sull'umano” che si riformula in forme un po' inedite all'inizio del XXI secolo.

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