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Pensare a Wojtyła per comprendere Bergoglio

© GIANCARLO GIULIANI/CPP
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Tra gli ultimi tre pontefici c’è una “continuità creativa”

La stampa, soprattutto tra i vaticanisti, ha speculato molto sulla discontinuità e perfino sulla divergenza tra il pensiero e le posizioni conservatrici o liberali di Giovanni Paolo II e papa Francesco. Per questo, Aleteia ha voluto intervistare il filosofo messicano Rodrigo Guerra López, uno dei maggiori esperti del pensiero di Karol Wojtyła.

Di recente lei ha impartito le “Karol Wojtyła Memorial Lectures” all'Università Cattolica di Lublino, dove Giovanni Paolo II ha insegnato per vari decenni. Qual è il senso di queste “conferenze”? Qual è in fondo l'attualità di Karol Wojtyła come pensatore?

Molto gentilmente, padre Alfred Wierzbicki, direttore dell'Istituto Giovanni Paolo II dell'Università Cattolica di Lublino e uno dei più importanti filosofi della Polonia, mi ha esteso l'invito per offrire una serie di lezioni sul metodo filosofico di Karol Wojtyła.

Credo che proprio questo tema ci aiuti a valorizzare l'attualità del pensiero di Karol Wojtyła-Giovanni Paolo II. Il metodo che il beato Giovanni Paolo II ha elaborato lentamente nel corso degli anni, soprattutto attraverso le sue opere filosofiche, è un invito a far uso della ragione per esplorare l'esperienza fino al suo fondo più radicale e definitivo. È andare dal fenomeno alla base.

In questo modo, Wojtyła non crea un sistema compiuto di pensiero, ma apre un cammino educativo per imparare a pensare, per interrogare la realtà e ottenere risposte fondamentali sull'uomo e sul mondo. Stando così le cose, quando si familiarizza con il metodo fenomenologico di Wojtyła si evita una mera ripetizione meccanica di certe verità e si entra in un itinerario senza fine di ricerca appassionata della verità.

Ripetere verità senza comprendere da dove derivino implica qualche pericolo al momento di interpretare adeguatamente Giovanni Paolo II?

Sì. Sono convinto del fatto che in alcuni ambienti esista un'interpretazione ideologica della filosofia di Karol Wojtyła e poi del magistero di Giovanni Paolo II. È necessario usare sempre la ragione per assentire. L'atto di fede è un consenso razionale di fronte a un dono che mi viene offerto e che mi trascende. Quando l'essere umano si basa su una verità minimizzando l'uso della sua ragione, quando ripete solo in modo formale, perde una grande ricchezza di contenuti e a volte non riesce a condividere con i suoi simili che hanno bisogno di comprendere le ragioni che difendono l'affermazione di una determinata verità. Nel campo della morale cristiana, ad esempio, questo è fondamentale.

Quali sono i rischi che vede in questo?

I rischi di un'assimilazione parziale e perfino tendenziosa sono visibili in alcune controversie che si stanno suscitando in vari settori conservatori che non riescono a comprendere le parole e i gesti di papa Francesco e li contrappongono ai suoi immediati predecessori. Anche se è certo che Wojtyła, Ratzinger e Bergoglio sono persone diverse, è anche certo che Francesco non rappresenta in alcun modo una rottura, ma al contrario una continuità molto creativa e messa in pratica dell'insegnamento di Wojtyła e dello stesso Ratzinger.

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